:: LETTERE ::
L'indiano Asim che con la sua bottega consola i nottambuli

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F.F.

28-06-2014

C'è l'indiano Asim che ha aperto a Trastevere, c'è Amir (che invece viene dal Bangladesh) che lavora con moglie e figlia a Montesacro, e con loro tanti altri. Le loro botteghe – minuscole babele di frutta e lattine, verdura, e scatolette – soccorrono i tanti che, nel centro storico ma via via anche nelle periferie, fanno tardi o sono nottambuli, trovano i negozi e i supermercati oramai chiusi ma cercano l'essenziale per una cena. E loro son lì, pronti a venderti, a prezzo onesto, un chilo d'uva, un cespo di insalata, due bevande, il tonno sott'olio. Esattamente come accade da sempre a New York, a Londra, a Parigi, a Berlino.
Il segreto di Asim, di Amir, dei tanti altri immigrati dall'Asia meridionale? Aprono al mattino, sì, ma cominciano davvero a lavorare proprio quando le altre serrande si abbassano. Nessuna pubblicità, insegne discrete, basta un passaparola tra amici, tra condomini, tra mamme ai giardinetti.
Le corporazioni ancora non reagiscono, e tacciono il comune e i municipi di fronte alla discrezione con cui Asim (è lui che conosco e frequento più spesso) ignora i grotteschi tentativi, o le ricorrenti tentazioni, di imporre chiusure serali e domenicali dei negozi. C'è forse chi ha da ridire sull'esercizio del piccolo commercio notturno, e verrà forse il momento della sua protesta. Ma il nottambulo, o anche solo chi arriva tardi a casa dall'ufficio, avrebbe a sua volta da ridire, e da protestare altrettanto energicamente, se una forma di civiltà dei piccoli consumi (diffusissima peraltro in tutte le grandi città del mondo) fosse soffocata per interessi di bottega. Di una bottega un po' più grande ma indisponibile per chi non ha avuto tempo di entrarci in orario canonico.
Impressionante il contrappasso. Asim mi ha raccontato dello sciopero di milioni di bottegai, un paio d'anni addietro a New Delhi, a Mumbai, a Bangalore, contro la liberalizzazione delle licenze ai supermercati stranieri, americani e francesi soprattutto. Lui era tra quelli. Ora lavora in pace, qui tra noi. Lasciamo in pace lui e gli altri che, come Amir, sono il pronto soccorso del nottambulo affamato.


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