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La legge non ammette ignoranza, ma...

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Carlo Bernardi

19-12-2015

Ignorantia legis non excusat. Questa locuzione latina, nota in ambito giuridico, che letteralmente significa "l'ignoranza della legge non scusa [la violazione]" e che volgarmente viene semplificata con "la legge non ammette ignoranza", può essere applicata anche nel caso del fallimento delle quattro banche salvate dal Governo insieme ai depositi dei correntisti. Di fronte però alla vera e propria truffa perpetrata ai danni di investitori ingenui che hanno avuto garanzie verbali (verba volant, direbbero ancora i latini) proprio dalle banche di cui si fidavano sul contenuto delle disposizioni che accompagnavano l'acquisto dei bond che erano loro offerti, c'è da restare sorpresi su come si sia approfittato dell'ingenuità di risparmiatori inconsapevoli dei rischi della finanza.
Ora, a prescindere da come la vicenda andrà a finire e della restituzione (parziale e solo per gli investitori ingannati) delle perdite subite, quello che gli italiani si aspettano è che i responsabili dei prodotti, che l'Europa ha definito invendibili ai risparmiatori, non siano mai più ricollocati in posti di responsabilità e di loro non si senta più parlare. Se poi fosse provata la loro responsabilità penale ci si dovrebbe aspettare anche il sequestro dell'intero loro patrimonio, comprese le rendite, per incrementare il risarcimento del danno subito dai risparmiatori. Solo così sarebbero tutti cautelati da tentativi fraudolenti che altre banche potrebbero adottare per coprire le perdite prodotte da cattive gestioni.
In ogni caso tutti, Governo compreso, devono sapere che questa vicenda ha definitivamente compromesso la fiducia che i cittadini hanno nei confronti degli istituti di credito e che questo renderà più difficile, in futuro, ogni rapporto che non sia più che garantito e fondato su una totale trasparenza.


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