:: SOCIETÀ ::
Accende con lo stesso fuoco gli oltraggiati e gli arroganti, popoli interi, regnanti e popolani, eroi del mito e dèi. E' l'ira, "passione furente"

I sette vizi capitali

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Rosanna Pilolli

08-07-2012

All'ira è dedicato il saggio del filosofo Remo Bodei per la collana sui sette vizi capitali edita dalla prestigiosa editrice "Il Mulino" della quale abbiamo già dato notizia. E' una "passione furente", la più importante, la più studiata fin dall'antichità per il carico pesante che porta con sé: le perdite dell'autocontrollo e temporaneamente dell'uso della ragione, dannose, a sé e soprattutto agli altri. Infatti l'ira, o rabbia o collera, è uno stato psichico alterato, nelle sue forme più estreme una forma di cecità della mente o di follia provvisoria che può condurre a parossismi drammatici. L'ira, tuttavia, può mobilitare forze positive che riconducano, con il giusto sdegno, all'equilibrio politico di un popolo o al ripristino di un più corretto rapporto interpersonale del singolo. Ma la rabbia, come purtroppo è tristemente noto, soprattutto nei casi di guerre e ancor di più nelle lotte interne allo stesso Stato, è più facilmente cieca e distruttiva.
Comunque è una passione dalle molte facce. Vi è, come si è detto, la risposta irata ad una ingiustizia subita. Questo tipo di rabbia appartiene ai singoli ma anche ad interi popoli. C'è poi "l'ira santa" del Dio del Vecchio Testamento e quella di Mosè che, disceso presso il suo popolo con le tavole della Legge dettate direttamente dall'Altissimo, trova gli Ebrei in gozzoviglia accanto al vitello d'oro. Abbandonata la strada delle regole sacre per il "reale contingente". Anche nei Vangeli emergono episodi di questo genere di ira. Anche qui "santa". E' la collera motivata di Gesù il mite di fronte ai "mercanti" che hanno dissacrato il Tempio di Dio. Li scaccerà usando la frusta. E ancora l'ira profonda di Pietro, il primo Vicario, manifestata addirittura, secondo Dante, nel Paradiso (Pietro aveva un carattere impetuoso ma è Dante che guarda con occhio disgustato la condizione della Chiesa della sua epoca).
Non è sufficiente dire soltanto: ira. Ne esiste una vasta tipologia classificata diversamente a livello psicologico e di sociologia fin dai tempi di Aristotele. Vi è l'ira improvvisa, che si manifesta negli uomini e negli animali, causata dal terrore, reale o supposto, di essere sottoposti a torture o intrappolati senza la possibilità di una via di fuga. In questi casi la collera monta con atteggiamenti aggressivi o con il tentativo violento di porre fine allo stato di compressione.
Esiste poi la collera che nasce da un trattamento ingiusto da una offesa arrecata direttamente o ad uno dei familiari. Questo tipo di rabbia esige, nelle nostre società evolute, una riparazione proporzionata al trattamento indebito ricevuto. Nel mondo antico era possibile "farsi giustizia" da soli praticando una "vendetta corporale" nei confronti dell'aggressore. Esisteva pertanto un codice "fisiologico" sul quale commisurare il valore della riparazione. Man mano che l'evoluzione umana si concentrava su regole certe, l'amministrazione della riparazione al danno ingiusto ed alle offese venne affidata allo Stato.
Infine vi è la collera caratteriale, immotivata, che si traduce nell'arroganza del prepotente asociale.
Nell'"Etica" del filosofo d'origine ebraica Baruch Spinoza, che operava nell'Olanda della seconda metà del 1600, l'ira viene compresa tra le "passioni tristi" insieme all'odio, all'invidia e all'avarizia. Passioni che deprimono e riducono la sfera dell'esistenza umana impoverendola e rendendola meschina. Ma c'è anche la gioia acre che segue l'esplosione di rabbia e che molti iracondi provano dopo il successo della loro arroganza. In questi casi l'ira è potere.
Non sempre lo sdegno, giusto o ingiusto, assume caratteristiche di esplosione attiva: esso resta all'interno, nel profondo, corrode il corpo, "taglia i nervi dell'anima" mentre all'esterno l'individuo assume comportamenti che tendono a mascherare i "mali pensieri" che porta, e li porta a lungo, dentro di sé. L'ira si è fatta odio. Così diviene curiosamente distaccato, eccessivamente riservato o troppo disponibile nei confronti della persona che ormai detesta, o addirittura servile. E' l'ira "passiva" di chi è costretto a sottostare o non trova la forza di reagire. Evidente, ovviamente, è l'ira aggressiva che si manifesta perfino somaticamente con il rossore o il pallore estremo del volto, con una vocalità alterata, con l'espressione "feroce" dello sguardo. I comportamenti conseguenti sono di distruttività compulsiva. Tipica, nei casi meno gravi, la rottura in terra del servizio di piatti "buono" o di altro oggetto importante dell'abitazione, simbolo di una vita in comune che in quel momento si vuole negare con forza. Nei casi peggiori si arriva alle percosse, all'omicidio.
Più comuni e meno cruenti gli atti di bullismo, le minacce, gli insulti. Nessuno si riconosce nelle vesti di "promotore d'ira", tendiamo pericolosamente a considerarci innocenti. E' sempre qualcun altro che ha fatto emergere la nostra irrazionalità collerica. Che è il vero responsabile della perdita del nostro autocontrollo. Ed esiste quindi un tipo di collera "delegata". Molti impiegati modello che subiscono le vessazioni di un capufficio incontentabile, tornano a casa e picchiano la moglie per un futile motivo, o quei tifosi che dopo la sconfitta della squadra del cuore si comportano allo stesso modo violento in casa e in famiglia.
Parte importante dell'analisi sull'ira è la sua cura, ossia lo studio dei mezzi mentali che dovrebbero disincentivarla. I consigli molteplici da parte dei filosofi antichi, dei comandamenti religiosi, non sembrano aver sortito effetti durevoli. La nostra società è violenta, la collera diffusa e quotidiana dei suoi componenti crea un fanghiglia asociale simile metaforicamente alla palude Stigia nella quale si dibattevano senza requie i dannati iracondi dell'Inferno di Dante.

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