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Abolita l'Ici? Tranquilli, ora arriva la "municipale"

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Carlo Bernardi

17-07-2010

In questo scorcio di luglio la manovra finanziaria appare come relegata ai margini delle notizie quotidiane a causa dei fermenti che sconvolgono la coalizione di Governo e che fanno emergere la gravità della corruzione criminale di cui si sono macchiati ministri, governatori, onorevoli e uomini di spicco dei partiti al potere. Se da una parte si fa finta che vada tutto bene, dall'altra sembra che si voglia scaricare su Regioni e Comuni, che saranno privati dei fondi necessari al mantenimento dei servizi essenziali, il compito di "mettere le mani in tasca" agli Italiani, costringendo le istituzioni decentrate ad aumentare ticket, costo dei trasporti pubblici, imposte sulla casa, e chi più ne ha più ne metta. Lo scopo evidente è di salvare il governo centrale e mettere nel mirino della giusta protesta civile chi governa Regioni e Comuni e impedire così che possano governare. Non è un caso che governatori e sindaci di tutti gli schieramenti hanno chiesto di essere ascoltati urgentemente perché nella situazione prospettata non potranno procedere e, per questo, sono disposti a restituire le deleghe al Governo perché si assuma le sue responsabilità.
Intanto nella maggioranza si assiste a continui contrasti tra Fini e Berlusconi, fra la Lega Nord e Fini, fra ex di AN e Fini e accordi in corso fra Fini a Casini. Tutto questo provoca assenza di azioni efficaci di governo e un pervicace tentativo di far passare la manovra, i tagli e il bavaglio dell'informazione a colpi di voti di fiducia. Il Governo è sempre più debole e sempre più pericoloso per le istituzioni democratiche e la convivenza civile. Si preoccupano delle sorti della cricca e per nulla delle sorti dei milioni d'italiani che soffrono sempre di più le conseguenze della crisi.
Che cosa succederà con la manovra? Quanto pagheranno i cittadini? I Comuni dovranno potenziarla in futuro oppure no? La nuova imposta unica sugli immobili, la "municipale", detta anche "Service tax" fa discutere perché i conti non tornano e ogni giorno si annunciano sorprese per alimentare una torta da 30 miliardi di euro che i sindaci potranno gestire dal 2012 in autonomia. Si tratta di 20 miliardi in più di quanto oggi incassano con l'Ici, ma che impoveriranno un equivalente di gettito "centrale", comprendente i trasferimenti agli stessi Comuni. Da una parte si concede e dall'altra si toglie.
La nuova tassa locale potrebbe essere varata già il 31 luglio, con l'approvazione del decreto attuativo del federalismo municipale, tanto apprezzato da Tremonti perché, secondo lui, porterebbe più trasparenza, più democrazia e più soldi dal recupero dell'evasione. La "municipale" comprende tutte le vigenti imposte legate agli immobili che ora dovranno essere accorpate: Ici (sulle seconde case), imposta ipotecaria e catastale, imposta di registro e Irpef sugli immobili, la Tarsu (sui rifiuti), un'imposta forfettaria sulle case fantasma, e la cedolare secca sugli affitti al 23% che vale 1,8 miliardi. Non è esclusa un'ulteriore addizionale per riunificare gli altri tributi comunali e che i sindaci potranno decidere se aumentare o diminuire. Secondo le previsioni di calcolo della Cgia di Mestre, la "municipale" costerà mediamente 432 euro l'anno a ogni italiano.
Il presidente della Conferenza degli enti locali ribadisce che la finanziaria "così com'è non è sostenibile". Dopo l'incontro con il presidente del Consiglio, le Regioni non rinunceranno a lavorare e a confrontarsi con il governo fino all'ultimo, per cambiare la manovra e renderla più equa ed equilibrata. Errani ha anche precisato che "ciò che è in discussione è la possibilità di sostenere i servizi per i cittadini e le imprese e a questo non possiamo e non vogliamo venir meno".
Anche se è vero che è stata una decisione europea a dettare le regole del rientro dal disavanzo dei Paesi UE, e anche se il debito dell'Italia è storico e più pesante, è anche vero che durante i governi Berlusconi, e specialmente in questi ultimi due anni, il debito è cresciuto in maniera grave e anche il disavanzo, cioè la differenza fra le entrate e le uscite, mentre il Pil, che è il segnale della produzione e dello sviluppo è sceso allo 0,8%.
Durante l'esecrato Governo Prodi si era ridotto debito e disavanzo, mentre il Pil era cresciuto. E' vero che nel frattempo è subentrata una crisi grave di vaste proporzioni, ma il trend negativo era cominciato prima e non si è provveduto a mantenere comportamenti virtuosi che avrebbero ridotto l'impatto sul bilancio.
Durante il governo Prodi il rapporto deficit/Pil era dell'1,3% e il debito era sceso al 104% con un avanzo primario di +3,5 miliardi. Oggi, col Governo Berlusconi, il Pil è sceso al +0,8% mentre il deficit è arrivato a segnare un 8,7%, il debito è aumentato fino al 117%, raggiungendo la cifra di 1.827 miliardi di euro, mentre l'avanzo primario è stato azzerato ogni volta che Berlusconi è andato al governo. Nel frattempo il gettito fiscale è diminuito del 3% rendendo sempre più problematica la gestione dello Stato. La situazione generale, come si evince da questi dati, è grave, e il Governo cerca ancora di nasconderla agli italiani. Potremmo svegliarci e scoprire che il Governo Prodi è stato l'ultima occasione favorevole per salvare l'Italia. Il futuro sarà più difficile per chiunque.

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