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Obama nomina Garland alla Corte Suprema e sfida i repubblicani

Lettere dall'America

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Domenico Maceri*

21-03-2016

Quando il giudice della Corte Suprema John Paul Stevens andò in pensione nel 2010, il senatore Orrin Hatch, repubblicano dell'Utah, disse che il presidente Barack Obama lo avrebbe potuto rimpiazzare con Merrick Garland, un candidato che avrebbe ricevuto la conferma del Senato in modo "bipartisan." Quella volta Obama scelse Elena Kagan, ma recentemente ha indicato il candidato di Hatch per sostituire Antonin Scalia, morto il 13 febbraio scorso. Hatch questa volta ha cambiato, idea dicendo che adesso la cosa migliore è aspettare finché un altro presidente sarà alla Casa Bianca.
Ipocrisia? Ovviamente. Obama ha svolto il suo compito come richiede la Costituzione ed ha nominato un giudice altamente qualificato. La leadership repubblicana però continua ad insistere: non considereranno la nomina perché Obama è all'ultimo anno della sua presidenza.
Ciononostante, la linea intransigente dei repubblicani comincia a fratturarsi e otto senatori, incluso il senatore Charles Grassley, presidente della Commissione Giustizia al Senato, hanno detto che si incontreranno con Garland. Ciò non vuol dire che Garland sarà confermato ma suggerisce che i senatori repubblicani farebbero bene a prenderlo in considerazione vedendo all'orizzonte la buona possibilità di Hillary Clinton presidente con una nomina molto più liberal.
Obama, da buon centrista, non ha fatto altro che nominare un individuo che ha buonissime possibilità di essere approvato, date le sue credenziali moderate anche se tendono lievemente a sinistra. Garland fu nominato dal presidente Bill Clinton nel 1995 a giudice della Corte di Appello di Washington D.C., della quale adesso è il presidente. Dopo due lauree dalla Harvard University ha lavorato da privato e poi ha iniziato il suo servizio al governo, distinguendosi per le indagini coordinate sull'attentato di Oklahoma City che si conclusero con la condanna a morte di Timothy McVeigh nel 2001. Garland è considerato qualificato sia dalla sinistra che dalla destra. Quindi la sua conferma si baserà puramente su questioni politiche. Obama ha agito di astuzia nominando un individuo che i repubblicani hanno già approvato in grande maggioranza per la Corte di Appello nel 1997.
Anche alcune voci di sinistra hanno comunque mostrato il loro disappunto. Il gruppo liberal NOW (National Association of Women) lo considera come scelta poco buona. Dal lato opposto la NRA (National Rifle Association) è dispiaciuta, specialmente per le decisioni di Garland sul possesso di armi da fuoco. Le sue esperienze ci suggeriscono però che, se confermato, Garland non sposterebbe l'ago della bilancia necessariamente a sinistra ma diventerebbe un altro Anthony Kennedy, attuale giudice della Corte Suprema, i cui voti fanno piacere a volte alla sinistra, a volte alla destra.
Evitando di scegliere un giudice liberal, Obama ha messo i repubblicani in imbarazzo offrendogli una scelta accettabile che difficilmente potranno rifiutare. Ecco perché alcuni senatori hanno già dato segnali di disponibilità ad incontrare il neo nominato.
Ciò si capisce anche dal punto di vista politico al livello senatoriale. Sette senatori devono correre per la loro rielezione in Stati dove i voti degli indipendenti tendenti verso Obama saranno necessari per la loro vittoria. Ad aumentare le incertezze di questi senatori si profila anche la probabile nomination di Donald Trump come portabandiera del Partito Repubblicano. Una tale eventualità fa prevedere non solo una sconfitta del Gop alle presidenziali di novembre ma anche la possibile perdita della maggioranza repubblicana al Senato.
I sondaggi ci dicono anche che gli americani hanno capito il gioco dei repubblicani e che la loro scusa di non confermare il candidato in un anno di elezione presidenziale non è altro che ipocrisia. Un sondaggio del Washington Post/ABC News ha scoperto che il 63 percento degli americani crede che il Senato dovrebbe considerare la nomina e votare se confermarlo o no.
Il presidente del Senato Mitch McConnell continua a dire che il "popolo americano deve avere una voce nella nomina del sostituto di Scalia" mediante le elezioni presidenziali. McConnell dimentica che ciò è già avvenuto nel 2008 e 2012, quando gli americani elessero Obama, presidente in carica. L'azione di McConnell è antidemocratica perché cerca di fare tacere la voce espressa dal popolo americano.

*Docente di lingue presso l'Allan Hancock College, Santa Maria, California (dmaceri@gmail.com)


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