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India, luogo di spiritualità oggi economia emergente. Ma l'antico retaggio di violenza sulle donne è ancora fortissimo

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Rosanna Pilolli

12-01-2014

L'ultimo giorno del 2013 una ragazza di sedici anni, in India, è morta, bruciata viva nella sua stessa casa, punita dal branco – che l'aveva ripetutamente stuprata – per avere denunciato le violenze subite. Un gigantesco velo di violenza aveva già scosso il Paese lo scorso anno, dopo il mostruoso stupro consumato su un mezzo di trasporto pubblico al quale era seguita la morte di una giovanissima buttata giù dall'autobus, come un mucchio di stracci usati.
Una realtà sorprendente per l'immaginario mondiale sull'India – la grande e magnifica – alla quale, per lungo tempo, si guardava come luogo di spiritualità e che oggi è Paese dall'economia emergente, all'avanguardia nel progresso informatico e tecnologico. Una grande nazione che già dal 1966 aveva eletto un primo ministro donna, Indira Gandhi, ed ha, tuttora, nel suo corpo culturale, ministre, filosofe, studiose e star dello sport.
Tuttavia nella cultura tradizionale indiana le giovani donne vengono date in matrimonio perché siano buone mogli, produttrici di bambini e custodi della tradizione e non donne indipendenti. Inoltre, forte è attualmente l'impatto cinematografico che mostra costantemente uno stereotipo femminile di tipo fortemente tradizionale.
All'orribile violenza del 2012 era seguita immediatamente una ondata di sdegno in tutto il mondo. Le donne indiane erano scese in piazza a centinaia di migliaia. In tutte le società civili, grandi manifestazioni di solidarietà e di rabbia. Il mondo guardava allibito un Paese nel quale una donna veniva violentata ogni venti minuti. Nel quale gli uomini non sono ancora in grado di accettare la maggiore indipendenza delle donne e impiegano mezzi di crescente bestialità per frenarne le ambizioni: "Se le ragazze se ne vanno in giro liberamente e senza discrezione, è ovvio che i giovani commettano degli errori". E' il consueto drammatico problema culturale che presenta ovunque, nel mondo, la sua realtà inaccettabile.
E ancora una volta una ragazza (della quale non si conosce il nome, protetto dalla privacy per i reati di violenza) di soli sedici anni (o appena di dodici) ha perduto la vita, con una tragica "escalation" di raccapriccio, se si può dare un grado all'orrore. La prima violenza su di lei risale al 26 ottobre scorso. A Madhyamgam, un'ora e mezza da Calcutta. Sei giovani, o forse un numero maggiore, violentano la giovane abbandonandola poi in un campo nei pressi della sua abitazione. Subito dopo la sua coraggiosa denuncia alla polizia locale, sulla strada verso casa, la ragazza subisce una nuova serie di violenze. L'abbandonano poi, ferita e priva di conoscenza accanto ai binari della ferrovia. Gli aggressori vengono individuati. Seguono, quindi, da parte loro e di chi li sostiene, pesanti minacce per ottenere il ritiro della denuncia. Allo stesso trattamento intimidatorio viene sottoposto anche il padre della ragazza, un tassista iscritto al sindacato comunista. Ancora una volta difensori dei diritto delle donne organizzano a Calcutta grandi manifestazioni di solidarietà facendo notare che le forze di polizia non avevano dato la loro protezione dopo la prima aggressione.
Il clima politico pre-elettorale, in India, è attualmente rovente nell'attesa delle legislative di primavera. Il delitto si trasforma in una battaglia politica con violenti scontri di piazza. Ma non è finita. A dicembre i bruti raggiungono la ragazza nella sua stessa casa e le danno fuoco. Si spegnerà così l'ultimo giorno dell'anno 2013, tra i fuochi di fine d'anno, la giovanissima vita di una vittima dell'ennesima violenza sulle donne. Particolare pietoso: l'autopsia rivelerà nel suo corpo una incipiente gravidanza frutto della brutalità subita.
Violenze materiali e sociali gravano ancora sulle donne di tutto il mondo. E' noto. La situazione in India è emergenza. A Nuova Delhi nel 2013 i casi di stupro sono stati 1.439, il doppio di quelli denunciati nell'anno precedente. Una grandissima parte delle donne indiane sono sottoposte a violenze e discriminazioni pesanti nella famiglia, nei luoghi di lavoro, nelle scuole nei piccoli villaggi, nelle superaffollate metropoli, nelle strade.
Sono tante le ragioni di questa catena inarrestabile di delitti sessuali: povertà, ignoranza, sistema delle caste, superstizioni. Una realtà dalle radici antiche che dai tempi più remoti ha perseguitato le donne oggi è sotto i riflettori del mondo. I movimenti politici e di opinione, i movimenti delle donne, ormai non più separate dagli uomini ma insieme, sperano di spingere il governo centrale a compiere passi decisivi nell'affrontare il fenomeno. I ritardi sono stati enormi e la situazione è precipitata.
E' appena giunta una consolante notizia: sui mezzi pubblici saranno istallati telecamere e dispositivi di carattere ultrasensibile a tutela delle donne. L'ultima tragedia ha inoltre spinto il governo indiano ad approvare una legge che inasprisce le pene per gli autori di violenze sessuali. La nuova legge introduce addirittura la pena di morte nei casi di stupro seguito dalla morte della vittima o in caso di recidiva. Non si riconosce, però, come reato lo stupro commesso dal coniuge. Tuttavia il successo contro la violenza sessuale è il risultato, a lungo termine, di una rinnovata educazione culturale che consenta il superamento di questa piaga sociale, retaggio di tempi ormai superati dalla storia.


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