











06-03-2010

Il 23 febbraio è riapparsa una storica testata del miglior giornalismo democratico dell'area romana, quel "Paese sera" che ha accompagnato decenni di lotta politica e di unione popolare. Veniva considerato un quotidiano "fiancheggiatore" del Pci ma in realtà era molto di più, era l'autoritratto della città nel vivo della sua vicenda popolare e civica: i quartieri, la vita della gente, gli ideali dell'antifascismo visto a Porta S.Paolo, le lotte sociali a fronte dell'assalto dei "palazzinari", l'affermarsi di una cultura e di arti finalmente non asservite al mercato, la moralità e l'efficienza della gestione capitolina (da Argan a Petroselli), insomma la realtà di una metropoli progressista. Poi la triste scomparsa per l'esaurirsi delle risorse finanziarie ed anche per una certa miopia di una imprenditorialità che preferì dedicarsi ad affari più facili. Fu una morte penosa poiché masse di popolo si trovarono senza voce e senza specchio. Crollò la "prima Repubblica" e oggi che la "seconda Repubblica" rasenta il coma, ecco riapparire in altra forma ma con lo stesso spirito un giornale di verità e di servizio.
Lo possiamo definire così anche se si tratta di una pubblicazione "free press" – cioè gratuito in quanto strumento di pubblicità – perché il suo programma non contiene alcun cedimento verso gli interessi forti. Nell'editoriale di presentazione della prima inchiesta (la mafia a Roma) si denuncia il fatto che crescono le infiltrazioni delle cosche nella capitale e nel Lazio ed aumenta il riciclaggio di denaro sporco con attività imprenditoriali che danneggiano l'economia onesta. E il compito che il giornale si pone è di sollecitare una reazione forte, proprio perché informata, della pubblica opinione. Sfogliando le dodici pagine del giornale abbiamo la prova di tale intento con analisi di fatti e di personaggi del sottobosco criminale nelle sue ramificazioni non solo economiche (si pensi allo scandalo del mancato scioglimento del Consiglio comunale di Fondi per evidenti infiltrazioni mafiose e allo stillicidio di omicidi tipici della criminalità economica organizzata e penetrante). Naturalmente ci sono anche blocchi pubblicitari, ma in tal caso il segno non è biecamente affaristico ma relativo a comunicazione civica e politica.
Insomma i romani hanno uno strumento in più di informazione veritiera, e davvero non è piccola cosa nell'Italia dei monopoli massmediatici e della manipolazione dell'opinione pubblica con danno non solo della verità ma anche della formazione di uno spirito libero e critico.