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Quel té serale a causa del quale il Verdini si fece verde

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Calandrino

24-07-2010










C'è chi si chiede come Verdini
abbia salito tutti i gradini
verso il vertice del potere
al fianco destro del cavaliere.
Tutto si spiega a prima vista
con la scelta di commercialista
benché la laurea fosse un'altra
più teorica e meno scaltra.
Dovendo scegliere che cosa fare
all'accademia preferì l'affare
e lì incontrò il cavaliere
che lo nominò suo pioniere
del bel partito padronale
con stipendio mica male.
Per tre volte in Parlamento
a far la guardia al reggimento
dei seguaci del Pi di Elle
che non cambiassero la pelle
ed evitassero gli inchini
alle idee di un certo Fini.
Fu così che in poche ore
toccò la vetta di coordinatore
insomma di scudiero
dell'unico padrone vero.
Ma nell'autunno del 2009
s'infognò in certe prove
per ottenere dalla Corte
che aprisse bene le sue porte
al glorioso lodo Alfano
a copertura del deretano
del cavaliere nei processi
che nei ruoli eran già messi.
Riunì la cricca per un té
e lì fondò la sua P 3
per gestire affari loschi
in seno ai pubblici sottoboschi
ma compì un grave errore
telefondando a tutte l'ore
a quel giudice e al funzionario
per lo scopo assai primario
di falsare le sentenze
di pagare certe assenze
di corrompere mascalzoni
per avere assoluzioni
sempre a pro del cavaliere
e non perdere il mestiere
di sollevarsi da ogni pena
come il G8 alla Maddalena.
Ci fu un gruppo di magistrati
che per non essere aggirati
fecero alcune intercettazioni
e scoprirono macchinazioni
di sovversiva clandestinità
svelando il trucco là per là.
Così il Verdini si fece verde
come capita a chi perde
ma resta in carica lo stesso
perché il padrone non è fesso
e preferisce l'amicizia
di chi è fedele con nequizia.
La P 3 fece un gran chiasso
e il Verdini arrivò a un passo
dal tracollo della carriera
per il té di quella sera.

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