:: POLITICA ::
C'è tanto di positivo nel risultato pugliese: un popolo che decide, una politica destinata a rinnovarsi

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Filippo Piccione

30-01-2010

Dopo una lunga fase di turbolenze, caratterizzata da tensioni, scontri ed incomprensioni, lo svolgimento e l'esito delle primarie introducono una nota di chiarezza e di semplificazione nella vita politica in Puglia con qualche ricaduta anche sullo scenario nazionale.
I dati usciti dalle urne non si prestano ad analisi sofisticate. I due candidati del centro sinistra, Nichi Vendola e Francesco Boccia, si sono già misurati cinque anni fa, quando ancora non esisteva né il Pd né Sinistra Ecologia Libertà. Il risultato di allora fu 51 a 49 che poi portò l'attuale governatore a battere Raffaele Fitto da tutti i pronostici indicato come sicuro vincitore. Nel 2005 si recarono ai "gazebo" 79 mila pugliesi, questa volta più di 200 mila con il 73 per cento di votanti che si è pronunciato a favore di Vendola, il quale orgogliosamente e legittimamente ha potuto dichiarare: "E' un giorno importante per la politica perché con il processo democratico delle primarie i partiti sono obbligati a confrontarsi con i pensieri e i sentimenti di una platea molto più vasta di quanto non siano gli apparati".
Uno dei pregi delle primarie sta nel fatto che esse velocizzano i tempi troppo lunghi della politica. In questo caso essi sono apparsi ancora più tortuosi e le decisioni o i tentennamenti che via via maturavano, quando non suscitavano sospetto e insofferenza, risultavano incomprensibili agli occhi dei militanti e degli elettori. Con le primarie in Puglia si è raggiunto un altro duplice obiettivo. In primo luogo perché l'elettorato, sebbene in un primo momento frastornato dal modo con cui si era svolta la lunga vigilia di incontri e trattative (candidare Emiliano sindaco di Bari che voleva, in caso di sconfitta, una legge ad hoc per conservare l'incarico, l'impuntatura su Boccia, quale condizione imposta da Casini per far confluire i suoi voti che però non voleva contaminati da quelli provenienti dall'estrema sinistra e dai no global e così via operando), ne ha compreso interamente l'importanza e in un certo senso ha voluto sottolineare di non essere indifferente alle vicende interne del Pd.
In secondo luogo non solo gli effetti di quell'evento si sono fatti sentire in ambito del Pd e del centro sinistra ma anche Casini ha dovuto in qualche modo prenderne atto, e poche ore dopo, scegliere di candidare alla presidenza della regione la Poli Bortone – appartenente in passato allo schieramento di AN – creando così un "terzo forno".
In Puglia con le primarie si è avuto un salutare rimescolamento delle carte. La partita che sarà giocata da qui a marzo ha rimesso i competitori delle diverse coalizioni ciascuno nella propria postazione, aprendo nuovi spazi di democrazia entro cui il cittadino elettore ha mostrato di sapersi muovere con un orientamento meno ondivago di quanto fossero dotati alcuni politici navigati.
Se i dirigenti del Pd e del centro sinistra sapranno cogliere la portata di quello che è accaduto ed eviteranno una campagna postuma e defatigante di ritorsioni e resa dei conti, il vantaggio non potrà che deporre a loro favore. Si tratta di "un valore aggiunto" cui sarebbe colpevole non annettere il reale significato politico che merita. Esso deriva dai duecentomila e passa pugliesi che si sono recati ai gazebo per indicare il candidato presidente della giunta alle prossime regionali. Ciò di per sé vuol dire alcune cose. L'agenda politica, nei fatti, l'hanno dettata loro; il numero dei consensi raccolti da Vendola non solo rafforza le motivazioni che stavano alla base di tale scelta ma accresce le ragioni di una mobilitazione più ampia ed incisiva per la sua riconferma in vista delle elezioni della prossima primavera; esprime il giudizio positivo sul quinquennio di governo guidato dal governatore uscente.
La principale lezione che si dovrebbe trarre dalla vicenda pugliese è che il ricorso alle primarie e il suo responso sono state provvidenziali. La seconda è di farne un buon uso.
La terza lezione vale per i protagonisti e soprattutto per Massimo D'Alema. Egli ha sbagliato a sottovalutare il popolo pugliese. Quell'elettorato che lo ha portato in trionfo quando il Cavaliere scendendo a sfidarlo nel suo collegio aveva dichiarato di sconfiggerlo definitivamente. Quella volta vinse perché strinse un rapporto stretto e diretto con i cittadini che non gli fecero mancare il loro appoggio. Questa volta ha perduto perché ha sovrapposto l'astratto gioco delle alleanze al reale sentire di una base popolare. Una battaglia dunque che grazie alle primarie – peraltro volute anche dallo stesso ex premier – non ha per ora prodotto danni ulteriori al Pd. I rapporti con i suoi elettori e i suoi militanti non si sono logorati. La direzione del partito prende atto di quanto è accaduto in Puglia e lavorerà per la riconferma di Nichi Ventola. Continuerà però a portare avanti la sua linea politica che, assicurano i maggiori esponenti, non verrà modificata o condizionata da quanto si è verificato in Puglia.

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