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Minzolini diviso tra Isis e Ruby (ma con l'incubo del peculato)

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Sergio Sergi

21-11-2015

"Uno, due, tre missili micidiali. La violenza sembra quella di una guerra, termine che Matteo Renzi rifiuta di pronunciare contro l'Isis, ma che a quanto pare abbiamo in casa. Da anni e anni".
Così, su Il Giornale, il senatore Augusto Minzolini, già direttore del Tg1, si cimenta sulla drammatica attualità. Questo incipit del suo articolo trasmette, per l'appunto, tutta la gravità del momento. Rende efficacemente il clima. Il lettore si aspetta, dal capoverso successivo, altri brividi. Infatti, Minzolini non delude e va dritto al problema. E, con tutto il pathos che possiede, spara: "Siamo al Ruby Ter". E alla nuova richiesta di rinvio a giudizio per Berlusconi.
Ora bisogna sapere, specie a beneficio di chi ha mancato la lettura del quotidiano, che questo capolavoro che stiamo citando è stato posto a sorreggere, in sinergico e identico afflato, il titolo principale della prima pagina. Un titolo, come si dice, di "scatola", e che drammaticamente annuncia: "Nuovo agguato a Berlusconi". E uno, ignaro e distratto sulle cose del mondo ma non di quelle accadute a Parigi, pensa subito a una violazione del corpo dell'ex Cavaliere. Come quando un deficiente gli lanciò una statuetta del Duomo di Milano e lo ferì, per fortuna lievemente, al volto. Oppure peggio: un agguato dell'Isis? Oddio, eccoli, sono già arrivati. Poi, una lettura affannata ma deliziante, anzi conciliante, rivela che l'"agguato" è quello della Procura di Milano e riguarda il tema delle Olgettine, le ragazze che transitavano da Arcore. Che sollievo, direte voi.
Invece il senatore, ex cavalier servente, spiega che nel mondo la consapevolezza del "non ritorno", di una terza guerra mondiale, come ha detto il Papa, fa "rimuovere nella memoria delle democrazie" i crimini efferati di Assad. Da noi, invece, da noi in Italia, "Paese sull'orlo del precipizio" che succede? Guarda un po', "ci si attarda per la terza volta sul caso Ruby".
Il pregevole articolo prosegue sino ad un'altra rivelazione e l'autore, educato, si scusa preventivamente con il lettore per l'autocitazione. Infatti, rende noto che in passato, quando era giornalista, fu assolto per peculato e adesso da senatore è stato condannato a due anni e 6 mesi. Quanto basta per far scattare la legge Severino ed espellerlo dal Senato. Esattamente al pari del suo Capo. Che dire? Meno male che l'Isis tutto questo non lo sa.


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