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Risse, pugni agli sconosciuti, per gioco e per rabbia: dal web alla realtà

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Rosanna Pilolli

23-04-2017

Si è appena attutita l'emozione per l'omicidio ad Alatri di un giovane di venti anni, commesso a pugni e calci dal branco di otto ragazzi coetanei della vittima per motivi futili. E purtroppo gli episodi di aggressività fra i giovani hanno continuato a imbottire le pagine di cronaca "nera" di tutta Italia. E' allarme per la pratica inarrestabile di violenza, complici l'alcol, la droga e non solo. Ad Ascoli, a Latina, a Roma. Nelle notti di sballo Trastevere si è trasformata in palcoscenico di aggressioni a cielo aperto improvvisate e violente. Un gruppetto di 4 o 5 bulli minaccia e aggredisce persone di ogni età. Né è stata indenne l'alba del giorno di Pasqua. In un bar di Via di Tor Cervara a S.Basilio, dopo una feroce rissa scatenata da motivi di nessuna importanza ingigantiti dalle troppe libagioni, le forze dell'ordine intervenute hanno fatto non poca fatica a fermare i contendenti. Alla fine sono state arrestate quattro persone. Un quinto protagonista è finito in ospedale con una chiave conficcata nella testa.
Sul piano della violenza assolutamente gratuita è apparsa da qualche tempo una nuova impresa di gruppo secondo le modalità di una gara. L'obiettivo fissato è di mandare "al tappeto" uno sconosciuto passante sferrandogli un unico pugno in pieno volto. Vince chi lo stende a terra con un colpo solo. L'idea prontamente recepita dai nostri teppisti e giovani bene in cerca di emozioni forti, arriva dagli Stati Uniti dove è nota come "ko game", veicolata da quei film nei quali la violenza è sovrana. Tra i primi casi in Italia ha fatto a suo tempo scalpore l'episodio di un tredicenne, in provincia di Venezia, aggredito davanti al padre da una persona ignota, senza alcuna ragione.
Aggressività diffusa dunque. Il picco della ferocia tocca anche l'informazione. Ogni notizia pubblicata – soprattutto politica – scatena una ridda di commenti violenti e forcaioli che rimbalzano uno sull'altro in un tappeto di inciviltà. Il web poi è terreno ideale di questa coltura virale. E' l'ora dell'incattivimento, del rancore senza freno, della rabbia contro avversari, rivali in amore, donne soprattutto, espressi con un linguaggio grossolano, rigurgitante di volgarità, di turpiloquio e di oscenità. Un rancore che non conosce limiti e che si estende dalla politica al sesso. Si diffonde così un clima di intolleranza che si trasmette nella realtà quotidiana e si insedia nei quartieri e nelle città.
"Cacciamo via gli immigrati a randellate" è una delle conclusioni ripetute e riportate più volte, aggiungendo alla consueta volgarità simbologie che ricordano il nazismo. E' accaduta qualcosa di molto grave: la perdita di ruolo che i corpi intermedi fra i cittadini e lo Stato hanno svolto negli anni, un grande compito di cultura e di educazione civile: partiti, sindacati, associazioni sportive, parrocchie e gruppi di cittadini non riescono più a canalizzare il malessere che la violenza, l'aggressività fisica e verbale manifestano.
Del resto il partito attualmente in testa nei sondaggi ha iniziato la sua ascesa con un "Vaffa day" e tonnellate di "vaffa" si abbattono ogni momento sulla vita sociale. E' un mantra. Si diventa violenti per frustrazione, per l'impossibilità di soddisfare le proprie esigenze anche essenziali, è vero. Ma soprattutto rende aggressivi la proposta continua di modelli aggressivi.


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