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Ponte sullo Stretto? Ho cambiato idea!

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Andrea Lijoi

19-12-2015

Ve lo immaginate il ponte sullo Stretto di Messina tutto illuminato con le luci del Natale, attraversato da turisti provenienti dalle fredde terre del Nord o dal lontano Giappone? Quanti abitanti di questo nostro pianeta hanno riposto in un angolo del proprio subconscio il desiderio di poter un giorno ammirare, assieme al Colosseo, questa meraviglia dell'opera umana di cui hanno sentito parlare?
Già, hanno saputo del grande progetto e sono rimasti delusi del fatto che è rimasta un'opera virtuale destinata ad essere confinata nell'immaginario collettivo. Delusi anche dal fatto che i discendenti di Leonardo e Michelangelo sono andati in giro per il mondo a realizzare fantastiche opere abbandonando il progetto del Ponte. Eppure, tanti in ogni dove si erano offerti a contribuire alla sua realizzazione.
In verità vi sono state molteplici contingenze storiche ed economiche che hanno condizionato la fattibilità dell'opera. Ma determinanti contro la sua realizzazione sono state le scelte politiche spesso condizionate da una sorta di sanfedismo tuttora regnante.
Da convinto sostenitore delle ragioni del No al Ponte – soprattutto perché persuaso che specie al Sud ed in particolare in Sicilia ed in Calabria, territori spogliati e serventi del dominante Centro-Nord nel miope perdurante dualismo socioeconomico nazionale, c'erano e ci sono da fare le opere di base per uno sviluppo, prima di pensare alla "grande opera" – oggi devo dire di aver cambiato opinione.
Visto e verificato che il "pane" delle innumerevoli opere infrastrutturali di base per poter avviare lo sviluppo meridionale non è "in agenda" da oltre mezzo secolo e dopo circa venticinque anni di aiuti europei mediante specifiche risorse destinate a zone con deficit di sviluppo e andate in fumo, non è che, invertendo l'ordine dei fattori, proprio la presenza del "companatico" Ponte possa rappresentare quella leva mancante e quella spinta reale capace di fare finalmente anche le necessarie basi dello sviluppo?
Essendoci il Ponte, si potrà non realizzare quelle opere indispensabili per poterci arrivare al meglio?
Esso di per sé potrebbe costituire la svolta mai giunta per il turismo e l'intera economia non solo delle due regioni interessate ma di tutto il Sud e rappresentare l'avvio del superamento del gap con il resto d'Italia e delle regioni europee sviluppate, specie in considerazione del "ponte" economico con i Paesi del bacino del Mediterraneo che tale svolta implica.
A noi, magari tornando da un viaggio in Danimarca impressionati dei magnifici grandi ponti e tunnel sopra e sotto il mare, colà realizzati e vissuti, non resta che, al di là delle opinioni culturali e politiche e di fattibilità economica, sognare di poter camminare sul mare dello Stretto tra Reggio Calabria e Messina e credere che possano farlo i figli e nipoti.


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