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L'appartamento francese. Due consigli di lettura per visitare la mostra di Boldini

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C. V.

23-04-2017

È un pomeriggio primaverile del 2010 quando l'esperto d'arte Marc Ottavi, accompagnato dal commissaire-priseur incaricato dagli eredi Beuagiron, apre le porte di un appartamento di Pigalle per inventariarne il contenuto. Con sua somma sorpresa gli appaiono ancora intatti i preziosi arredi delle stanze dove aveva vissuto Marthe de Florian, née Mathilde Héloïse Beaugiron, celebre demi-mondaine che nel suo salotto riceveva tutti i nomi che contavano della Parigi di fine ottocento, da Clemenceau a Proust.
"Le serrature si aprono stridendo – ricorda Ottavi – solo la porta getta un po' di luce nella penombra del corridoio dove ad accoglierci c'è uno struzzo impagliato. Tutto è grigio per la polvere del tempo, ingombro di mobili, vecchi giornali e bibelot decorativi". L'emozione più grande è scoprire un ritratto della bella Marthe, poco più che ventenne, sensualmente avvolta in una nuvola di pizzi e seta rosa, una collana di preziose perle a sottolineare l'elegante linea del collo. Il busto è inclinato in avanti, la testa voltata di profilo, la scollatura ampia e la mano destra è alzata a trattenere l'abito, oppure forse a scoprire, audace, la spalla. Ottavi riconosce subito il tocco di Boldini: "Quelle sciabolate di pennello, lunghi tratti che delimitano le forme, troppo lunghi per qualsiasi altro pittore, ma non per un virtuoso come Boldini. Quella spontaneità, quel volo gestuale, quel lirismo recano indubitabilmente il suo marchio".
Bisogna però averne la certezza, dato che quella tela non è mai stata esposta, ne è mai stata inserita nei cataloghi. Senza contare poi che in circolazione ci sono innumerevoli falsi prodotti da pittori che approfittando della notorietà dell'artista ferrarese non esitano neppure a firmarli col suo nome. Ottavi ritrova tra le lettere d'amore conservate con cura dalla de Florian un biglietto da visita con poche righe vergate da Boldini, che era evidentemente tra i suoi corteggiatori. Quindi un legame tra i due esisteva. Non solo, in un libro pubblicato negli anni cinquanta dalla vedova del pittore si fa cenno a un "ritratto di Marthe, 1889". E questa è la prova definitiva.
Per la cronaca il quadro, incontestabilmente attribuito a Boldini, verrà battuto all'asta al prezzo record di più di due milioni di euro.
La notizia è troppo golosa – con tutti gli elementi giusti: l'appartamento scrigno delle meraviglie, il dipinto ritrovato, l'affascinante modella e il pittore famoso, la Belle Époque e Parigi – per sfuggire all'attenzione di due scrittrici americane che si tuffano su cronache, cataloghi d'arte e documenti, dando infine alle stampe due romanzi che mescolano, ciascuno a suo modo, finzione e realtà per raccontare la vita Marthe de Florian, attrice e cortigiana di sconfinata ambizione e notevole bellezza, amata da ricchi banchieri e potenti politici. E anche dal pittore italiano più in voga, che nonostante la bassa statura e la calvizie incipiente faceva impazzire tutte le donne di Parigi. Prima ci prova Michelle Gable con il suo romanzo di esordio "A Paris Apartment" (St. Martin's Press, 2014; tr.it. "Un favoloso appartamento a Parigi", Newton Compton), poi Alyson Richman con "The Velvet Hours" (Berkeley, 2016).
Gable racconta le vicende sentimentali di April, romantica antiquaria americana che a Parigi trova il diario di Marthe de Florian e anche, come d'obbligo, l'amore. Richman intreccia invece la biografia di Marthe con quella della nipote Solange Beaugiron, che eredita il famoso appartamento e raccoglie le memorie della nonna.
In entrambi i romanzi il rosa prevale sulla historical fiction, ma offrono una piacevole e spensierata lettura che evoca gli anni della Belle Époque e può accompagnare la visita alla mostra dedicata a Boldini a Roma. Nelle sale del Vittoriano però cercherete invano il ritratto di Marthe: tra le "divine" Franca Florio, Vera de Nemidoff, Gabrielle de Rasty, manca Madame de Florian.



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