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Censis: Roma, "città accogliente e inclusiva", ma con troppi problemi irrisolti

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C.B.

08-07-2012

Il rapporto annuale del Censis su Roma, dopo aver esposto la situazione delle principali città italiane, segnala la presenza di numerose forme di disagio che avrebbero bisogno d'interventi urgenti. Secondo il Censis, nella Capitale sono aumentate le persone sole (303mila in più negli ultimi dieci anni): 107mila sono non autosufficienti e 80mila sono disabili; resta il problema dei 74mila giovani che non studiano e non lavorano; 131mila persone vorrebbero andare a vivere per conto proprio ma non ci riescono a causa dell'elevato costo delle case; 63mila sono i disoccupati nel lungo periodo e 29mila i cinquantenni alla ricerca di un lavoro; 106mila le famiglie a basso reddito tra le quali sono solo 62mila le persone che lavorano. Le periferie però non sarebbero a rischio di diventare come le banlieue parigine.
A Roma sono circa 40mila le famiglie con più forme di disagio. L'aggravarsi dei problemi fa aumentare la domanda di welfare cui la Capitale non può fare fronte a causa dei tagli imposti dal governo, riguardanti circa il 40% dei beneficiari di servizi e prestazioni di assistenza.
Roma è una città "accogliente e inclusiva", dove centrali sono i rapporti familiari. Secondo il dossier, più di un maggiorenne su tre (850mila persone) risiede ma non è nato nella capitale mentre i romani di seconda generazione, con entrambi i genitori di Roma, sono 626mila. Gli altri hanno almeno un genitore nato altrove. La capitale è da sempre una città che accoglie e integra persone provenienti da ogni luogo e in cerca di opportunità: 350mila sono gli stranieri residenti, 145mila quelli di almeno 18 anni nati in altri comuni del Lazio, 97mila quelli provenienti dalla Campania e 78mila dalla Puglia. I flussi in entrata riguardano prevalentemente la Provincia di Roma (8,6%), seguono Napoli (6,5%), l'Aquila (3,5%) e poi Latina, Foggia, Frosinone, Bari e altre ancora.
Le relazioni familiari sono il cuore della comunità romana, dove tutto ruota intorno alla famiglia. Più del 50 per cento dei giovani con almeno 18 anni abita con i genitori o vive poco distante da loro. Nella scelta della casa conta la vicinanza con i genitori, parenti e amici. Il welfare romano è costituito prevalentemente dalla famiglia, dove 45mila sono quelle con badanti e 20mila con baby sitter. Più di 265mila sono le persone che contano su forme di aiuto familiare.
Il volontariato e l'associazionismo sono caratteristiche diffuse nella Capitale. Il 45% dei romani è iscritto o partecipa a iniziative sportive, ambientaliste, culturali, e di ogni tipo presenti sul territorio. Ovunque, periferie incluse, esiste una fitta rete di relazioni sul territorio, dove il vicinato è considerato dal 30% dei romani una forma di comunità per conoscersi, frequentarsi e aiutarsi. Il quartiere è sempre più uno spazio importante delle relazioni, considerato che il 36% dichiara di partecipare ad attività ed eventi sul proprio territorio, il 32% svolge gran parte delle relazioni sociali in piazza o al bar, il 25% è direttamente coinvolto nella soluzione dei problemi del quartiere. I tagli al welfare imposti dal governo potrebbero colpire fino al 40% dei beneficiari, ma per il Censis si può ripartire creando e sostenendo nuova occupazione. Servono 53mila posti di lavoro per mantenere l'attuale livello di occupazione e 203mila per raggiungere il tasso di benchmark europeo. Sono 400mila i romani pronti a mettersi in proprio. Infatti, 161mila cittadini si dichiarano intenzionati ad aprire una piccola impresa, 135 mila un'attività commerciale, 103mila un'attività artigianale, 99mila una cooperativa sociale insieme con altre persone. Così si esprime il rapporto del Censis: "La capitale non ha bisogno di grandi carrozzoni pubblici per creare occupazione fittizia, ma di condizioni favorevoli per dispiegare le sue energie potenziali. Così il lavoro potrà essere il vero veicolo della coesione comunitaria".
Nel 2020 Roma sarà più aperta al Mondo (lo pensa il 76% dei cittadini), più dinamica (72%) e più solidale (59%). I migranti sono considerati il vero motore della crescita della città, giacché l'80% è venuto per restare, mentre il 62% è pieno di aspettative ed è convinto che i figli staranno meglio di loro. Per i romani la città è comunque destinata a migliorare. Il rapporto rileva che sono proprio i migranti a credere di più in un futuro migliore: il 60% ritiene che nei prossimi cinque o dieci anni i più bravi riusciranno a emergere nel mondo del lavoro, il 50% crede che sarà così anche nell'imprenditoria, dove riusciranno quelli che hanno maggiore grinta per farcela, il 65% pensa che i figli dei migranti riusciranno sempre di più a superare le difficoltà nella scuola e che quelli con più talento saranno capaci di affermarsi nella società.
Le donne saranno la maggioranza fra le persone più anziane: nel 2025, dei 677mila anziani che abiteranno a Roma, 405mila saranno donne. I romani si considerano tolleranti (38%), generosi (24%), collaborativi (21%) e laboriosi (19%): sono questi gli aggettivi con cui si descrivono. Esistono però diversità che rischiano di generare sfilacciamenti del tessuto cittadino e un potenziale stato di conflitto. I romani si sentono meno capaci di socializzare con le persone che esprimono una diversa posizione politica (37%), appartengono a un'altra classe sociale (21%), a un altro livello culturale (18%), a un'etnia diversa (13%), a un'altra religione (12%), a un altro quartiere (10%), a una diversa generazione (8%).
Tra i valori considerati necessari per una città che deve diventare migliore, al primo posto c'è il rispetto degli altri (51%), poi la solidarietà (40%), la tolleranza (33%), la responsabilità (19%), la moralità (15%). Il rispetto è considerato un valore indispensabile per far convivere diverse identità e diversi interessi senza che questi diventino motivi di una conflittualità diffusa e permanente.
Questa è solo la sintesi del rapporto che il Censis ha pubblicato come fotografia di un'Italia e della sua Capitale. Le luci e le ombre possono guidare i cittadini e i governi locali a ridare speranza e futuro alla nuova e alla più antica popolazione delle città partendo dagli aspetti positivi che il Censis ha rilevato.

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