











23-01-2010

Nelson Mandela (ma il nome vero è Rolihlahla Dalibhunga), classe 1918, nero della colonia britannica del Sud Africa, carcerato per 27 anni, premio Lenin e premio Nobel, primo presidente di colore dal 1994 al 1999 nella conquistata democrazia del suo Paese, simbolo mondiale di indomita dedizione alla libertà e all'eguaglianza razziale, ispiratore del Movimento dei Paesi non allineati. Mai figura di politico fu unanimemente onorata nel mondo nel XX secolo come lui.
Ecco le tappe della sua vita. La sua biografia civile inizia all'età di 21 anni quando rifiuta l'ordine tribale di sposare una ragazza non amata e fugge verso la capitale per sottrarsi alla vendetta del capo. Si laurea in legge e aderisce all'African National Congress, il movimento autoctono avverso al regime di segregazione razziale, e si getta nella resistenza contro il Partito Nazionale. Il suo ufficio di avvocato è dedito alla difesa gratuita dei neri incriminati. E' del dicembre 1956 il primo arresto con l'accusa di "tradimento" e il processo durerà cinque anni. Assolto, riprende l'attività legale finché nel 1960 si verifica una strage di manifestanti per l'eguaglianza razziale e lui decide che l'unica strada di libertà percorribile è quella della lotta armata e tutta la sua attività è volta alla organizzazione e preparazione tecnica della resistenza. Grazie all'aiuto della CIA il governo scopre il suo rifugio e lo imprigiona per cinque anni. Durante la sua prigionia si sviluppano vari movimenti di rivolta di cui lui viene considerato ispiratore e responsabile assieme al nucleo dirigente dell'ANC e per questo condannato all'ergastolo nel 1964. Da quel momento il grido "Nelson libero" domina tutte campagne anti-apartheid del mondo. Ventuno anni dopo rifiuta lo scambio tra la sua libertà condizionata e la rinuncia alla lotta armata e in carcere rimane fino al 1990, liberato per le crescenti e ormai unanimi proteste dell'opinione pubblica interna e internazionale. Lo decide il presidente segregazionista De Klerk nella speranza di frenare ed assorbire il movimento.
E' il 1994 l'anno della svolta personale e nazionale. Dopo aver riorganizzato, aggiornato nel programma e nella tattica il suo partito nella prospettiva di una possibile soluzione pacifica della lunga lotta, circondato dalla solidarietà di buona parte dei democratici dell'Occidente e dall'evidente ripensamento di una parte degli stessi cittadini bianchi, egli decide di sfidare De Klerk nelle elezioni presidenziali. E vince. Guida la difficile transizione dal regime di apartheid alla democrazia tentando di associare il trapasso rivoluzionario con l'affermazione di una etica civica convincente anche la parte avversa. Opera sommamente difficile per l'affrontamento sia di gravi questioni di diseguaglianza sociale che di nuovi traumi emergenti (anzitutto il dilagare dell'HIV-AIDS). Alcune sue decisioni ed affermazioni gli creano difficoltà, come – ad esempio – di inviare truppe nel vicino Lesotho per fermare un colpo di Stato. E tuttavia, terminato il mandato nel 1999, la sua autorevolezza si esprime nel costante appoggio a tutte le cause e movimenti locali e mondiali per i diritti civili, sociali ed umani meritandosi perfino alte onoreficenze dalla stessa Inghilterra e dagli Stati Uniti oltre che da vari altri Stati anche memori dei suoi viaggi all'estero, dov'è sempre accolto da folle entusiaste. Nel 2004 egli formalizza, ad 85 anni di età, il suo ritiro dalla vita politica attiva, il che non gli impedisce di andare ad aprire la conferenza mondiale sull'AIDS a Bangkok e di recarsi a Londra del 2008 per assistere ad un concerto per i suoi 90 anni, accolto da mezzo milione di giovani. Né viene dimenticato dal cinema impegnato così che negli ultimi anni due film parlano di lui: "Il colore della libertà" di Bille August e "Invictus" di Clint Eastwood.