:: CITTÀ E QUARTIERE ::
Da Anco Marzio ad oggi: 2.500 anni di Marconi narrati da Andrea Di Mario

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Alessandro Casadei

13-12-2008

La sala è stracolma di gente. Non solo di Marconi. Dopo una breve presentazione del presidente del XV Municipio, Gianni Paris, parla l'autore. Di sé stesso. Di come sia nato proprio nella via dove ha sede la Biblioteca, via Cardano. Di aver lasciato Marconi quindici anni fa. Ma di come il suo amore per questo quartiere non solo sia profondamente radicato, ma sia stato tale da "costringerlo" a scrivere questo libro. Che è un viaggio (così lo chiama) attraverso i secoli, 2.500 anni. Dalla Roma antica ai nostri giorni. Il "viaggio" termina nel 1965 (ma accenna anche al "futuro"), quando si ritiene conclusa l'urbanizzazione del Quartiere Marconi.
Un viaggio estremamente suggestivo. Attraverso le mappe, dagli antichi catasti alla cartografia moderna, la storia del "Piano di Pietra Papa" alle propaggini della collina gianicolense. Il libro, con le immagini e con le parole, descrive come era il nostro quartiere nell'antica Roma (si risale al VII secolo, si parla di Anco Marzio il quarto Re). Come il protagonista assoluto fosse stato il Tevere. Immaginate la lunga fila di barconi e chiatte che da Ostia ai piedi dell'Aventino, il Porto di Ripa Grande, trasportavano il sale, uno dei beni più preziosi dell'antichità, e le altre derrate (grano, olio, vino) all'Emporium, ovvero al magazzino merci di Roma. Immaginate le sponde tiberine del piano di Pietra Papa con banchine, attracchi, infrastrutture portuali, alloggi, taverne. E i marinai che in attesa dello scarico delle merci trascorrevano il loro tempo, non solo libero, in questa zona che sarebbe stato il nostro futuro quartiere Marconi.
Mi sono soffermato su questa parte del libro perché ho vissuto quel passato come se fosse presente. Perché poi il Medioevo è stata una parentesi, durata quasi 1.500 anni, dove quel passato a poco a poco è scomparso, sommerso dalla decadenza di Roma, nel silenzio della campagna romana.
Ma anche questo periodo è accuratamente documentato. Anzi ci fa scoprire, ci rivela il nome, per ora misterioso. "Prata Papi" ovvero "prati dei Papa". Siamo nel X secolo. I Papa, possessori di tali prati ormai spopolati e sgombri di costruzioni, sarebbero (lasciamo l'incertezza alla nebbia dei tempi) una nobile famiglia di Trastevere imparentata con i Papareschi, casata molto potente nel medioevo, nota per aver dato i natali a papa Innocenzo II. Al quale si deve l'edificazione, nelle forme attuali, della basilica di S. Maria in Trastevere.
Ma ecco, finalmente, uno squarcio di luce.
"Prata Papi". "Preta Papa". "Petra Papa". "Pietra Papa". Questo il percorso e la trasformazione, nei secoli, di un nome che conosciamo bene. Insieme ad un altro, Papareschi. Tutti e due vivono nel nostro presente. Nelle nostre vie. Via Prati dei Papa. Via, vicolo e lungotevere Pietra Papa. Via e lungotevere dei Papareschi.
Si giunge all'inizio dell'ottocento, dove i terreni del piano di Pietra Papa erano interamente occupati da vigneti. E compaiono le proprietà. E i primi edifici. Poi si giunge alla metà dell'ottocento e inizia l'era che porterà a quello che sarà il quartiere Marconi. Per primo lo sviluppo industriale. La costruzione della ferrovia, il "ponte di ferro", la nascita della zona industriale con i piani Regolatori del 1909 e del 1931 (i Molini Biondi, la Mira Lanza, il Consorzio Agrario, la raffineria Purfina che è, forse, l'ultimo atto di questa espansione e, dall'altra parte del Tevere, il Porto Fluviale, i Gazometri).
Poi l'espansione intensiva. Dal dopo guerra al 1965. Nasce il Quartiere Marconi. In maniera disordinata. Un quartiere con la più grande densità abitativa di Roma. Un quartiere dormitorio. Con problemi, drammatici, di traffico e di qualità dell'aria (che tuttora rimangono).
Ma ora questo nostro quartiere si sta trasformando (anzi si è già trasformato). Sta diventando un polo culturale fondamentale per Roma. La Biblioteca. Il Teatro India. La Città del Gusto. Le multisale cinematografiche. La libreria Feltrinelli. La nuova sede dell'Accademia d'Arte Drammatica. Il ponte ciclopedonale che ci collegherà ad Ostiense. Questo il presente ed il futuro di Marconi.
Questo ci viene descritto dal libro di Andrea Di Mario. Un "appassionato di urbanistica" (come ama definirsi). Ma non solo. Un uomo che ama la sua città. Che ama il "suo" quartiere.
Che è stato apprezzato profondamente dai suoi concittadini di Marconi che hanno seguito con attenzione, con partecipazione, la lunga galoppata attraverso i secoli verso la nascita del loro quartiere.
Un libro documentato. Da leggere. Da vedere. Da divulgare.


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