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I massacri del fascismo in terra d'africa: ottanta anni fa la strage dimenticata di Debre-Libanos

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Rosanna Pilolli

09-04-2017

"Il massacro di Debre-Libanos" ottanta anni fa. Una strage lontana nel tempo e nei luoghi dispersa nella mole delle carneficine del secolo scorso, rimossa dalla memoria collettiva degli italiani e da quella mondiale ancora avvolte dall'orrore degli stermini e dei lutti che la seconda guerra mondiale aveva appena lasciato dietro dagli sé. Terra d'Africa. La scure pesante del fascismo era calata spesso e con ferocia sulla "colonia" di Etiopia nella quale forte era la resistenza ai metodi violenti eseguiti per ordini diretti del Duce, dal governo locale anche se la popolazione etiope sapeva ben distinguere gli italiani dai fascisti. Tra le tante stragi compiute quelle fra l'inverno e la primavera del 1937 superano ogni limite per il numero delle vittime e per l'efferatezza dei metodi di morte di massa adoperati contro la popolazione inerme e incolpevole. I fatti prendono l'avvio dal fallito attentato al Vicerè Rodolfo Graziani durante la cerimonia per la nascita di Vittorio Emanuele figlio di Umberto II e quindi nipote del Re. Nel grande cortile del Palazzo Imperiale di Addis Abeba capitale d'Etiopia, insieme alla folla dei poveri richiamata dal donativo di propaganda di due talleri d'argento a testa , due intellettuali eritrei Abraham Debotch e Mogus Asghedom lanciano contro il palco alcune bombe a mano che uccidono quattro italiani e tre etiopi. Tra i cinquanta feriti lo stesso Graziani. Vengono immediatamente chiuse tutte le uscite del vasto cortile per impedire la fuga dei due attentatori. Si spara per ore lasciando un tappeto di morti e di uomini uccisi a colpi di scudiscio nei saloni del palazzo dove avevano cercato rifugio. La rappresaglia va avanti spietata per giorni. Scriverà un giornalista italiano presente ai fatti: "E' vendetta di manganelli e sbarre di ferro che accoppano chiunque si trovi in strada.
"E la stampa inglese precisa: "Vengon fatti arresti di massa, mandrie di neri sono spinti da tremendi colpi di "curbascio" come un gregge" Inutile dire che lo scempio atterra su gente inerme e innocente. Sull'enormità degli eccessi viene ordinato dall'alto il silenzio-stampa. In Italia nessuno deve sapere. Nella città chiusura di tutti i negozi, sospensione delle comunicazioni postali e telegrafiche: Addis Abeba è isolata dal mondo. Fonti etiopi parlano di 30.000 vittime. Quasi duemila uomini sono catturati e deportati in Italia. Un terzo morirà per malattie e denutrizione. La furia fascista non si placa. Nei mesi seguenti viene sferrato l'attacco alla Chiesa copta accusata di aver coperto gli attentatori che non si trovano nonostante la taglia di 10.000 talleri d'argento sulle loro teste. I sistemi di assalto ai cristiani arrivano a una maligna astuzia. Il battaglione eritreo composto principalmente da cristiani copti viene sostituito da un contingente somalo prevalentemente musulmano. La scia di sangue si snoda lungo i 150 Km che da Addis Abeba portano alla città convento di Debra-Libanos. Sono 115.422 abitazioni incendiate, i miseri "tucul" della povera gente: tre chiese e un convento sono completamente distrutti e 2.500 "ribelli" giustiziati sul posto. Debra-Libanos viene accerchiata dalle truppe sicure della copertura ad ogni enormità. Graziani infatti ordina di passare per le armi tutti i monaci che si trovano nella grande struttura conventuale. Tutti i religiosi moriranno con grande dignità. L'orgia di sangue continua senza sosta. Durante i giorni seguenti circa 2.000 uomini fra monaci e diaconi vengono assassinati . Le vittime con il capo coperto da un pesante cappuccio trasportate in un luogo deserto sull'orlo di uno strapiombo, strette le une alle altre vengono trucidate a colpi di mitraglia. Il Vicerè Rodolfo Graziani coperto da Mussolini che approvava il "repulisti" rivendicherà ogni responsabilità per la distruzione della Chiesa copta e il massacro dei cristiani come atto pienamente dovuto.


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