:: LETTERE ::
Via Eugenio Barsanti 25, la storia non si vende

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Enrico Pasini*

07-12-2013

Pontediferro ospita questa settimana un articolo molto inconsueto, in "difesa" del circolo Pd Marconi. La sede del circolo, quella in cui è nato questo libero giornale progressista, e dove ancora oggi la redazione si riunisce ogni settimana per discutere del giornale e delle cose che accadono, è infatti "in vendita", nonostante il suo ruolo insostituibile nella vita (non solo politica) del quartiere.
Pontediferro è a fianco dei cittadini democratici di Marconi in questa battaglia.


Chi oggi si avvicina a Via Eugenio Barsanti 25, ed imbocca la strada che porta al circolo Marconi, alza immancabilmente lo sguardo verso l'alto dove campeggia l'insegna del Partito Democratico.
Così recita l'insegna luminosa che ancora oggi, dopo lustri e lustri, funge da faro alle vicende della sinistra di Marconi. Certo un faro a luci intermittenti e a volte fioche, ma un punto di riferimento nella navigazione nel mare continuamente in tempesta della sinistra.
Un luogo storico, lo si percepisce una volta entrati nei locali del circolo guardando i ripiani delle librerie dove testi storici dagli anni '50 ad oggi ripercorrono il filo rosso della memoria che ha legato in 6 decenni, 60 anni, donne e uomini di ogni ceto passati per questi locali, una volta del PCI, poi del PDS, poi dei DS. Ora in uso al Partito Democratico.
Eh già! Dal 1953 questi locali hanno ospitato – tanto per citare alcuni nomi storici – Terracini, Vetere, Natta, passati qui (magari qualcuno era appena agli inizi del proprio percorso politico) per incontri con i compagni e le compagne, per iniziative di partito come veniva riportato nei trafiletti de l'Unità quando questa era organo ufficiale del Partito Comunista. Ce lo racconta un interessante lavoro di ricerca storica, in divenire ed aperto al contributo di tutti, che potete trovare su marconivideodem.it
Di fronte a questo luogo storico il senso comune vorrebbe che chi oggi "detiene la proprietà" compia atti che valorizzino questi luoghi, che rilancino il senso della storia passata in relazione con i mutati cambiamenti sociali e politici.
Ed invece, invece accade l'inenarrabile. Accade che un luogo della memoria – ma soprattutto un presidio democratico che in questi anni è cresciuto catalizzando intorno a sé importanti progetti a carattere culturale e sociale che hanno visto il Partito Democratico a fianco di associazioni di quartiere e Istituzioni – accade che questo luogo venga messo in vendita dalla Fondazione Futuro Storico, nata per tutelare il patrimonio immobiliare del PCI/PDS/DS ma oggi artefice di una operazione puramente mercantilistica. "La storia non si vende" è la battaglia che il circolo PD Marconi sta combattendo da qualche anno, quando ha fatto presente ai vertici locali (di Roma) la necessità di arrivare ad una regolarizzazione della posizione, che andasse oltre la tradizione orale del tramandare uso e possesso dei locali. Ma poi questa battaglia di salvaguardia e tutela è diventata una sorta di lotta tra Davide contro Golia, un PD versus PD quando il circolo si è visto recapitare una citazione in giudizio – per occupazione "sine titulo" – da parte della Fondazione Futuro Storico, oggi in liquidazione.
Da più di un anno il circolo PD Marconi ha percorso tutta la catena di responsabilità del PD, dalla Federazione romana sino ai vertici nazionali. E lo ha fatto con senso di responsabilità e sobrietà. Ma il risultato è stato il nulla, nessuna risposta. Solo un muro di gomma.
Esclusivamente quando il circolo – nella sua interezza – ha capito che l'unica strada per farsi sentire era quella di rendere pubblica la situazione, lanciando una mozione approvata al congresso, firmata dagli iscritti al circolo, da parlamentari, da altri circoli romani e non, da cittadini e militanti, solo dopo questa mossa – che è solo un piccolo assaggio – gli interlocutori hanno iniziato a prestare attenzione.
Un passo significativo della mozione – indirizzata al partito – riporta: "È impensabile considerare la nostra attività politica, sociale, culturale come frutto di occupazione illegale di una sede che fu comprata e "ricomprata", nei momenti di difficoltà economica attraversati dai vari partiti susseguitisi (PCI, PDS e DS), dagli iscritti/militanti/volontari che alla passione politica disinteressata univano il sacrificio personale e la contribuzione generosa dalle loro liquidazioni, dai loro premi aziendali, dai loro stipendi e dalle loro pensioni."
Anche durante le primarie il circolo ha voluto mantenere alta l'attenzione, portando a conoscenza dei cittadini e degli elettori il rischio concreto che questo quartiere, da anni serbatoio di voti per la sinistra, possa perdere il suo storico riferimento. Le firme, tantissime, raccolte in calce alla petizione testimoniano come i cittadini abbiano ben chiaro il rischio.
E questo è il vulnus peggiore: liquidare quei sacrifici fatti per costruire e poi privare un quartiere di un sito fisico di confronto ed elaborazione. E se non c'è sito fisico non c'è radicamento e non c'è partito popolare. Il Partito Democratico ha l'obbligo morale, etico, istituzionale di proteggere ostinatamente la democrazia interna e l'attività politica nelle sue strutture territoriali.
In queste strutture per anni si sono formate donne e uomini, queste strutture hanno vissuto e si sono arricchite politicamente dei contributi di personalità come Enzo Roggi, compianto direttore storico della rivista online Pontediferro che da oltre dieci anni riunisce la sua redazione in via Eugenio Barsanti 25. Ed essere ospitati su queste vostre pagine rende onore anche al lavoro che negli anni Enzo ha svolto come notista politico attento e pungente, come giornalista acuto che sapeva capire e spiegare la politica e il mondo del lavoro.
Ecco, forse oggi bisognerebbe spiegarla – questa politica del territorio che un circolo porta avanti – ai dirigenti del PD, a quelli che hanno cariche di partito e/o istituzionali e a quelli che ricoprono incarichi formali o meno nella Fondazione Futuro Storico. Pontediferro può aiutare chi crede ancora alla politica come luogo di elaborazione collettiva, confronto, scontro, sintesi, dando voce alle accorate parole che pronunciano i militanti di questa sede storica:
"Non sappiamo cosa farcene di un partito controllato dai signori delle tessere, dai comitati elettorali, dalle correnti nominalistiche senza visione dei contenuti. Siamo contro i partiti virtuali e contro le aggregazioni periodiche che riducono i circoli territoriali a mere fabbriche di voti. Siamo piuttosto per un partito radicato, un partito dei circoli, del libero confronto interno e dello scambio con la realtà in cui si opera; siamo per un soggetto collettivo che elabori proposte e scelte con e per i cittadini."

*Socio fondatore PD Marconi ed autore di marconivideodem.it


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