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Referendum: non sono per il Sì ma neanche per il No. Cosa faccio?

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Giorgio Pierotti

30-11-2016

Caro Pontediferro, torno a scriverti alla vigilia di questo referendum, in un momento che vivo come di grande confusione politica. Non ho le idee molto chiare ed al momento non ho ancora deciso come voterò, anche se ovviamente non mi sottrarrò al dovere civico di contribuire alla decisione pubblica.
Il modo in cui è nata questa modifica costituzionale non mi ė piaciuto: si doveva fare cercando di includere tutte le opposizioni, non una opposizione preferita. Il famoso accordo del Nazareno non è stato un buon viatico per questa riforma. Anche perché Berlusconi, alla prima occasione, ti molla. Ed anche perché a voler fare da soli, poi si resta davvero soli di fronte al voto.
Certo, le altre opposizioni, come i Cinque Stelle o la Lega, non volevano nessun accordo con la maggioranza, ma si sarebbe dovuto rendere pubblico il dibattito e mettere in evidenza chi voleva contribuire a riforme inseguite dagli anni ‘80, per uno snellimento del potere decisionale, e chi no.
Così invece è stata una modifica portata avanti a forza, a dispetto di tutte le critiche arrivate da sinistra (anche interna al Pd). Almeno finché la maggioranza al Senato non si è assottigliata, e si è cominciato a tener malvolentieri conto delle critiche interne, a partire dalla non eleggibilità diretta del Senato.
Su tutte queste basi, pensavo: caro Renzi, questo voler fare una modifica "tua" non va bene, così te le voti da solo.
Sono passati quasi due anni, ed oggi l'arroganza di Renzi non mi pare più la peggiore minaccia per il nostro Paese. Assieme ad una ideologia filo-imprenditoriale che non posso condividere, gli riconosco un approccio europeista giustamente critico ed il coraggio di mostrare solidarietà alle masse di disgraziati che approdano sulle nostre coste, anche sapendo benissimo di non essere popolare su questo tema.
Nel merito della riforma: sono andato un po' indietro nel tempo, ed ho trovato sul programma dell'Unione di Prodi del 2006 la volontà di "realizzare un efficace bicameralismo differenziato, attraverso un Senato che sia luogo di effettiva rappresentanza delle autonomie territoriali, titolare di competenze legislative differenziate rispetto alla Camera dei Deputati ". Detta così, sembra la riforma proposta oggi, almeno a grandi linee. In diversi paesi europei il Senato rappresenta effettivamente le regioni e non viene eletto direttamente. Anche se preferirei l'elezione diretta dei senatori, che non è esclusa dalla riforma su cui votiamo, perché le legge elettorale del Senato resta legge ordinaria.
La riforma contiene una serie di elementi: la complessa definizione della modalità di approvazione delle leggi sulla base dell'argomento, la revisione del quorum per l'elezione del presidente della Repubblica o per la validità di referendum abrogativi, il ricorso preventivo alla Corte Costituzionale per le nuove leggi elettorali, la rivisitazione dei poteri di Stato e Regioni con l'eliminazione delle Province, per citare i principali. Sono molti gli aspetti che fanno riflettere, e su alcuni rimane il dubbio se siano davvero migliorativi. Non mi pare abbiano senso urla e accuse su un presunto nuovo sistema autoritario. Nel merito, valutare il meccanismo definito dal nuovo bicameralismo è una riflessione complessa e difficile.
Ma cosa succederà in Italia dal 5 dicembre? Questa è la domanda che mi preme di più, dato che ne' il vecchio ne' il nuovo modo di legiferare mi fanno paura. Invece mi fa paura come sta diventando il mondo in cui vivo. Crisi economica, migranti, terrorismo. La Brexit, la vittoria di Trump, l'avanzata dei populismi che riescono con facilità a raccogliere il consenso di masse in difficoltà, con emergenze sociali come disoccupazione, povertà, bassi redditi. La società dei diritti liberali, degli equilibri economici liberisti tra domanda ed offerta sono quanto mai utopie (altro che il comunismo!) lontane dalla realtà. L'economia e la convivenza sociale sono inceppate, la rabbia spesso lascia spazio all'odio incontrollato.
Ovviamente non si tratta di reprimere tutto questo, ne' di esprimere condanna morale o altezzosa superiorità culturale, ma di affrontare i problemi e cercare di riportare risorse e politica dalla parte dei cittadini. E i cittadini dalla parte della politica. Non ci servono Grillo e Salvini, due mali diversi ma entrambi portatori di risposte illusorie e talvolta fascistoidi, ma solo di superficie.
Servirebbe una sinistra capace di declinare in concreto questi atti, ma oggi vediamo un ceto politico ultra-frammentato, incapace di incalzare Renzi ed equilibrarne gli eccessi, personali e soprattutto politici. L'Italia è tra i Paesi in Europa con la più bassa crescita economica e in crisi morale (e di morale); non è un cambiamento liberista alla Blair che ci serve (siamo in ritardo di vent'anni anche su questo!), però una scossa è necessaria e una modernizzazione purchessia è forse oggi meglio di niente. Non è quello che vogliamo, certo, desideriamo una società più giusta, ma non vorrei tra pochi anni trovarmi inflitta la lezione degli opinionisti del giorno dopo, severi censori di quella sinistra divisa che ha spianò la strada ai nuovi fascismi.


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