:: CITTÀ E QUARTIERE ::
Che fine ha fatto il parco Papareschi? Storia di un sogno e dei cittadini in attesa

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Maria Teresa Di Sarcina

27-07-2013

Estate! Tempo di vacanze. Ma per chi resta in città, talvolta, tempo di solitudini.
Nel popoloso quartiere di Marconi, ad alta vocazione commerciale, fino a qualche anno fa luglio era il mese dei saldi: file davanti a noti negozi alla moda, assalti alle migliori offerte, si comprava anche se non si aveva bisogno. E poi, dal primo agosto, serrata pressoché totale. Se avevi bisogno di un litro di latte dovevi fare chilometri. Ma oggi non è più cosi: ai cartelli "Chiuso per ferie" subentrano, troppo spesso, i ben più drammatici "Chiuso per cessata attività". Chi resiste aperto lo fa a discapito di riposi settimanali e stringendo i denti. Le strade non si svuotano più, trovare un parcheggio è diventato impossibile, come in qualsiasi altro periodo dell'anno.
La crisi a Marconi toglie il fiato, e il quartiere ne risente. Chi parte lo fa al massimo per una, due settimane. Chi resta si barrica in casa, se può permettersi i climatizzatori; altri cercano refrigerio all'aperto, magari aspettando il tramonto del sole. Tante famiglie escono dopo cena, al riparo dalle tentazioni dello shopping, giusto per prendere un po' d'aria. Perché, diciamocelo, a costo zero altro da fare non c'è.
A Marconi abbiamo varie piazze, pure grandi, intitolate alla Radio, a Meucci, a Marconi, anche se, per come sono ridotte, sarebbe meglio chiamarle aiuole spartitraffico con posti auto, spesso alla mercé di sbandati e posteggiatori abusivi.
Avremmo pure un giardinetto pubblico attrezzato a via Blaserna, fresco di inaugurazione, dove però, a causa del misero strato di terreno, l'erba non attecchisce e le piante stentano a diventare arbusti, dando agli ottimisti sognatori l'impressione di trovarsi in una savana dove prima o poi potrebbe spuntare un leone. Ma io invece chiudo gli occhi e vedo Leo, il personaggio da "Un sacco bello" di Verdone, che in una Roma assolata di tanti anni fa chiamava a gran voce la sua bella turista spagnola Marisol...
Avremmo addirittura un Lungotevere, peccato che da Ponte Testaccio alle Idrovore della Magliana è ridotto alla peggiore incuria, inammissibile per la capitale d'Italia, città d'arte, memoria millenaria del nostro passato.
Però non tutto è perduto: abbiamo un parco! Come, non lo sapete? Il Parco Papareschi! Suvvia, quell'area tra la via omonima, via Tirone, via Einstein e Lungotevere Gassman, due ettari di terreno scampato alla cementificazione, uno dei fiori all'occhiello del Progetto Urbano Ostiense-Marconi, in parte interessato dalle strutture del Teatro India (del quale si è occupata la settimana scorsa la nostra Gabriella Pierre Louis)… Ci si potrebbe fare una bella arena estiva di cinema, come ce ne sono da anni in tanti altri quartieri, ma anche semplici dormitine all'ombra, tornei di ruba bandiera, cacce al tesoro... Possibile che non ve ne siate accorti?
E certo che non ne sapete niente, a meno che non siate nati qui. Io, per esempio, ora che ci penso bene, pur vivendo in questo quartiere da dodici anni, al centro dell'area verde non ci ho mai messo piede. E come me la maggior parte degli abitanti di Marconi: perché il Parco Papareschi è impraticabile. Laddove, dopo che nel lontano 2003 il Comune ha acquisito definitivamente il terreno dai privati, sarebbe dovuto sorgere un parco pubblico, oggi c'è solo tanta erbaccia e due cancelli minacciosi. Della serie: lasciate ogni speranza, o voi che entrate, e se vi fate male peggio per voi.
In un bel progetto risalente al 2008, realizzato da un gruppo di architetti (consultabile su internet), l'opera è così illustrata: "Il progetto del Parco Papareschi ha l'obiettivo di valorizzare gli spazi e il verde tra il quartiere Marconi e le strutture di archeologia industriale della ex Mira Lanza. Lo scopo è quello di rendere fruibile questa zona, per trasformarla in un luogo di incontro per gli abitanti, facendone riscoprire le qualità naturalistiche e il rapporto con il fiume. Un viale e una piazza pedonale, con una grande fontana, e un palmeto saranno gli elementi principali del parco, collegati tra loro da un percorso alberato di Ginko biloba."
Altro che Central Park. Se questo parco fosse realizzato nessuno più sentirebbe il bisogno di scappare altrove.
Nel 2009 il municipio XV aveva anche organizzato un convegno sul destino dei Papareschi, ma negli ultimi anni molte volte i cittadini sono insorti contro il degrado (un esempio su Marconivideodem), addirittura con una denuncia di tentata speculazione da parte della passata giunta). I cittadini sono stanchi di aspettare ma non si rassegnano mica: nel maggio scorso il Comitato di Quartiere Marconi, nella persona di Michele Cassano, ha lanciato anche una petizione, che potete firmare qui. In un'intervista a riguardo rilasciata per Cinque Quotidiano.it, Cassano ha spiegato come alle rimostranze e alle richieste di spiegazioni, visto che i progetti ci sono e le delibere anche, il Comune ha sinora fatto spallucce, sventolando lo spauracchio sempreverde della famigerata "mancanza di copertura finanziaria a causa del patto di stabilità".
Eppure, del progetto Urbano Ostiense-Marconi, alcune opere importanti sono state realizzate, come lo stesso Teatro India, il Ponte della Scienza, e altre a beneficio del dirimpettaio Municipio VIII (ex XI).
Molto c'è ancora da fare: tutti noi ci auguriamo che cominci presto a occuparsene il neo-assessore all'Urbanistica Giovanni Caudo, già professore della materia a Roma Tre, che ha molto a cuore la riqualificazione dell'area tra Ponte di Ferro e Ponte Marconi. A lui ho chiesto per esempio, qualche giorno fa, chiarimenti sulla mancata inaugurazione del Ponte della Scienza, ultimato ormai da mesi ma ancora protetto da recinzioni (percorribile, almeno di sera, se avete il coraggio di farlo al buio). Il ponte, riservato a ciclisti e a pedoni, dovrebbe collegare Marconi con l'Ostiense attraverso una suggestiva via dei Gazometri, fossili industriali per i quali, lo confesso, ho sempre avuto un debole. Ma poiché attualmente il terreno per l'attraversamento diretto è ancora in proprietà privata si sta cercando una soluzione più a valle, dove il varco potrebbe essere realizzato in un terreno pubblico.
Intanto il Parco dei Papareschi è lì, e al momento, almeno sulla carta, non ce lo toglie nessuno. Chissà che l'estate non porti consiglio. Chissà se il sindaco Marino, Caudo e gli altri tecnici competenti ascolteranno il grido dei nostri tanti Tarzan, decidendo almeno di far pulire l'area e metterla in sicurezza, magari tagliare pure un po' d'erba. Inguaribile sognatrice: sento già il suono delle cicale paparesche.


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