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Autonomi, una delega non fa primavera

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Giorgio Frasca Polara

10-04-2017

Questo articolo è comparso anche sul sito RadioArticolo1

Verso una nuova, relativamente organica regolamentazione a tutela del lavoro autonomo e del cosiddetto lavoro agile (quello basato sulla flessibilità di orari e di sede, caratterizzato dall'uso degli strumenti informatici). La Camera ha infatti approvato in seconda lettura – ma per le modifiche votate dai deputati il testo deve tornare al Senato – una legge-quadro su cui tuttavia si appuntano per la Cgil una serie di osservazioni specifiche per gli autonomi e di proposte di riformulazione per la parte relativa al lavoro agile. Il sindacato si è riservato comunque di presentare al Parlamento una più articolata memoria scritta.
Vediamo intanto i punti principali del provvedimento, segnalando anzitutto che in Italia, ad oggi, gli occupati indipendenti sono circa 4,7 milioni, il 59% dei quali lavorato in proprio: artigiani, commercianti, piccoli imprenditori. A quali rapporti si applicherebbe la nuova normativa? A quelli in cui il lavoratore si obbliga a compiere, verso un corrispettivo, un'opera o un servizio, con lavoro prevalentemente propri e senza vincolo di subordinazione nei confronti del committente. Con una modifica al codice civile si chiarisce che l'elemento caratterizzante l'aspetto della collaborazione coordinata è costituito dall'autonoma organizzazione del lavoro da parte del collaboratore.
A proposito dei committenti e di loro eventuali comportamenti scorretti: è affermata la inefficacia diretta delle clausole che attribuiscono loro la facoltà di modificare unilateralmente le condizioni del contratto o la recessione senza congruo preavviso; che stabiliscono termini di pagamento della fattura superiori ai 60 giorni. Abusivo anche il rifiuto del committente di stipulare il contratto in forma scritta. In questi tre casi l'autonomo ha diritto al risarcimento dei danni.
Inoltre il governo è delegato ad incrementare le prestazioni legate al versamento della contribuzione aggiuntiva per gli iscritti alla gestione separata con tre clausole: riduzione dei requisiti di accesso alle prestazioni di maternità; modifica dell'indennità di malattia incrementando i beneficiari; previsione di un aumento dell'aliquota aggiuntiva in misura possibilmente non superiore allo 0,5%.
Verrebbe inoltre stabilizzata ed estesa l'indennità disoccupazione: dal 1° luglio prossimo essa diventa permanente per i lavoratori con contratto di collaborazione coordinata e continuativa, e riguarda anche gli assegnisti e i dottorando di ricerca con borsa di studio. Deducibili totalmente le spese alberghiere e di vitto sostenute dal lavoratore autonomo per l'esecuzione di un in carico. Prevista anche l'estensione del diritto ad un trattamento economico per congedo parentale oltre alle madri anche ai padri, sempre che ambedue siano iscritti alla gestione separata.
In caso di gravidanza, malattia o infortunio di chi presta attività in via continuativa, il contratto non viene estinto ma può essere sospeso, su richiesta del lavoratore, senza diritto al corrispettivo sino a 150 giorni nell'anno. In caso di maternità, a previo consenso del committente, la lavoratrice autonoma ha la facoltà di essere sostituita da altro lavoratore autonomo di fiducia della lavoratrice gestante. Le spese di formazione e aggiornamento, oggi deducibili al 50%, lo sarebbero integralmente sino a un massimo di 10mila euro. Si prevede anche l'apertura di uno sportello dedicato agli autonomi presso ogni sede dei Centri per l'impiego e gli organismi di intermediazione in materia di lavoro.
A proposito del lavoro autonomo, la nota della Cgil esprime la contrarietà al metodo utilizzato dalla delega che, "valutando necessarie tutele specifiche per gli autonomi, continua nella logica della frammentazione del mercato del lavoro". Il sindacato ricorda che la sua proposta di legge d'iniziativa popolare (la Carta dei Diritti universali del lavoro) "propone una visione unitaria dei diritti in capo alle persone che lavorano". Nel merito: assenti misure per il sostegno al reddito per i periodi di crisi, assente la previsione di compensi minimi, assenti i diritti sindacali; senza contare le deleghe troppo ampie al governo su materie altamente delicate (salute e sicurezza).
Quanto al lavoro agile (sono già 250mila i dipendenti di aziende con più di dieci dipendenti che ne usufruiscono, e il fenomeno cresce), la legge-delega lo riconduce espressamente al mondo del lavoro subordinato, e precisa che la prestazione è eseguita in parte all'interno dell'azienda e in parte all'esterno senza una postazione fissa, entro i soli limiti di durata massima dell'orario giornaliero e settimanale. Le norme si applicano anche al settore del pubblico impiego in quanto compatibili.
Prevista l'applicabilità al lavoro agile degli incentivi di carattere fiscale e contributivo eventualmente riconosciuti in relazione ad incrementi di produttività ed efficienza del lavoro subordinato. Si stabilisce che il lavoratore agile abbia diritto ad un trattamento non inferiore a quello complessivamente applicato ai lavoratori che svolgono le medesime mansioni esclusivamente all'interno dell'azienda. A tale lavoratore può essere riconosciuto, nell'ambito dell'accordo, il diritto all'apprendimento permanente e alla periodica certificazione delle competenze. Sarà quell'accordo a disciplinare l'esercizio del potere di controllo da parte del datore di lavoro nel rispetto delle norme dello Statuto dei lavoratori. Anche l'agile ha diritto alla tutela contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.
Anche a proposito di questo capitolo la Cgil, se da un canto "valuta positivamente la sua riconduzione al lavoro subordinato", dall'altro canto ritiene che "questa disciplina non possa che riconoscere e sostenere la centralità della contrattazione collettiva (nazionale, territoriale, aziendale) come unica strada per rispondere a caratteristiche differenti per contesti settoriali, territoriali, aziendali, come peraltro dimostrano le differenti esperienze che si stanno accumulando sia in alcuni accordi aziendali che con rinnovi di contratti nazionali". Insomma, quando si ridiscuterà del progetto in Senato, sarà inevitabile un confronto con le osservazioni e le critiche della Cgil.


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