










06-02-2010

Il prossimo 12 marzo la Cgil ha indetto lo sciopero generale per manifestare contro l'immobilismo del governo che non solo è insensibile alle condizioni di milioni di lavoratori, pensionati e disoccupati, ma ha pienamente dimostrato che, quando promette la riduzione delle tasse, subito smentita, appare chiaro riferirsi a chi la crisi non la soffre. E allora la CGIL, con molto coraggio, ha indetto lo sciopero generale chiamando a raccolta tutti i lavoratori. L'obiettivo dichiarato di alleggerire il peso fiscale sulle retribuzioni è frutto di un'elaborazione unitaria con Cisl e Uil che, pur avendo in un primo momento condiviso le preoccupazioni del più grande sindacato italiano, si sono defilate accusando la Cgil di aver indetto uno sciopero politico e per giunta in piena campagna elettorale.
Sono 1.182 gli euro persi dai lavoratori per il mancato recupero del fiscal drag negli ultimi dieci anni, mentre la pressione fiscale generale rilevata nel 2009 è del 43,3% rispetto a quella sul lavoro che ha raggiunto il 44,4%. Alla maggioranza del popolo italiano che lavora, quindi, le tasse sono aumentate. Le mani nelle tasche degli italiani sono state messe eccome, ma per Berlusconi chi protesta per le conseguenze di questa situazione e contesta l'inefficacia del governo, è un anti italiano. Perciò di fronte alla scelta se protestare o rinunciare a far valere gli interessi di famiglie e lavoratori, la Cgil non ha avuto altra scelta.
«È una protesta necessaria, i lavoratori sono strozzati dal fisco. ha dichiarato Epifani È da tempo che chiediamo una riduzione delle imposte sul lavoro dipendente e sui pensionati. Lo scorso anno dicemmo che sarebbe aumentato il prelievo sulle buste paga e tutti i dati l'hanno confermato. Non facendo nulla, come ha scelto il governo, le tasse sul lavoro dipendente e sui pensionati continuano a salire».
Ancora una volta si cerca, nonostante le proteste manifestate da Cisl e Uil sullo stesso argomento, di isolare la Cgil, salvo stracciarsi le vesti quando avvengono episodi come alla Fiat di Termini Imerese dove all'improvviso gli operai sono stati messi in cassa integrazione e centinaia di occupati nell'indotto licenziati. La posizione di Bonanni però non è condivisa da tutta la Cisl e dissensi e malumori si manifestano all'interno di quel sindacato. Una lettera polemica è stata rivolta a Bonanni sui temi fiscali, firmata da ex dirigenti, come Adriano Serafino e Alberto Tridente della Fim/Cisl e molti altri, che spiegano come l'ultimo congresso Cisl aveva sostenuto posizioni diverse da quelle attuali e molto vicine a quelle della Cgil, compresa la richiesta di restituzione del fiscal drag che viene ora contestata a Epifani. Così la Cisl sembra collocarsi molto vicina alle posizioni del governo specialmente quando afferma che "la direzione di marcia del governo è giusta ma deve fare di più". I firmatari, dopo aver chiesto che cosa pensa di fare la Cisl in questo frangente, ricordano che il governo ha abolito la tassa di successione e l'ICI anche per i grandi patrimoni e che sono stati tagliati i trasferimenti di risorse agli Enti Locali. Fanno presente che così la Cisl si allontana dalle richieste impellenti dei lavoratori. Le critiche si fanno ancora più pesanti nel ricordare la vicenda di Antonio Udda, dimessosi per protesta dal potente sindacato dei pensionati Cisl.
Epifani dal canto suo rileva che non si tratta di uno sciopero preventivo, ma di una «decisione strettamente sindacale» e si dice pronto a revocare lo sciopero «se il governo dovesse venire incontro alle richieste della Cgil. Basta con l'attuale sistema, dice Epifani, dove «c'è chi paga sempre per tutti e chi non paga mai» e propone una riduzione fiscale di 500 Euro sulle buste paga per revocare lo sciopero.
I rapporti sindacali sono tesi e manifestano una crisi che in questo momento non giova ai lavoratori, specialmente quando le strutture appaiono sempre più corporative rispetto alla crisi totale del lavoro. La Cgil vuole difendere il lavoro salariato per farne lavoro creativo e, mentre la severità di Tremonti rende tutti incapaci di distinguere qual è la posta in gioco, la Cgil dimostra coraggio anche di fronte al tentativo d'isolamento messo in atto dal governo e dagli altri sindacati.
Ora la Cgil avrà anche avuto sue responsabilità, ma certamente non merita questo trattamento, specialmente di fronte alla continua richiesta di trovare iniziative comuni.
Si dice che lo sciopero è politico? Certamente è politico, lo è qualsiasi rivendicazione che riguarda milioni di lavoratori, pensionati e precari. Si dice che è sbagliato scioperare in campagna elettorale. E quando altrimenti? Di fronte a un governo che, nei periodi di tranquillità relativa, per mesi ha evitato di discutere dei problemi di lavoratori e famiglie e poco ha fatto di fronte alle molte imprese che chiudono, escludendo dalle trattative il più grande sindacato italiano, quando, se non in un momento per lui sfavorevole in cui, preferendo presentarsi mediaticamente credibile, ci deve mettere la faccia per essere costretto dalla pressione sociale a trovare le soluzioni che altrimenti non si affannerebbe a trovare e a cercare il confronto che finora ha sistematicamente eluso? Sciopero politico quindi e in piena campagna elettorale, ma la Cgil è pronta a revocare lo sciopero se il governo apre un tavolo di trattativa fra tutte le parti sociali, e la data del 12 marzo concede il tempo necessario per una riflessione. Dovrebbero rallegrarsi Cisl e Uil se tutti fossero convocati a seguito dell'iniziativa della Cgil. Non si spiegano quindi i rimproveri che sono mossi a questo sindacato e non si può pensare che la Cgil accetti l'alternativa di non fare niente. In attesa di cosa, se non di una trattativa alla luce del sole?
Negli stessi giorni, a Termini Imerese la chiusura della fabbrica ha provocato la messa in cassa integrazione, per due settimane, di 30 mila lavoratori che protestavano e chiedevano garanzie per il futuro del complesso automobilistico che si diceva voler chiudere nel 2012. Ora Marchionne ha affermato che non c'è niente di nuovo nelle scelte della Fiat perché il governo, al quale era stato già presentato il piano dell'azienda, sapeva già tutto. E' proprio questo il punto: il governo e la Fiat sapevano e i lavoratori no. E allora perché i lavoratori non avrebbero dovuto protestare e preoccuparsi?
La vicenda di Termini Imerese ha avuto un imprevisto sviluppo al termine del tavolo sulla Fiat che si è svolto al ministero con i tre leader sindacali Epifani, Bonanni e Angeletti. E' auspicio del Governo, ha dichiarato Scajola, che "nello stabilimento siciliano rimanga la produzione legata all'automobile. Fiat è un asset fondamentale per il Paese e il Governo intende agevolarne l'attività", e ha definito "inopportuna" la decisione di Fiat di fermare per due settimane gli stabilimenti.
Guglielmo Epifani ha commentato: «Fiat non può considerarsi fuori dalla partita per trovare soluzioni possibili per continuare a produrre auto a Termini Imerese». E ha dichiarato che, nonostante la soluzione, il suo «giudizio» è «sospeso», aggiungendo: «Abbiamo chiesto di risolvere il problema dei lavoratori che sono sul tetto. Abbiamo sollecitato il piano industriale per tutti gli stabilimenti, anche per risolvere il problema di Pomigliano. Il prosieguo ha aggiunto diventa difficile se non si risolve questo. Prima risolviamo questi problemi, poi andiamo a vedere come risolvere la questione di Termini Imerese. Non si tratta di riconvertire ma di continuare a produrre auto. Il problema è capire con chi».
La soluzione, anche se parziale e momentanea, ha visto intorno al tavolo tutti e tre i sindacati e questo dimostra che solo se uniti si ottengono risultati. Dal canto loro i lavoratori vogliono i sindacati uniti nella difesa dei loro interessi e alla fine faranno pagare un prezzo alto a chi non dovesse operare in questa direzione. Lo sappiano tutti. La Cgil, ma soprattutto la Cisl e la Uil.