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"Porto Fluviale Occupato", una comune di 120 famiglie a Marconi

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Gabriella Pierre Louis

26-04-2014

Ad un a passo dal "Ponte di Ferro" (che collega Marconi con Ostiense-Garbatella-Piramide), su via del Porto Fluviale, c'è una realtà che rappresenta un nuovo modello di società, di cittadinanza attiva e di condivisione e lotta per i diritti: "Porto Fluviale Occupato" (civico 12-18). Un immobile lasciato al degrado ed autogestito da 11 anni dal Coordinamento Cittadino di lotta per la Casa, in cui vivono circa 120 nuclei familiari, ufficialmente residenti.
A seguito dei recenti sgomberi improvvisi e violenti dalla polizia, di spazi partecipati, occupati e autogestiti da cittadini, in cui è riemerso con forza a Roma il tema del "diritto dell'abitare", abbiamo voluto dare voce a questa presenza ormai radicata sul territorio, incontrando alcuni occupanti, Fulvio, Flavia e Giulia.
Ciao, da quanti anni vivete qui?
Flavia: "Faccio parte dell'ultima generazione di occupanti, ho 31 anni vivo qui da un anno. E come gli altri ho molto a cuore il tema dei diritti sociali per tutti e dei servizi per i cittadini".
Giulia: "La mia vita è cambiata da quando vivo qui, qui si riparte dal bisogno di ognuno, non dal profitto di pochi".
Fulvio: "Questo immobile è stato occupato dal Coordinamento Cittadino di Lotta per la Casa, il 2 giugno 2003, da cui nasce un movimento auto-organizzato senza delega, basato su un sistema assembleare, d‘identità politica molto forte, perché antifascista: il 'Porto Fluviale Occupato'. E' un movimento eterogeneo di giovani, famiglie con bambini, stranieri, senza distinzioni di razza, sesso ed età. Noi tutti lavoriamo, i bambini vanno regolarmente a scuola, tuttavia con il lavoro che facciamo abbiamo difficoltà ad accedere ad un canone di affitto proporzionale alle nostre possibilità, quindi abbiamo deciso di occupare spazi inutilizzati per farci una vera e propria casa per ognuno. Questi spazi sono stati completamente riqualificati e ristrutturati da noi negli anni con la fatica ed il sudore quotidiano, ciò che vedete adesso qui è frutto di un lungo lavoro fatto da noi con le nostre risorse. Abbiamo verniciato le sale, ristrutturato il sistema fognario e idrico etc. Insieme ai compagni abbiamo riqualificato ridonando vita a spazi, prima inagibili e ora aperti al quartiere, anche se dobbiamo rimettere a posto il tetto, spesa che ci costerà 8 mila euro. Ora ci troviamo comunque in una fase più rilassata, quella dell'abbellimento degli ambienti. Infatti, nel 2013 il celebre artista italiano dello street-art Blu, un compagno, si è offerto gratuitamente di realizzare il bellissimo Murale tribale (ancora in corso), multi colorato che ricopre il nostro edificio ed altri attigui sulla via".
In cosa consiste questo interessante progetto?
Fulvio: "E' un insieme di laboratori, servizi aperti. C'è una scuola di lingue popolare, 'Il Porto Parlante', in cui teniamo corsi di inglese e spagnolo; molto frequentato da persone esterne o da studenti, lezioni di italiano per gli immigrati e i figli degli immigrati che già vanno a scuola e necessitano però di un approfondimento. Abbiamo una 'Circo-officina per giocolieri', aperta 5 giorni a settimana, fornita di attrezzi utili agli artisti di strada per allenarsi, grazie al quale vengono presentate periodicamente serate di cabaret, la sala cinema 'TitaniK Cinema', aperta il giovedì e il venerdì, in cui invitiamo anche i registi, e la 'Sala da thè' in cui ospitiamo anche mostre e presentazioni di libri. Con questo progetto vogliamo offrire un nuovo modello di società sostenibile, solidale, non basata sul profitto ma sul principio di gratuità, di mutualità, per cui ogni soldo è speso per le attività, sostenere altre forme di lotta, per aiutare compagni detenuti, etc. Vogliamo rappresentare un elemento di rottura con la deriva commerciale e speculativa in cui verte il quartiere in questi ultimi anni, con servizi che diminuiscono; noi vogliamo liberare non solo noi stessi ma anche altre vite dal non avere un'abitazione. Questa diciamo è la nostra battaglia sul territorio e quindi la nostra militanza".
E' una grande soddisfazione per voi essere riusciti a sviluppare queste iniziative?
Fulvio: Sì molto, perché realizzate con dura fatica. Poi proprio quest'anno abbiamo ricevuto una buona notizia, frutto di lunghe battaglie: da quest'anno l'immobile non è più di proprietà dell'Esercito Militare, ma del Comune di Roma, quindi si apre uno spiraglio; la possibilità – secondo la legge regionale dell'auto-recupero – che il Comune di Roma stanzi fondi per un recupero dell'immobile e lo adibisca ad uso abitativo. Oggi ci sono già un centinaio di ex occupanti che vivono in spazi ora auto recuperati.


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