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Legge elettorale, chi per il proporzionale, chi per il maggioritario. Ma c'è la proposta del Pd: metà e metà

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Filippo Piccione

28-05-2017

Non c'è nulla di male se la nuova legge elettorale favorisce i partiti che siederanno in Parlamento. A patto però che essa garantisca la rappresentanza e la governabilità, come sostengono, almeno a parole, quasi tutti gli schieramenti politici. Ma se si guarda alle esperienze passate che hanno riguardato le riforme elettorali, questo obiettivo appare oggi più che mai un'utopia. Lo si è visto con il Porcellum che, sostituito il Mattarellum, è durato più dieci anni, nonostante, quasi all'unanimità, si chiedesse di cambiarlo il giorno dopo l'entrata in vigore. Lo si è constatato con l'Italicum, voluto da Renzi, bocciato dalla Consulta con una sentenza che indica i criteri da introdurre in una nuova legge cui occorre quanto prima mettere mano, rendendola omogenea nei due rami del Parlamento. Dopo il referendum del 4 dicembre e il verdetto della Corte costituzionale bisognava perciò varare una nuova legge elettorale che rispondesse ai criteri fissati dalla sentenza. Ma per molto tempo si è traccheggiato, in un tira e molla infinito, perché dalla data della sentenza non si è voluto trovare uno straccio d'accordo sui punti indicati nei vari disegni di legge all'esame della Commissione Affari Costituzionale.
Poiché alle prossime elezioni bisognerà andare con una nuova legge, anche dopo una sequela di stop and go, l'unica strada percorribile non resta che una discussione in Aula che era stata fissata per il 29 di maggio e che invece per vari motivi è stata spostata alla prima settimana di giugno. Niente di nuovo sotto il sole. Il temporeggiamento su questa materia è oramai un dato acquisito e fa parte dell'ordine delle idee e dei comportamenti dei vari gruppi parlamentari ai quali più che un sistema funzionale interessa il proprio tornaconto immediato.
Sarebbe tutto più semplice se in ogni rinvio, così come in ogni tentativo di proposta di riforma, non si alzasse sempre qualcuno pronto a sollevare obiezioni, accusando l'altro di voler fare una legge elettorale allo scopo esclusivo di garantire gli interessi del proprio partito. Una vignetta di Staino apparsa qualche giorno fa su l'Unità ci dà la misura precisa di come effettivamente stanno le cose: "Finiti i veti incrociati: ogni partito è pronto a fare una legge elettorale con chiunque ci stia. Purché la legge sia quella sua". L'attuale arco, un tempo si diceva "costituzionale", si divide in proporzionalisti e maggioritari. La proposta avanzata dal Pd, battezzata Rosatellum, dal nome del suo capogruppo alla Camera, potrebbe andare incontro alle esigenze dei due fronti contrapposti.
Ma non è tutto così scontato. Vediamone le condizioni: "La nostra posizione, malgrado la bocciatura del referendum, le cui conseguenze secondo Renzi sono instabilità e rischio paralisi, è che la legge elettorale aiuti la governabilità". La legge che il Pd ha proposto garantisce governabilità e rappresentanza e permette la nascita di coalizioni, pur lasciando ai partiti la campagna elettorale nei collegi. Nello specifico, la proposta dem è a metà fra il Mattarellum e il sistema elettorale tedesco (un voto al candidato, viene eletto chi ottiene più voti in ciascun collegio; un voto al partito, distribuzione su base nazionale con soglia al 5%). Prevede in sostanza il 50% di proporzionale e il 50% di collegi uninominali, quindi senza capolista bloccati e con possibilità di coalizioni. La soglia di sbarramento è al 5% come media fra quelle esistenti, il 3% al Senato e l'8% alla Camera.
Sulla base di quanto appena delineato vale la pena mettere a confronto i desiderata degli altri partiti e movimenti. A 5Stelle piace il Legatellum, che in altre parole è l'Italicum con le correzioni poste dalla Consulta, ma esteso anche al Senato per armonizzare i sistemi di voto. I seggi vengono ripartiti in modo proporzionale con un premio alla lista o al partito che raggiunge il 40%: niente quindi coalizioni. Restano i capolista bloccati. Da parte sua Berlusconi vuole il proporzionale per evitare una coalizione con la Lega di Salvini, il quale appoggia la proposta del Pd senza riserve, cioè metà maggioritario e metà proporzionale, con soglia al 5%. Questo era il quadro fino a quando Berlusconi non si è accorto del fatto che se dovesse andare in porto il Rosatellum, Forza Italia rischierebbe di diventare marginale. E per evitare un rischio del genere sarebbe pronto a trattare con il Pd la legge elettorale, lasciando persino la finestra aperta per il voto anticipato in autunno.


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