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Cina "ape operaia" mondiale, comunismo più capitalismo, sviluppo mai visto e un lato debole: i diritti civili

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Andrea Lijoi

06-02-2010

"La Cina è vicina". Era la Cina di Marco Bellocchio, la cui vicinanza quarantatre anni fa si riferiva più che altro all'influsso che la rivoluzione culturale del Grande Timoniere aveva in occidente con il proliferare di gruppi politici maoisti e che non ha mancato di essere richiamata nelle sceneggiature cinematografiche.
Oggi la distanza della Cina con il resto del mondo è stata annullata dalla globalizzazione economica e anche "sociale-universale", ma la "vicinanza" è data soprattutto dal ruolo che quella realtà assume e avrà sempre più sulla vita e sul futuro degli abitanti del pianeta.
L'economia cinese è la meno toccata dalla crisi recessiva mondiale del 2008 e viaggia ormai, pur in tempi di difficile ripresa economica mondiale, al ritmo di più 10% del PIL rispetto al 2,7% dei paesi più industrializzati.
L'impero celeste anticipa in questi giorni il sorpasso dell'economia giapponese, previsto dagli analisti più in là di qualche anno, e si pone per ora quale seconda economia mondiale dopo gli USA, di cui possiede una quota rilevante del debito in tresury bonds, che nel 2008 ammontava ad oltre 727 miliardi di euro.
La posizione di seconda economia mondiale è provvisoria, secondo gli analisti statunitensi del PWC (Pricewater house Cooper) che ritengono, sulla base degli ultimi calcoli del FMI, che l'economia cinese supererà quella americana nel 2020, cioè nei prossimi dieci anni salvo sorprese, modificando le loro precedenti previsioni che ipotizzavano il sorpasso prima nel 2041 (previsione del 2003) e poi nel 2027 (previsione del Novembre 2009).
Il mercato globale è invaso dall'irrefrenabile ascesa dell'export cinese che alla fine dell'anno scorso è giunto a superare il primato planetario detenuto dalla Germania nell'esportazione e a passare nel giro di un decennio dal 3 al 10% di made in China nei mercati mondiali, con un peso del 20% di penetrazione sul complessivo import degli Stati Uniti.
Con le sue megalopoli in piena crescita (si annotano, per esemplificare, gli 11.223.000 abitanti di Pechino, i 30.979.100 di Chongqing, i 13.271.400 di Shanghai) il gigante dell'Asia, dall'altro lato, rappresenta un mercato immenso e salvifico per le economie instabili del mondo e nel 2009 sono cresciute del 27% le sue importazioni dal resto del pianeta, con un particolare aumento del 13% di importazione del made in USA (compreso un aumento record di vendite di auto GM che ha fatto scrivere al Financial Times: "Se la GM crede in Dio, starà ringraziandolo per avere inventato la Cina").
La repubblica popolare cinese è un immenso cantiere in atto, dove trovano sempre più largo spazio gli investimenti in ricerca e sviluppo accanto ad opere pubbliche gigantesche come il progettato ponte più lungo del mondo tra Hong Kong e Macao (50 Km) che sarà percorribile entro il 2016. L'aumentato benessere spinge i cinesi ad assumere prestiti per comprarsi la casa ed è una corsa che proprio in questi giorni i governanti tendono a frenare per il timore di "bolle" immobiliari speculative che rischiano di compromettere la crescita.
Il vantaggio economico e nello stesso tempo il tallone d'Achille del Dragone rispetto al resto del mondo è rappresentato principalmente dal rapporto di cambio dei "soldi del popolo" RMB (Renminbi) - YUAN con il dollaro USA. Se con il YUAN debole la Cina accumula surplus commerciale, sottraendo domanda al resto dal mondo e compromettendo così la ripresa globale (tesi sostenuta fra gli altri dal Nobel dell'economia Paul Krugman), l'aggancio col dollaro e l'ingente credito cinese verso il Tesoro USA lega strettamente le economie cinese e americana a un destino comune in caso di perdurare della recessione o di bancarotta finale.
Ecco perché l'America insiste a chiedere la rivalutazione della valuta di Pechino ed ecco perché l'euro è penalizzato dal blocco del cambio YUAN-Dollaro, costretto a rivalutarsi in considerazione dei diversi rapporti dell'import-export europeo.
Ma la potenza asiatica mostra di essere sicura di sé nella gestione "centralistica" di una economia che non si può non definire di capitalismo avanzato in un paese comunista, dimostrando come ciò non costituisca un paradosso e anzi rivendicando in un certo senso quelle prerogative "stataliste" di direzione e controllo governativi, la cui sottovalutazione sono state all'origine della crisi finanziaria globale di cui si sta pagando il prezzo (il controllo sociale in Cina è arrivato a far creare al partito le "banche dell'amore" di stato per affrontare il calo dei matrimoni!).
Il ventennale della caduta del muro di Berlino e del comunismo sovietico non hanno sfiorato questo colosso comunista ancora vivo e vegeto, la cui classe dirigente ha saputo "riformare" l'economia e in parte la società del paese pur mantenendo fermo il timone politico e istituzionale sulla rotta intrapresa da Mao Tse-Tung, che non è mai stato sconfessato.
Ma la rivoluzione culturale non è stata quella d'Ottobre e tra misteri e capacità di adattamento del popolo, l'impero celeste ha marciato fino ad oggi sfoderando l'antica saggezza e l'arte dell'ape operaia che coglie l'essenza del fiore per trarne profitto ed estendendo la sua presenza ed influenza oltre che nelle aree occidentali, dove assorbire il know-how, anche in quelle dove investire il vantaggio economico e diffondere il "libretto rosso" come l'Africa, dove sta incentivando l'emigrazione (con 800.000 cinesi già all'opera a gestire imprese, strade, ferrovie, dighe, estrazione di materie prime) e dove è il più grosso proprietario terriero straniero con l'acquisto di 2,1 milioni di ettari in Etiopia, Ghana, Mali, Sudan e Madagascar.
In Italia l'attuale "vicinanza" rispetto a quella di Bellocchio è fatta da radicati insediamenti imprenditoriali, soprattutto nei settori manifatturieri dei tessuti, della pelle e dei mobili (oltre al fiorente commercio all'ingrosso e al dettaglio e a quello del falso made in Italy gestito in collaborazione con le mafie locali, come ben evidenziato da Saviano), che alla fine dell'anno scorso hanno fatto registrare a Rovigo, per esempio, l'incidenza negli stessi settori delle iniziative cinesi verso quelle locali al 46,5%, con un salto notevole rispetto al 2004 in cui l'incidenza era del 19,7%.
Sulla già citata conquista, nel 2020 secondo gli analisti, della leadership mondiale dell'economia da parte del Dragone, pesa in ogni caso la questione sociale irrisolta, in particolare per quanto riguarda i diritti civili e della persona, le minoranze etniche, le condizioni di lavoro e le sacche diffuse di estrema povertà.
La saggezza cinese sembra impotente a risolvere questi problemi, ovvero li ritiene utili allo scopo come per quelli inerenti l'ecosostenibilità, e le ripercussioni si cominciano a vedere nel contrasto che oppone il governo cinese a Google sulla censura nella comunicazione Web, che mostra come il fianco scoperto cinese possa fermare, nella frontiera della conquista del cyber spazio come nello sviluppo sociale più complessivo, la grande avanzata dell'impero celeste.

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