:: POLITICA ::
La difficile situazione dell'Italia fa tremare le gambe a destra e sinistra, ma occorre il coraggio di guidare il Paese fuori dalla crisi

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Carlo Bernardi

24-07-2010

In questo caldo scorcio d'estate sembrano venire meno vecchie certezze e stanchi equilibri. Alla Camera si sta discutendo, con vicende alterne, la legge sulle intercettazioni voluta pervicacemente da Berlusconi e ormai soprannominata efficacemente "legge bavaglio". Tra numerosi ostacoli e ripetute modifiche per migliorarla, inframezzati da insistenti tentativi per introdurre norme peggiorative in difesa della "cricca" e delle attività illegali, che ostacolerebbero la lotta alle mafie, è scandaloso che si continui a giustificarli adducendo un interesse dei cittadini che nulla hanno da temere dalle indagini a mafiosi e politici.
La manovra economica, che si vuole approvare prima della chiusura estiva, tra continue e giustificate proteste, sta introducendo tagli che i cittadini pagheranno duramente, come quelli ai trasporti pubblici che prevedono la riduzione dei mezzi di trasporto (ogni tre, due restano fermi nei depositi, compresi i treni) e l'aumento delle tariffe. Per non parlare dei tagli alla sanità, alla scuola, alla ricerca e così via.
Nel Pdl sta accadendo qualcosa di nuovo che sta limitando la prepotenza di Berlusconi che, proprio per questo, metterà in campo il potere mediatico di cui dispone per cercare di ricompattare la maggioranza e recuperare un consenso sempre più vacillante e affievolito. Probabilmente al centrodestra, di fronte alla situazione che presto apparirà in tutta la sua gravità (debito pubblico, tagli dei servizi, assenza di vere decisioni anticrisi), stanno tremando le gambe.
Nelle numerose "Feste dell'Unità" appaiono segnali di ripresa politica e di contatto con i cittadini. Migliaia sono i dibattiti su ogni argomento all'ordine del giorno con tanti cittadini presenti. Nelle interviste ai dirigenti del PD, durante queste feste dei Democratici, si avverte il tentativo di uscire da una posizione di stallo. Emerge l'urgenza di unità e la necessità di un programma comune nel centrosinistra che, però, deve porsi l'obiettivo di costruire alleanze per cambiare l'attuale legge elettorale, intervenire sul lavoro e sui redditi bassi e dare nuovo impulso agli investimenti e allo sviluppo. Tutte cose che questo governo non ha fatto perché ha occupato il Parlamento solo per difendere gli interessi del Premier e se è vero che Berlusconi non ha mai messo le mani nelle tasche degli italiani, questa verità appare solo se si aggiunge che non le ha messe "nelle tasche degli italiani che potrebbero permettersi di pagare più tasse".
Da certi ritardi nella ripresa politica emerge forse che anche al centrosinistra, di fronte a una situazione incamminata pervicacemente verso lo sfascio, stanno tremando le gambe, altrimenti non si giustificherebbe l'inadeguatezza e l'assenza di un programma alternativo (che forse sarà pronto per settembre) e le diatribe premature sui candidati e sulle primarie. Vendola è una persona seria, ma forse la sua dichiarazione di voler sparigliare la sinistra è più una concessione ai suoi sostenitori maggiormente integralisti che una proposta politica seria. Con un partito come il PD, nonostante le sue difficoltà, si dialoga e si concorda una strategia comune, non si cerca di sfasciarlo o di imporre delle scelte. Non è con una sinistra minoritaria che si vince la destra e si danno nuovi orizzonti al Paese. O si lavora per un fronte comune o ci si condanna all'opposizione eterna.
Ora è comprensibile, e anche responsabile che, anche a sinistra, a qualcuno possano tremare "le vene e i polsi" di fronte alla consapevolezza delle decisioni che si devono prendere, non solo per lavoratori e pensionati, ma per tenere in piedi le istituzioni dello Stato con le entrate e le uscite, cercare di ridurre il debito e formare quel blocco sociale ed economico che solo può creare l'alternativa e durare al governo del Paese. Chi fa politica, però, deve avere il coraggio responsabile, anche se gli tremano le gambe, di dare ai cittadini una via di uscita credibile che il Paese tutto si aspetta e di porsi alla guida di un cambiamento necessario.

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