:: SOCIETÀ ::
Anziani in una società che li rifiuta. Meglio le donne dei maschi nell'impatto con fisiologia, socialità, longevità

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Rosanna Pilolli

30-01-2010

L'anziano, anzi più crudamente il vecchio. E se proprio si vuole entrare in sintonia con il linguaggio dei tempi, il neologismo triviale di "diversamente giovane".
Tutti gli uomini invecchiano. Ciò nonostante, il termine continua a moltiplicare, nell'uso comune, il suo significato negativo di perdita, di decadimento sottolineando la realtà in modo inesorabile.
Il tema complesso della vita degli anziani, i cui aspetti principali sono emersi nel corso da alcune "interviste di strada" sorte spontaneamente da conversazioni con i nostri redattori, ha fornito l'argomento per il convegno-dibattito che si terrà a metà febbraio, organizzato dall'Associazione culturale "Amici di Ponte di Ferro" che da qualche anno opera nel quartiere Marconi dando vita ad interessanti incontri su temi "socialmente e politicamente sensibili".
Un programma dettagliato, ambizioso, in un convegno "sui generis", durante il quale gli intervenuti, non soltanto anziani, certamente, saranno protagonisti in forma retroflessa, ossia prendendo per primi la parola con domande e richieste ai politici di tutti i partiti, ai sociologi e psicologi ed ai rappresentanti religiosi invitati, ciascuno dei quali darà risposte secondo la propria conoscenza socio-professionale del problema. Il pubblico quindi potrà raccontarsi in libertà, chiedere ragione, soprattutto ai politici presenti, di quanto è stato fatto e di quanto soprattutto manca e si dovrà ancora fare in favore di chi non è più giovane ed è comunemente considerato un "esule dell'esistenza".
Il mobilio invecchia nobilmente e positivamente e diventa storia. Allo stesso modo i monumenti e le costruzioni. Le automobili si fanno "testimonial" di un'epoca. I vini e i formaggi acquistano valore e profumo con il tempo. L'essere umano no. Si ha l'impressione, ad un primo sguardo superficiale, che degli anziani se ne occupino moltissimo i media, il commercio e soprattutto i politici. Ma non è così. Manca una politica per la casa a misura di anziano che spesso ha perduto la moglie, il marito o il proprio compagno di vita. Manca una concreta dinamica delle pensioni di vecchiaia, spesso insufficienti a garantire una vita decorosa e tranquilla. Le proposte commerciali rivolte alla categoria, nella loro finta disinvoltura (epico l'anziano gagliardo in dentiera che morde la mela), lasciano dietro di sé una scia di tristezza se paragonate alla realtà profonda dell'anziano. E poi le raccomandazioni utili ma deprimenti nello stesso tempo, di "attenti alle truffe", "non aprite a nessuno" come ci si rivolgesse a persone con ridotta capacità critica a causa degli anni. Il tutto alla faccia del programma di "sicurezza" che il governo di centro destra ha cavalcato furiosamente durante l'ultima campagna elettorale. In sostanza l'anziano si trova a "fluttuare" nel panorama di ombre piatte delle grandi assenze governative.
Certamente non si diventa vecchi allo stesso modo. A parte il fattore genetico che definisce un ritmo rallentato al fenomeno, il fattore educativo-culturale lo influenza in modo significativo. Un buon livello culturale iniziale o ritrovato agisce positivamente sulla senescenza mentre una situazione opposta può determinare un decadimento più rapido. Proprio per la "continuità" culturale degli anziani sono stati realizzati i "Centri sociali per anziani", voluti a Roma dal sindaco Luigi Petroselli, a metà degli anni settanta, ed oggi fiore all'occhiello di quasi tutti quartieri cittadini.
Anche il fattore economico coadiuva un invecchiamento più sereno e meno rapido. Infine essenziale una dimensione specifica della sanità pubblica per la prevenzione e la cura tempestiva di malattie che, se trascurate, accelerano, nell'anziano, una caduta fisica e psicologica maggiormente gravi. Essenziale ad un buon invecchiamento è anche il fattore della personalità. Ormai è chiaro che la senescenza assume caratteristiche diverse negli individui chiusi rispetto a quelli aperti ed impegnati ed attivi, nei fiduciosi e nei pessimisti, nei tenaci e nei labili.
Infine entra in campo anche il fattore di genere. Dalle ricerche condotte in vari paesi è emerso che l'invecchiamento nella donna è maggiormente sereno ed è relativamente meno disturbato dalla interruzione normale o coatta del lavoro esterno. Le donne si "riorganizzano" molto prima usando il maggior tempo a disposizione nelle attività di carattere affettivo e di relazione e prendendosi cura di sé. I corsi di ginnastica, di ballo e i viaggi di gruppo vivono sostanzialmente di una popolazione femminile decisa ad entrare "con le spalle erette" nell'ampio ventre della quinta età (e portandoci di peso i propri compagni).
Difficile, comunque, affermare che accanto agli arretramenti ed alle diminuzioni, l'età avanzata consenta perfezionamenti e progressione della personalità.
I vecchi sono in realtà soli, oggi ancora più di ieri, in una società nella quale la struttura familiare di un tempo, in qualche modo rassicurante, non esiste più. Al suo posto nuclei ristrettissimi di due genitori o di uno solo e un figlio. Di conseguenza non vi è più né posto né ruolo per l'anziano.
Così il vecchio diventa, e si sente, un oggetto pesante e poco tollerato. O nei casi migliori è vissuto dai familiari come "bancomat" se la sua pensione gli consente di dare ancora una collaborazione economica. Ci si è dimenticati con troppa sollecitudine che l'anziano è stato ed è ancora una persona con la sua storia, le sue emozioni e le sue esperienze. Di ciò che è stato, non tutto è andato disperso. Con l'importante racconto di sé stesso. Con il fardello pesante dei nuovi problemi che gli sono piombati addosso: ad esempio il pensionamento spesso coatto, lo sradicamento dalle proprie strutture domiciliari e familiari, l'emarginazione e l'isolamento che precipitano nel disequilibrio situazioni precedentemente normali. Inoltre è completamente assente una adeguata psicologia dell'età senile. Non vogliamo conoscere i vecchi.
Ogni essere umano con il trascorrere del tempo subisce profonde modificazioni di carattere fisico e psicologico. In questa fase della vita avvengono terremoti affettivi; per molti le motivazioni che spingono all'azione si indeboliscono fino a scomparire del tutto. Si resta disperatamente indietro, mentre la società "efficientista" prosegue la sua corsa a gran velocità tagliando fuori chi ha ormai il passo più lento. La maggioranza degli anziani si chiude allora in sé stessa, si sente a ragione emarginata dal contesto sociale. E' testimone sgradevole, per il mondo dell'eterna giovinezza, del tempo che "strappa le rose".

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