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La storia di "Marconi", quartiere di Roma dalle antichissime origini

La mostra fotografica in Biblioteca

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Rosanna Pilolli

02-03-2013

Ecco il cuore del XV Municipio. Un lembo di Roma, grande quanto la città di Barcellona, esteso dagli Orti di Cesare alle spalle del Viale di Trastevere, attraverso la Magliana, Corviale, il Trullo e la Muratella fino e oltre Ponte Galeria. E che comprende, all'inizio del territorio, il quadrante Marconi; un quartiere che, nato nell'immediato dopo-guerra come corridoio di scorrimento del traffico proveniente dalle zone dell'EUR e oltre, si è guadagnato nel tempo una vocazione commerciale per le vetrine che affiancano il grande Viale dedicato all'inventore della radio.
Negli ultimi tempi "Marconi" si è aperto alla cultura con il Teatro India, la Biblioteca Guglielmo Marconi – la più grande di Roma – e libreria Feltrinelli. Si è infine riappropriato con orgoglio e "fatica" della storia delle sue antichissime origini.
E' stata infatti inaugurata in questi giorni, presso la Biblioteca Guglielmo Marconi, una Mostra fotografica dal titolo "Marconi perduta". Si prolungherà ancora a lungo per consentire agli attuali abitanti del quartiere e a tutti coloro che con esso hanno avuto, negli anni, un legame, di immergersi in un "come eravamo" nostalgico e colto.
"Marconi perduta", promossa dal XV Municipio, riunisce in sé tre esperienze importanti di ricerca storica e documentaria: il libro "Dal piano di Pietra di Papa a Viale Marconi" di Antonio Di Mario del quale, a suo tempo, sul nostro giornale Alessandro Casadei – gran cultore della zona e nostro redattore – scrisse un dotto ed appassionato articolo. Seguono poi, la raccolta di fotografie d'epoca dalla pagina facebook di Ulisse Carone e i materiali di Arvalia Storia e Archivio Storico Portuense, curati da Antonello Anappo. Viene in questo modo composto il ritratto unitario di un quartiere solitamente ancora poco conosciuto.
Il percorso della mostra inizia con le immagini delle origini antichissime della zona. Si estendevano, appena dopo il sottopassaggio della Stazione di Trastevere, le vigne di Giulio Cesare, quelle stesse che lasciò in eredità al popolo romano all'indomani della sua uccisione. Figurano infatti tombe di epoca romana, banchine sul Tevere e impianti termali. In seguito, dopo il crollo dell'Impero, ecco i tracciati delle strade della ripresa medioevale verso i nuovi commerci. Infine la industrializzazione ottocentesca illustrata in evocanti forme di bianco e di nero. A colori, ovviamente, le illustrazioni successive legate ad avvenimenti moderni. Ecco in costruzione la Chiesa di Gesù Divino lavoratore, con il suo campanile simile alla ciminiera di una fabbrica, la sede della Campari (ricordate? Roma da bere!) ora nuovo palazzo modernissimo con annessa Galleria commerciale. Con un salto indietro nel tempo i "Molini Biondi", complesso produttivo dei primi anni del '900 le cui attività sono cessate a metà del secolo scorso e che oggi è centro residenziale e commerciale.
E ancora luoghi misteriosi come il "Pozzo Pantaleo", fin dal medioevo zona ricca di sorgenti che prendeva il nome, pare, da tale Pantaleo, proprietario nel 1130, oppure dalla piccola Chiesa di San Pantaleone che si trovava fuori Porta Portese e della quale da tempo non vi è più traccia. Le leggende e le superstizioni che circondano il luogo sono dovute all'esistenza di una grotta nella quale venivano "ospitati" gli schiavi- lavoratori di quelle campagne Il fosso "della Pimpaccia" sempre in zona. Oggi nessuno conosce più il significato di "Pimpaccia". Era il soprannome, datole dal popolo, di Olimpia Maidalchini, ossia la famosa "donna Olimpia", sposata ad un Pamphilij ma "molto legata" al cognato Papa Innocenzo X. Donna crudele e di carattere collerico, secondo Pasquino anche taccagna nei confronti del popolo. Quando morì, corse voce che fu vista alla guida di un cocchio, lungo il fosso Tiradiavoli, trainato dai demoni che l'avevano accompagnata tutta la vita.
Ai due ponti precedenti del quartiere: ponte Marconi, il più lungo di Roma con i suoi 235 metri, e ponte dell'Industria (a tutti noto però come "Ponte di ferro") costruito fra il 1862 e il 1683 da Papa Pio IX a congiungere la nuova ferrovia da Civitavecchia alla Stazione di Trastevere, si è ultimamente aggiunto un terzo ponte intitolato a Rita Levi Montalcini che sta per essere aperto e congiungerà, per i soli pedoni, Marconi a Portuense.
Ricordate dalla Mostra anche le ferite atroci che il quartiere ha subito nel tempo: la strage di Via Prati di Papa il 14 febbraio 1987, un assalto delle BR al portavalori postale durante il quale furono uccisi i due agenti Lanari e Scravaglieri e ferito gravemente un terzo uomo della polizia. E infine l'eccidio dimenticato per oltre cinquanta anni: dieci donne massacrate dai soldati nazisti mentre si erano recate nei pressi dei Mulini Biondi a cercare farina, pane per i figli. Infine la gente nota, i VIP che hanno abitato il quartiere, volti che si ricordano o che sono stati dimenticati. Il quartiere, la vita.


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