:: LETTERE ::
Rieccomi a casa (scusate il ritardo). Ma la situazione non è migliorata, anzi...

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20-09-2014

Il volo AZ per Roma parte con oltre un'ora di ritardo per il tardivo arrivo dell'aereo dall'Italia. Quasi due ore l'attesa per i bagagli a Fiumicino perché, ci dicono, c'è un solo addetto Alitalia in campo. In compenso il prezzo del biglietto ferroviario è rimasto invariato dall'ultimo aumento di qualche mese fa. Si arriva a casa come dopo essere stati in discoteca, invece dell'imbrunire come era previsto.
Dopo il caffè mattutino, senza latte purtroppo, dal balcone osservo in particolare il movimento attorno ai cassonetti della spazzatura posti sotto casa, convinto che esso è un ottimo indicatore del cambiamento sociale. Mi accorgo subito che le cose sono peggiorate e che gli stessi contenitori, dove in parte (perché gran parte è fuori da essi!) finisce di tutto "indifferenziatamente", più tempo passa e più diventano un bubbone pericoloso per la salute dei passanti e degli abitanti e non si capisce come non venga in mente ai responsabili di rimuoverli e trovare un'altra più valida soluzione. Il negoziante di fronte ristruttura e manda gli operai a buon prezzo ad intasare senza alcuna selezione i vari cassonetti, abbandonando sotto di essi "spazzatura" più ingombrante come intere vetrate o vecchie porte così da non dare alcuna possibilità di accesso al rarissimo cittadino che vorrebbe depositare le buste differenziate. Lo stesso fa l'impresa che in questo periodo svolge dei lavori in zona. I cassonetti, così come sono, sono in realtà inavvicinabili per chi vorrebbe contribuire alla raccolta differenziata e rispettare le regole, essendo diventati "proprietà privata" ad uso di discarica da parte del vario genere di commercio (i cui esercenti giungono con carriole piene perfino da zone limitrofe), dalla gran parte di cittadini spronati da questo andazzo a fare lo stesso e dai veri professionisti della raccolta "differenziata" quali i rom (peccato che il resto che non interessa lo lascino fuori! Ma tant'è... con l'andazzo che c'è, nessuno ha da dire!), i quali armati di carrelli "anonimi" dei supermercati e di carrozzelle senza bambini e ferri-armi improprie per raggiungerne il fondo, a cui per capacità e dedizione h24 Roma Capitale potrebbe appaltare il servizio al posto del fantasma AMA. Nessuno sa se il minoritario cittadino corretto avrà aumenti in bolletta a causa dell'utilizzo improprio dei cassonetti e dell'aumentata sporcizia sulle strade.
Osservo – in mezzo a cartacce e cacche di cani – il via vai della gente chiusa nel suo particulare e indifferente al resto (si ha la sensazione che in modo bulimico ognuno fa quello che vuole in una sorta di anarchia lontanamente somigliante a quanto avveniva nel villaggio Macondo descritto da Garcia Marquez). Mi viene da pensare a certe realtà indiane o mediorientali o anche all'omertà e alle "vacche sacre" della Piana di Gioia Tauro.
Dalla radio sento che il nostro Giamburrasca chiede mille giorni per cambiare l'Italia e penso: basteranno davvero? Ha fatto bene i conti di quanto tempo è necessario per un'efficace terapia capace di far uscire la gente soprattutto dalla lunga depressione psichico-culturale e non solo economica? Un recupero di decimali di PIL o anche di tasso occupazionale sono sufficienti al fine del riequilibrio dei comportamenti sociali, del miglior funzionamento delle istituzioni e della rivalorizzazione del bene comune in un'organizzazione sociale sempre più multietnica? Il privato che non investe quanto il pubblico pervaso dalla corruzione, oltre che il comune cittadino succube e silente, saranno veramente pronti ed attrezzati al cambiamento e all'innovazione fra mille giorni oppure si deve fare ancora in tutto il Paese quella "rivoluzione culturale" che nel secolo scorso Guido Dorso pensava fosse indispensabile per il Sud?


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