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Povero ex cavaliere, ma ci fa o ci è ?

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Federico Franzò

05-12-2015

Un eccezionale documento (non smentito dall'interessato) di irresponsabilità politica e, insieme, di grossolana, infantile invidia condita di un vero e proprio insulto alla politica estera dell'odiato governo del suo paese? Eccolo, sotto forma di mega intervista – una intera paginata – di Silvio Berlusconi al Corriere della Sera di mercoledì scorso. Cominciamo dall'inizio, proprio dalle prime righe. "Non vedo un'effettiva consapevolezza della gravità della situazione – dice il nostro ex cavaliere – da parte di molti leader occidentali. Sarà per mancanza di esperienza, per mancanza di idee, per paura, per condizionamenti ideologici". Chiaro? Bei tempi, invece, quelli in cui Berlusconi montava un tendone a Villa Pamphili per ospitarci Gheddafi e baciargli la mano quasi in ginocchio. E comunque: lui sì che se ne intende: non ha vantato sempre, da quando è stato disarcionato, che lui aveva il record di partecipazioni ai vertici mondiali. Lui aveva idee, esperienza, coraggio e soprattutto nessun condizionamento ideologico.
A proposito di esperienza, impagabile poco dopo il suo commento sullo (dice l'intervistatore) "scontro tra i suoi amici Putin ed Erdogan". Nessuna paura di Berlusconi a tranciare un paio di giudizi a difesa del leader russo ma, sotto sotto, anche all'altro suo bell'amico. "Credo – dice con seriosità – che l'abbattimento [dell'aereo russo nella zona di confine tra Turchia e Siria, ndr] sia stato un incidente" e comunque "capisco che Putin si senta tradito". Ma poi, in fretta, la difesa della Turchia: "Nel passato mi sono battuto per l'entrata della Turchia nell'Ue" ma "sono stato osteggiato dai pregiudizi di molti paesi". Ma "l'abbiamo tenuta fuori dalla porta" e allora "era inevitabile che prevalessero altri tipi di spinte". Che fossero e siano spinte dittatoriali e fasciste l'ex cavaliere si guarda bene dal dirlo.
Terzo e ultimo capolavoro di questa indecente sbrodolatura, a proposito stavolta della ipotizzata "grande alleanza" contro l'Isis. Domanda: l'Italia dovrebbe partecipare anche ad operazioni di terra in Siria? Risposta: "Non possiamo illuderci che altri facciano le guerre per noi e aspettare di lucrarne i benefici". Già, ma se un intervento attivo dell'Italia provocasse azioni terroristiche sul territorio italiano? "La pavidità non ci mette certamente al riparo". Questa è l'interpretazione della (almeno in questo caso sì) sacrosanta prudenza di Palazzo Chigi, degli Esteri e della Difesa? Berlusconi si dovrebbe (figuriamoci) vergognare. E invece no, crede di essere ancora in groppa a un grande cavallo bianco e spara la Grande Idea Risolutrice: "Un incontro in Italia dei leader più importanti del fronte contro lo stato islamico". Lui è "a disposizione del mio Paese". Peccato che, a parte l'amico Putin, ai leader più importanti scappava da ridere quando ne parlavano…


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