










06-03-2010

C'è chi la giudica frutto dell'indolenza, una sorta di laisser faire da clima di tramonto dell'impero romano del diritto. C'è chi la evoca come specchio della società, chi la mette in conto preventivo come inevitabile costo da pagare, chi la banalizza quale opera di "birbantelli" (incapaci di fare le cose "a modo"!?) e chi invece da vittima ne soffre. E' la corruzione, che in Italia ha ormai assunto l'aspetto di "grande corruzione", di sistema totalizzante e pervasivo capace di oscurare agli occhi del mondo la storica connotazione di terra dell'arte e prenderne il posto.
Per comprendere bene di che cosa si parla, si riportano a piè pari i significati di "corruzione" dati dalla Treccani: a) il corrompersi, l'essere corrotto, nel senso di decomposizione, di sfacimento, putrefazione e sim.; b) il guastarsi, il degenerare; c) (antico) contagio (…gran c. di vaiuolo...). La spiegazione del termine, senza bisogno di approfondimento con le correlazioni, dà pienamente il senso del fenomeno che si vive e fa sorgere la preoccupazione di trovarsi accanto a questa epidemia sociale e la paura del contagio che si vede diffondere sempre più (.. come si può senza riserve mentali parlare di "birbantelli" o di "mariuoli"?).
Non c'è giorno in cui non si apprenda di nuovi grandi fatti di corruzione accaduti nel nostro Paese negli ambiti più diversi, istituzionali e non, e, quel che più allarma, con un ripetersi nel tempo di fatti sempre più gravi negli stessi ambiti, il che denota quanto il fenomeno sia radicato e "strutturale" da un lato, e dall'altro come i controlli non funzionino o manchino, quando non si configurino casi di collusione tra controllori e controllati e di identificazione negli stessi soggetti implicati in entrambi i ruoli.
L'espansione del fenomeno corruttivo italiano è stigmatizzato a livello internazionale nei rapporti annuali dell'organizzazione no profit americana "Global Integrity" sulla corruzione nel globo, da cui prende le mosse l'attenzione attuale della Banca mondiale sul "caso Italia".
Le ricadute negative sul piano economico-occupazionale e sociale dei dissesti nelle finanze pubbliche e nel tessuto produttivo, provocati dalla grande corruzione elevata a sistema, incidono ormai pesantemente sul più complessivo livello di crescita del Paese e sulla sua capacità di interagire con i mercati globali (capacità già da sempre indebolita dalla presenza del fenomeno mafioso), per cui non è fuori luogo pensare di ritrovarsi un giorno non lontano non più tra le grandi economie ma solo tra i grandi sistemi di corruzione mondiale. E' vero, comunque, che anche in una classifica globale della corruzione il genio italico sarà destinato a primeggiare; basta pensare a Mr. Sindona, Mr. Craxi, Mr. Tanzi, etc.
I due ultimi casi "eccellenti" di grande corruzione italiana sono il colpo miliardario messo a segno dalla "cricca" degli appalti d'oro collegata agli interventi dalla Protezione civile e la frode miliardaria della "cricca" Fastweb/Telecom Sparkle/'ndrangheta, scoperti grazie all'impegno di magistrati che il presidente del Consiglio dei ministri chiama "talebani" e "la vera metastasi della democrazia".
Il primo caso arriva a toccare i tabernacoli dello Stato e a svelare non solo il mancato controllo statuale su opere pubbliche, ma soprattutto il tentativo di istituzionalizzare con legge l'arbitrio e la partigianeria che hanno permesso l'attuazione dei fatti corruttivi venuti a galla. Fatti corruttivi che hanno coinvolto alti funzionari e rappresentanti dello Stato, rappresentanti ai massimi livelli del partito di maggioranza e imprenditori senza scrupoli e nell'ambito dei quali accanto alla truffa di pubbliche risorse da parte di pochi "unti del signore" riappare nel do ut des l'invalso utilizzo della "merce" donna-schiava, aspetto non irrilevante che conferma lo squallore del misogino modello da night club o da sultanato cui sembrano ripiombare i luoghi del potere.
Uno degli arrestati, che ricopriva la più alta carica dirigenziale dei lavori pubblici statali, a sua discolpa ha fatto sapere che non avrebbe avuto motivo ad attuare la truffa perché godeva (ne gode ancora?) del fantastico "stipendio" di due milioni e mezzo di euro l'anno. Come si spiega una tale remunerazione che fa rizzare i capelli ad ogni altro dirigente pubblico (immaginarsi a un semplice collaboratore!)? Saranno i compensi sui collaudi, calcolati con laute percentuali sugli importi dei lavori, sulle perizie, sulle consulenze e sull'accumulo illimitato di incarichi a gonfiare uno stipendio il cui ammontare dovrebbe per legge essere "omnicomprensivo" rispetto alle varie funzioni svolte?
Il secondo caso svela una colossale frode fiscale collegata ad un giro vorticoso di riciclaggio, ed evidenzia come faccendieri conosciuti e lasciati fare, truffatori e mafiosi riescano a coinvolgere le massime istituzioni come il Parlamento arrivando ad eleggere senatore uno di loro, per meglio sviluppare i progetti criminali, anche attraverso il compiacente asservimento di funzionari di ambasciate e di corpi di polizia.
Senza efficaci strumenti di contrasto e monitoraggio, in parte anche a seguito dei decreti Bassanini degli anni '90 che hanno eliminato i controlli negli Enti locali, il Governo risponde alla montante protesta della gente e del "popolo viola", sceso in piazza per gridare basta ad un regime corruttivo ben più grave e ramificato della "tangentopoli" di vent'anni fa, annunciando "severe" norme anticorruzione che non è dato sapere quando e come verranno alla luce o se si tratta di solite anticipazioni elettoralistiche (che di severo comunque non possono avere molto, visti gli interessi dei molti inquisiti e condannati già insediati nelle istituzioni o in attesa di entrarvi).
Da tempo, e soprattutto in questa fase politica, nella gestione della cosa pubblica è prevalsa la logica "aziendalista" e della privatizzazione a tappeto o dell'"esternalizzazione" dei servizi pubblici essenziali che spesso e volentieri ha dimostrato di non funzionare meglio della gestione "diretta" e di essere più soggetta a creare condizioni più favorevoli di approfittamento sui beni e le risorse comuni e di moltiplicazione dei bubboni delle parentopoli e del clientelismo.
Intanto, a seguito della sentenza della Cassazione sul caso Mills in cui è coinvolto il presidente del Consiglio, il leader di Italia dei valori dalla lettura della stessa sentenza deduce che "se c'è un corrotto c'è anche un corruttore", riferendosi a Berlusconi.
Riceve continue conferme il sospetto di tanti che si è di fronte ad una pianificazione preordinata di destabilizzazione e spoliazione dell'Italia al proprio interno, dalla scoperta delle carte che anticipano la truffa del G8, alla persistente campagna di screditamento e azzeramento dei poteri di garanzia che ancora restano e che intralciano il libero arbitrio di chi ricerca il potere assoluto, alla creazione di corpi privati di "promotori della libertà" che non si può sapere cosa facciamo veramente ma che sicuramente dovranno rispondere a un unico capo e ai suoi unici scopi.
Che il superamento della tragica situazione si presenta difficile se non impossibile si può anche cogliere dalle considerazioni di uno studioso come Giovanni Sartori, che nel suo libro "Democrazia. Cos'è" afferma: "La società immorale è oggi uno specchio dell'uomo utilitario... e ... la "corsa" a rivendicare solo diritti per sé e doveri per qualcun altro produce una società parassitaria a somma negativa".