










30-01-2010

Già da diverse settimana ammicca da numerosi manifesti sparsi per la città: jeans informale, camicetta bianca e giacca scura, sorriso d'ordinanza e accattivante, Renata Polverini, la candidata del Pdl alla presidenza della Regione Lazio.
Segretario generale dell'Ugl, la Polverini, prima donna a ricoprire tale incarico eletta a soli 42 anni, è stata capace di sdoganare il sindacato di riferimento della destra e portarlo a sedere ai tavoli di contrattazione al fianco delle grandi organizzazioni confederali Cgil, Cisl e Uil. Più per abilità e carisma personale che per reale peso del suo sindacato, sul cui numero degli iscritti reali o presunti sono state fatte molte illazioni. Ma Renata, forte di una buona capacità dialettica e prestanza televisiva, ha saputo accreditarsi come un'interlocutrice credibile e ritagliarsi uno spazio di prim'ordine nel gotha politico italiano. Però a ben guardare si fa fatica a trovare un reale merito della Polverini, una qualche battaglia vinta o conquista per i lavoratori che rappresenta, una presa di posizione forte pro o contro qualcosa. Il suo successo sembra più dovuto ad una certa ambiguità di fondo, dirige un'organizzazione di destra ma si proclama idealmente vicina alla sinistra (famosa la sua auto-definizione «Sono di destra come Cicciolina è vergine»), che le è valsa il risentimento implacabile di una parte degli elettori di destra, molti attestati di stima proprio tra le fila dell'opposizione (Epifani e D'Alema tra gli altri) e una presenza fissa nei salotti televisivi e non.
La sua candidatura voluta fortissimamente da Gianfranco Fini il quale, come si sa, ha imposto nel Lazio una sua fedelissima per bilanciare lo strapotere della Lega che, forte del suo patto d'acciaio con Berlusconi, ha spuntato due candidati presidenti nelle regioni del Nord. Ma proprio l'essere finiana le ha alienato molte simpatie nello stesso schieramento che dovrebbe sostenerla. Il giornale del Presidente del Consiglio proprio tramite il suo direttore ha espresso chiaramente una posizione di non-voto per una candidata considerata non allineata a Berlusconi e quindi non gradita. E basta fare una navigata nei blog della destra per trovare un ampio florilegio delle opinioni che circolano tra quello che dovrebbe essere il suo elettorato di riferimento: «La Polverini farebbe meglio ad andare a chiedere il voto a Rifondazione Comunista e al PD. E' una vergogna che questa scaldapoltrona comunista del sindacato venga a chiedere voti al centrodestra», «Piuttosto che votare per una sindacalista, mi sparo un colpo in testa», «con grande rammarico , per la prima volta non voterò per la coalizione del Cavaliere
la polverini non ce la faccio proprio
!». E forse anche per questo in uno dei primi sondaggi effettuati sulla sfida laziale risulterebbe di 3 punti dietro alla candidata del Pd Emma Bonino (Bonino a 40,5%, Polverini a 37%).
Ma se Forza Italia un po' la snobba, a sostenerla con grande entusiasmo c'è Casini. Tanto che l'impressione è che sia la candidata dell'Udc più che del Pdl; basta vedere il Tgr Lazio, che detto per inciso ha iniziato ormai da settimane la sua campagna elettorale pro Polverini con buona pace dell'imparzialità del servizio pubblico, dove Renata compare negli appuntamenti elettorali sempre al fianco di Pierferdinando, che sorride giulivo e ne elogia le innumerevoli qualità.
Ma non facciamoci ingannare, la candidatura di Renata Polverini non è una candidatura moderata, vista la compagnia di ex-missini e fascisti irriducibili che si porta dietro.
E soprattutto una sua vittoria rischia di consegnare la Regione Lazio nelle mani di un gruppo di potere clientelare, che già abbiamo conosciuto con Storace. A scorrere le liste dei candidati consiglieri regionali, e un domani chissà assessori, che sosterranno la Polverini si trova un lungo elenco di cognomi di "amici e parenti di...", che vantano legami familiari più che curricula politici o esperienze manageriali di qualche tipo. Eccone alcuni: Rampelli, Di Lillo, Sbardella e non ultima Isabella Rauti, signora Alemanno.