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La Conferenza sulla famiglia? Un'occasione rovinata dal rigurgito di idee retrive

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Francesca Autorino

18-11-2010

Si è conclusa nei giorni scorsi la 2° Conferenza Nazionale della Famiglia promossa dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Conferenza che ha trattato temi di grande importanza e attualità: diritti e inclusione sociale; famiglia e accoglienza della vita, affido e adozione; famiglia e lavoro; ruolo educativo della famiglia e sistema formativo; famiglia, immigrazione e intercultura; famiglia e situazione di fragilità; famiglia e servizi per l'infanzia, media e nuove tecnologie; reddito e trattamento fiscale. Certo è che le politiche fiscali debbono essere solo un tassello delle più ampie politiche familiari, perché a ben poco servirebbe alle famiglie godere di un sistema fiscale più equo se poi non avessero a disposizione nidi, assistenza agli anziani, alloggi e servizi a costi accessibili.
A poco servirebbe pagare meno tasse se nessun argine verrà posto a un modello violento di rapporto tra i sessi, a ritmi di lavoro (per uomini e donne) incompatibili con i doveri di cura, al disorientamento delle famiglie straniere. Sono tutti temi che le Conferenze di Milano e di Firenze hanno affrontato. Sono temi sui quali chi ci governa ha il dovere di agire.
La conferenza che segue quella di Firenze nel 2007 ha avuto come scopo primario la formulazione di un piano nazionale di politiche familiari in grado di dare risposte organiche e adeguate alle esigenze della società moderna. La seconda Conferenza nazionale sulla famiglia non è stata dunque solo una noia mortale, ma è stata anche il trionfo della retorica anti-laica, un revival dei meeting democristiani anni Settanta, allorquando il tema caldo era il divorzio prima e l'aborto poi, e il nemico numero uno, con un Pci sonnecchiante, erano i Radicali. Che, poi, portarono il partito di Fanfani, Moro e Andreotti alla prima, vera, sconfitta della sua storia.
Per fortuna, a rendere la Conferenza un po' più pepata, ci hanno pensato proprio i Radicali che, assieme ad Arcigay, Arcilesbica, Famiglie Arcobaleno e Agedo, hanno presidiato con un sit-in l'ingresso della sede dove si teneva il meeting, al grido di "Basta la famiglia del bunga-bunga", per poi spostarsi alla Statale per una contro-Conferenza sulla famiglia, più vicina ai temi e ai bisogni reali dei nuclei italiani. La prima notizia importante, comunque, è stato il forfait di Berlusconi, che avrebbe dovuto aprire l'incontro, sbandierando ai quattro vènti ciò che il governo ha fatto – o sostiene d'aver fatto – per la tutela della famiglia. B., date le innumerevoli vicissitudini di cui è stato protagonista – dalla famosa lettera di Veronica Lario a ‘Repubblica', passando per Noemi Letizia, con i sospetti sulle sue relazioni con ragazze minorenni, i presunti festini a luci rosse a Palazzo Grazioli e a Villa San Martino, gli "aiutini" a Ruby, la nipote farlocca di Mubarak, le battute infelici sugli omosessuali e le prediche da parte di ‘Avvenire' e ‘Famiglia Cristiana' – è stato neanche tanto discretamente invitato dalle associazioni cattoliche che hanno organizzato l'evento a non presenziarlo, ritenendo la sua presenza "imbarazzante".
La presenza di B. alla Conferenza nazionale della famiglia "ci imbarazza", è stata infatti l'ammissione di Francesco Belletti, presidente del Forum delle associazioni familiari – organizzatori del Family Day all'epoca del governo Prodi e protagonisti di primo piano dell'evento milanese – che è caduta come un sasso in uno stagno. Belletti spiega così la sua posizione: "La presenza del presidente del Consiglio alla Conferenza era prevista fin dall'inizio ed era un fatto che abbiamo sempre giudicato come un segno di grande attenzione alla famiglia. Ma alla luce degli ultimi eventi – aggiunge – questa presenza ci imbarazza, è un fatto delicato. Il dibattito sui comportamenti pubblici e privati del premier non ci vede in sintonia". Le affermazioni di B. sono di una gravità assoluta e testimoniano che per salvarsi B. punta alle idee più retrive: la donna è il dopolavoro del maschio e gli omosessuali sono da disprezzare.
"Berlusconi se ne stia a casa", rincara la dose il portavoce dell'Italia dei Valori Leoluca Orlando. "Ascolti la richiesta del presidente del Forum delle associazioni familiari e faccia un favore a se stesso e al Paese. Crediamo che non abbia i requisiti morali per partecipare a un appuntamento nel quale si parlerà dei valori familiari" aggiunge Orlando, spiegando che "abbiamo già visto quanto sia stato ipocrita da parte sua salire sul palco del Family day, per poi infangare con il suo comportamento disordinato quegli stessi valori dei quali parlava e sui quali ha fatto diverse campagne elettorali".
Mancando Berlusconi, ad aprire la Conferenza è stato chiamato Carlo Giovanardi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, con delega proprio alla Famiglia. Il suo intervento è servito a togliere le castagne dal fuoco e a indirizzare la seduta sul binario prefisso. Giovanardi ha criticato la Scienze e le biotecnologie, che rischiano di minare il diritto dei neonati "di nascere all'interno di una comunità d'amore, con una identità certa paterna e materna". Ha, poi, accennato alla Legge 40 in materia di procreazione assistita, che rappresenterebbe, a suo dire, un argine contro l'apertura di "inquietanti scenari", di un "Far West della provetta", un po' come sta accadendo, dice, negli Stati Uniti, dove "si moltiplicano i casi in cui qualcuno si è sentito citare in giudizio per il mantenimento del figlio".
Peccato, davvero peccato, perché proprio Giovanardi aveva da poco firmato la revisione della normativa in materia di filiazione, per cui a tutti i figli, nati all'interno o all'esterno del matrimonio, è riconosciuto lo stesso stato giuridico. Evidentemente, però, la tentazione – o il bisogno o, ancora, l'ossessione – di addomesticare le folle cattoliche presenti all'evento, ha avuto il sopravvento. Con Berlusconi ormai poco credibile, un governo conservatore come quello italiano ha bisogno come il pane di riconquistarsi, in qualche modo, le simpatie dei cattolici.
Tra tutti, il più pragmatico è parso il presidente Napolitano che, pur non intervenuto, ha mandato un messaggio, precisando che è compito di tutti i soggetti istituzionali "affrontare con determinazione e lungimiranza i problemi principali che ostacolano il formarsi delle famiglie: la precarietà, l'instabilità dell'occupazione, la difficoltà di accesso ai servizi e sostegni pubblici e la loro disomogenea distribuzione sul territorio". Vale a poco, infatti, arrovellarsi su quale sia il prototipo di famiglia che meriti maggiori aiuti dallo Stato; occorre, piuttosto, far sì che la precarietà del mondo del lavoro di oggi non uccida il concetto stesso di relazione, di progetto a lungo termine, di maternità e paternità e, perché no, se desiderato, di matrimonio.
Piuttosto che parlare di soluzioni per la famiglia italiana, per lunghi frangenti l'incontro è parso l'ennesimo tentativo di contrapporre, come in un incontro sportivo, la famiglia ritenuta tradizionale a quella ritenuta eretica e, per questo, depositaria di meno diritti. Come se il matrimonio costituisse una pregiudiziale per giudicare la condotta, la moralità e persino il sostegno economico da parte dello Stato. Ma non è roba nuova, e non ci si attendeva tanto di meglio.


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