:: POLITICA ::
Cari "rottamatori", ci sono mura logore da abbattere ma tante nuove da edificare

Stampa articolo
Alessandro Paglia

18-11-2010

Il dibattito all'interno del Partito Democratico è molto vivo sulla questione rinnovamento o ringiovanimento degli apparato. È stato definito "convention dei rottamatori" l'incontro democratico tenutosi a Firenze, capeggiato da Matteo Renzi e Beppe Civati. Bisogna dar conto che effettivamente l'espressione è abbastanza infelice, quanto mai inappropriata poiché si rottama ciò che è vecchio e ormai inservibile. Ciò mal si concilia con persone che hanno dedicato una vita alla politica lottando con passione e costanza, in primo luogo per rispetto verso la persona e poi perché sono detentori un grande patrimonio culturale e di esperienza. Si è trasmessa con quel messaggio un'idea di ingratitudine che ha suscitato i malumori di larga parte del partito e per persone che si candidano a fare politica, ars oratoria per eccellenza, non è il massimo del risultato. Teniamo anche conto del fatto che larga parte di quel messaggio è stato fatto passare dai media che vivono sullo scontro e hanno tutto l'interesse ad acuire le tensioni.
Ad ogni modo al di là delle modalità condivisibili o meno, al di là delle personalità di Renzi e Civati per cui si può nutrire maggiore o minore simpatia, va riconosciuto al movimento il merito di aver sollevato la questione con forza all'interno del partito, costringendo anche coloro che avevano sempre tentato di aggirare la questione a fare i conti con il problema. Sarebbe un grande errore liquidare quell'iniziativa bollandola come tentativo di uno o due di avere visibilità esterna, prendiamo invece atto del fatto che se l'iniziativa ha riscosso così tanti partecipanti (oltre settemila iscritti alla due giorni) ciò vuol dire che il problema esiste ed è sentito, soprattutto dalla base.
L'errore più grande in questo momento sarebbe cimentarsi in uno scontro generazionale interno, per questo motivo occorre inglobare quel movimento accogliendone alcune rivendicazioni, anche perché ciò non potrebbe fare altro che bene al partito. La politica nasce come arte della mediazione tra interessi contrastanti, sarà poi così difficile all'interno di un partito che della democrazia politica dovrebbe essere il tempio, trovare delle forme di dialogo? Le culture, le esperienze, non possono essere accantonate di colpo, sarebbe assolutistico pensare una cosa del genere, noi siamo democratici, porre un limite rigido di tre legislature non è realistico, ma è altrettanto vero che c'è la necessità forte di riavviare la macchina del ricambio. Occorrerebbe eliminare le candidature spot, vero schiaffo all'intelligenza, i ragazzi devono crescere e fare esperienza all'interno del partito, parallelamente però deve essere garantita una possibilità di ascesa per i meritevoli senza che si consumi ogni volta lo scontro tra Davide e Golia. È necessario coinvolgere i giovani nei posti di responsabilità in modo che crescano, certo sempre affiancati da qualcuno che possa sostenerli e portarli ad essere autonomi.
Diciamo pure però che oltre i pochi posti dirigenziali, affinché un partito sia giovane, occorre tener conto delle opinioni dei molti ragazzi che lavorano con la base, coinvolgerli nei processi decisionali, lasciarli esprimere e recepire le loro iniziative. Questo serve per dare dinamicità e freschezza a un partito. Chi è in politica da molto tempo spesso è disilluso, stanco, col tempo si perde quella spinta innovativa e quella carica di energia che si aveva quando ragazzi si cominciava a fare attività politica.
I ragazzi non sono ancora provati dalla vita, osano e sognano, forse incoscientemente, ma se la politica non si pone obbiettivi ambiziosi e si limita ad amministrare il presente, diventa potere burocratico, annichilendo se stessa e perdendo ogni ragion d'essere.
Riassumendo? È stato inappropriato l'approccio dei "rottamatori" ma se si è reso necessario un intervento così drastico e radicale è stato perché negli anni quelle istanze sono state costantemente ignorate ai vertici. Porsi in un atteggiamento conflittuale non è nelle intenzioni di nessuno, collaboriamo invece per innovare e far crescere il partito in un'ottica progressista. Siamo in una fase di transizione, nella quale stentano ad affermarsi dei modelli stabili, essere statici equivarrebbe a morire. Non possiamo essere costretti a rincorrere continuamente per non essere strozzati in un continuo adattamento alle circostanze, cerchiamo invece di porci noi alla testa del cambiamento ed essere noi i promotori di un nuovo modello politico sociale. Per far ciò i giovani devono essere tenuti in grande considerazione perché sono per antonomasia il motore del cambiamento, senza con ciò disconoscere la necessità che tale forza propulsiva sia guidata dall'esperienza.
Una buona auto per vincere deve avere due cose, un buon motore e un buon pilota.


Pontediferro.org Il settimanale della Capitale. Notizie dal Municipio XI e dal quartiere Marconi di Roma
Politica | Societą | Economia | Esteri | Scienza e cultura | Cittą e quartiere | Attualitą | Confronti | Calandrino | Lettere | Galleria fotografica

Testata registrata presso il Tribunale di Roma Nr. 448/2002 del 23/07/2002 - Anno di fondazione: 2002 - Pubblicato a Roma, via E. Barsanti, 25
Direttore: Giorgio Frasca Polara
Proprietario: Giuseppe Visone - Webmaster: Emiliano Antonelli, Giuseppe Visone, Marco Stirparo