











28-02-2010

Dunque, il patrio governo annuncia che l'Italia non sta assistendo a una nuova "tangentopoli" (quella che portò alla fuga di Craxi in Tunisia) ma solo a singoli episodi di corruzione. E proprio in ragione della pochezza del fenomeno attuale il governo fa una nuova legge sulla corruzione e prepara quella contro le intercettazioni giudiziarie. A riprova del "tutto va bene" continua la santificazione di Bertolaso e si respingono le dimissioni degli indagati Verdini e Cosentino, il primo coordinatore nazionale del PdL e il secondo sottosegretario e capo del PdL in Campania e si mette la sordina sull'arresto in flagranza di un consigliere comunale, sempre PdL, di Milano. Intanto le indagini fiorentine e romane vanno avanti dopo i quattro arresti eccellenti di corruttori e il coinvolgimento di un giudice, ed è voce generalizzata che altri arresti sono alle viste. Il quadro minimalista di Berlusconi (ha detto che si tratta di "birbantelli") è clamorosamente smentito dalla Corte dei conti che annuncia: le denuncie per corruzione sono aumentate del 229% in un anno, molte delle quali dovute a "illiceità e irregolarità gestionali nella realizzazione di lavori e opere pubbliche". Dunque la tabe sta proprio all'interno dell'amministrazione pubblica. E proprio per questo la stessa Corte dei Conti chiede piena autonomia per il proprio potere di controllo, un'autonomia oggi frustrata dalla prassi delle "ordinanze" e dei decreti. Infine, il governo ha dovuto fare marcia indietro nella bella invenzione di privatizzare la Protezione Civile ma insiste nel dare ad essa non solo una funzione nei disastri ma anche nei cosiddetti "grandi eventi" dove non c'è niente di disastroso, come ad esempio un Congresso eucaristico. Intanto un alto funzionario della pubblica amministrazione come Balducci, oggi coinvolto, arriva a dire che lui non ha bisogno di corruzione poiché guadagna 2.500.000 euro l'anno. E uno si chiede: come è possibile uno stipendio simile per un pubblico dipendente? Che cos'è che non funziona?
Insomma che sta succedendo davvero in Italia? Si tratta di un fenomeno spontaneo, dovuto alla disonestà di singoli o – come dice la Lega – alla presenza di troppi immigrati? Davvero il potere governativo è innocente, non omissivo, lui stesso vittima dello spirito eversivo dei magistrati? Che ci sia disonestà di singole persone è ovvio, ma di quali persone si tratta per lo più? Cominciamo da qui: si tratta per lo più di impresari, di aspiranti a giganteschi lavori pubblici, di gente che ride di fronte alla catastrofe dell'Aquila pensando ai cantieri futuri. Ma quando una tale, e diffusa, categoria entra in contatto con la pubblica amministrazione, pur di vincere un appalto esercita varie forme di "corruzione": dà la mazzetta a funzionari disponibili, dà garanzie a esponenti politici in fatto di voti ("Apro un cantiere, guadagno la riconoscenza di migliaia di persone, dò loro l'indicazione di premiare il politico che ha concesso tanto"). Qualcosa del genere, anzi di ancor più grave, avrebbe compiuto il sen. berlusconiano Nicola Di Girolamo che, nell'ambito di un mostruoso circuito di riciclaggio internazionale di denaro sporco, ha ottenuto tramite la 'ndrangheta migliaia di voti di emigrati italiani in Germania facendosi eleggere, e per questo si è beccato un mandato di arresto che, naturalmente, il PdL respingerà. E può accadere che, sul fronte della Protezione Civile, il sottosegretario di Palazzo Chigi assicuri che nessuno dei sospettati ha ottenuto un solo euro per L'Aquila mentre c'è un cumulo di registrazioni telefoniche che dicono il contrario.
La vera questione è: come è possibile tutto questo se esistono controlli severi, se ci sono leggi punitive efficaci, se nulla può essere autorizzato fuori dalle leggi e dai regolamenti pubblici? La risposta chiama in causa il legislatore e il governo. E siccome abbiamo un "governo del fare", ecco che la severità dei controlli e la durezza delle leggi appaiono un ostacolo. Si dice: "Troppa burocrazia, sveltiamo le procedure". E nasce così la valanga delle deroghe: la Protezione civile, i Commissari ad hoc sono forniti di totale discrezionalità nella scelta delle imprese, nella definizione dei contratti e in ogni altro aspetto operativo e finanziario, e ciò grazie al fatto che l'operatore pubblico viene investito di poteri insindacabili tramite "ordinanza" del governo. Il discorso torna lì: se accade un terremoto è giusto non perdere tempo e la "ordinanza" provvede, ma se dal soccorso immediato si passa a opere pubbliche della durata di vari anni, allora è la legge, e solo la legge, a definire ogni rapporto e i dovuti controlli in itinere. Perché tanto spazio al potere assoluto di commissari e gestori? La risposta è nei fatti: se c'è un datore plenipotenziario e non v'è rischio d'incappare nei carabinieri e nella Guardia di finanza, basta trattare con lui e col grumo di interessi che egli esprime. Insomma, non è più questione di regole ma solo questione di confidenza, di convenienza, di favori reciproci, di sicura impunità. E può accadere che questo meccanismo si diffonda via telefono, quasi sempre con linguaggio falsificato, allusivo, sopranominale in modo da confondere l'eventuale intercettore. E' su questa melmosa materia che hanno dovuto e devono lavorare i giudici: decriptare il "fare", mettere in connessione logica le allusioni, gli appuntamenti, le metafore e trarne un succo. Non sarà per questo che il solerte ministro della Giustizia vuol fare tabula rasa dello strumento delle intercettazioni?
Una prima conclusione da tutto ciò è che ci si trova di fronte ad un sistema, non a fatti occasionali, che è oggettivamente criminogeno, cioè capace di moltiplicare la potenza dell'eterna tendenza dei furbi a corrompere. Con un grosso, scandaloso alibi: la crisi economica, la quale dice che la produzione industriale è scesa del 28%, il Pil del 4,9%, le esportazioni del 20% mentre lievita vorticosamente la Cassa integrazione.
E allora si alza un interrogativo drammatico: la salvezza è nella illegalità? Il "fare" è sinonimo di arrembaggio corruttivo? Rispondere a queste domande significa semplicemente decidere se l'Italia è il Paese della Costituzione democratica o il Paese della barbarie sociale e morale.