










11-07-2010

"Non metteremo le mani nella tasche degli italiani". La frase più brutta e più nota in tutta Italia. Ma che suona ormai di "fasullo" anche alle orecchie meno attente ai casi economici del nostro Paese, bruciato dalla crisi e dal sole di un luglio difficilissimo. Dalla dolorosa manovra finanziaria ultima scorsa vengono tagliati di netto 24 miliardi di euro. E la metà dei conseguenti "risparmi" si ottengono attraverso la "stretta alla gola" sugli Enti locali.
Regioni, Province, Comuni, sono così costretti a diminuire drasticamente ai propri cittadini l'offerta di servizi, già in sofferenza da qualche anno perfino nelle Regioni "virtuose" e nella piena cronica emergenza di sempre in quelle storicamente escluse dal progresso delle altre parti del territorio nazionale (parliamo ovviamente del Sud definito"cialtrone" senza se e senza ma dal creativo Ministro dell'Economia).
Il pesante corpo della manovra che plana sulle fasce più deboli della popolazione, si presenta, inoltre, con una doppia, irritante immagine agendo su due livelli nel tentativo, ancora una volta, di indurre l'impressione di non picchiare duro, di non mettere, come ci si affanna a ripetere con dubbio gusto d'immagine, "le mani nelle tasche degli italiani". Colpisce invece al cuore dei gangli centrali dello Stato, dell'Amministrazione pubblica, ossia dei servizi centrali per il cittadino. Porta i suoi colpi più incisivi nel settore degli enti locali. "Ciò che stride di più – è Angela Finocchiaro presidente del gruppo PD al Senato che parla – è che questo governo federalista ha approntato una manovra che è fatta di tagli ai comuni ed alle regioni. Alla faccia del federalismo". Il menu dei tagli di spesa, infatti, è pesantissimo. Le regioni ordinarie avranno un carico di 8.500 milioni di euro, quelle a statuto speciale un taglio di 1.500 milioni di euro. 800 milioni per le Province, 4.000 milioni di euro per i comuni. Il tutto nel biennio 2011-2012.
All'interno delle cifre, balza all'attenzione l'arretramento dell'assistenza sociale e dei settori che fanno capo ai suoi servizi. La nostra Regione, il Lazio, ha una delle più alte percentuali d'invecchiamento, con più di 60.000 anziani con Alzheimer conclamato. I beneficiari della pensione di accompagno sono 460 mila, ma sono molte di più le persone che hanno bisogno di interventi sociali e sanitari integrati. I Comuni, accanto alle ASL, hanno un ruolo fondamentale. E che cosa sarà delle famiglie con un disabile a carico se già nel 2009 i comuni del Lazio disponevano soltanto del 20% della loro spesa sociale per i disabili? Non servono tagli in questo settore, ma un impegno forte sul difficile fronte dell'integrazione socio-sanitaria. Al contrario, la manovra del governo costituisce una vera e propria aggressione alle persone con disabilità ed alle loro famiglie. Fissa infatti nuovi criteri per ottenere l'indennità di accompagnamento, che sono raggiungibili soltanto per chi si trova in stato vegetativo. Anche il settore strategico della riabilitazione è in sofferenza.
La pesante scure governativa piomba in tutti i settori della Sanità pubblica (compresa la ricerca e la prevenzione), storicamente gravata da antichi problemi, rendendola sotto gli occhi dei cittadini una delle vittime più illustri della manovra.
E il Lazio vede la propria situazione peggiorare vistosamente, già dalle prime delibere della nuova giunta di Renata Polverini, che aveva promesso tutto il promettibile sanitario ed anche di più, sui palchi delle piazze, garantita dalla presenza sorridente del premier. Oggi il Lazio si trova già in piena emergenza sanitaria.
I primi provvedimenti sono di spoil system dei manager a capo della Asl nominati, a suo tempo dal centro-sinistra ed il conseguente commissariamento di ben sette Aziende sanitarie cardine di Roma e provincia, oltre quelle Ospedaliere di S.Camillo-Forlanini, S.Giovanni e l'Agenzia di emergenza sanitaria.
Nella Regione sede della Capitale d'Italia, "sicuramente" – dice un sintetico manifesto rifacendo il "verso" al motivo elettorale portante della brava Renata – "meno ospedali e più tasse".
Un sistema sanitario, per essere davvero efficiente ed utile "qui e ora" per il cittadino malato, per quello disabile e per chiunque desideri fare prevenzione seria per alleggerire in seguito il sistema, deve essere incentrato sulla domanda di servizi e non sull'offerta che potrebbe non rappresentare i reali bisogni del territorio o lasciarne in ombra alcuni essenziali.
L'Ospedale è innegabilmente il centro del sistema sanitario. Nel tempo le sue potenzialità si sono arricchite di settori emersi prepotentemente dall'aumento degli anni di vita dell'uomo (al quale non corrisponde ancora un'adeguata salita in alto della qualità di questa esistenza aggiuntiva) e di conseguenza dall'invecchiamento della popolazione accompagnato dall'insorgere e dal potenziarsi delle patologie tipiche dell'età senile. Costituiscono aspetti indispensabili tutti i settori di assistenza, anche domiciliare, agli anziani in post-operatorio o a quella altamente civile ai portatori di handicap.
Obiettivo raggiungibile, già iniziato con la precedente Giunta di centro sinistra autrice, tra l'altro, di un notevolissimo rientro dei debiti lasciati dalla gestione Storace. La ripresa ed il potenziamento del processo organizzativo di riordino, garanzia di una continuità assistenziale, purtroppo appaiono lontanissimi.
Il territorio, la richiesta di servizi che resta inascoltata, mostra l'immagine sociale di un Paese in abbandono.