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Sempre più problematica la credibilità di Trump

Lettere dall'America

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Domenico Maceri*

12-06-2017

È tipico che durante la campagna politica i candidati facciano promesse che poi una volta eletti non mantengono o riescono a mettere in pratica solo in parte. Donald Trump invece è atipico visto che cambia opinione, dimenticando quello che aveva detto in passato. La sua credibilità dopo l'elezione viene però misurata più seriamente perché le sue parole adesso vengono accompagnate da fatti e devono fare i conti con i freni imposti da altri legislatori ma anche dai giudici.
Subito dopo avere licenziato James Comey, il direttore della Fbi, Trump ha rivelato di aver preso la decisione da solo, senza basarsi sulla raccomandazione di Rod Rosenstein, vice procuratore generale. I suoi portavoce, invece, avevano spiegato che il presidente aveva agito seguendo le indicazioni di Jeff Sessions, procuratore generale, e Rosenstein. Trump ha dunque messo in dubbio la credibilità dei suoi collaboratori, i quali dovranno domandarsi in futuro se le indicazioni del loro capo siano affidabili. Gli stessi dubbi sorgeranno nella mente dei giornalisti e dei cittadini americani.
Ci si aspetterebbe che il presidente degli Stati Uniti dica sempre la verità, tenendo conto del notevole peso che le sue parole hanno anche per il resto del mondo. Ma Trump non sembra avere capito che le sue asserzioni improvvisate possano avere conseguenze problematiche oltre che per lui stesso anche per altri. Nel suo recente incontro con funzionari russi alla Casa Bianca, il 45esimo presidente ha rivelato delle informazioni segrete in quanto utili a rafforzare l'alleanza con i russi per combattere l'Isis. Il problema però è che Trump in questo modo ha silurato la propria credibilità con gli alleati, i quali condividono informazioni segrete con gli americani, raccolte spesso con grandi sforzi e grazie ad agenti che rischiano la vita. I più colpiti da queste ultime rivelazioni di Trump sono stati gli israeliani perché il loro Paese è stata la fonte di queste informazioni. Trump da parte sua durante il viaggio in Israele ha assicurato che non aveva mai fatto il nome di Israele, confermando in questo modo paradossale quanto era stato rivelato dalla stampa.
Durante la campagna elettorale Trump aveva espresso parole molto dure verso l'Islam dicendo in un'occasione che "l'Islam ci odia". Per non parlare del suo bando verso tutti i musulmani che fu poi limitato nel suo ordine esecutivo soltanto a sei Paesi musulmani. Nel suo recente discorso in Arabia Saudita, però, Trump cambia rotta sottolineando i valori comuni e accusando l'Iran di essere causa di gran parte dell'instabilità nel Medio Oriente. Trump aveva scelto così di intromettersi nella lunga divisione fra sciiti e sunniti senza pronunciare nessuna parola di scusa per le sue frasi estremiste ed offensive verso l'Islam pronunciate durante la campagna elettorale. Qual'è il vero Trump rispetto all'Islam? Quello dell'anno scorso o quello di adesso?
Il Trump pre-elezioni inoltre aveva detto che tutti gli americani avrebbero goduto di copertura sanitaria. Il disegno di legge sulla sanità, approvato dalla Camera poche settimane fa, etichettato Trumpcare, continua nell'opera di demolizione della credibilità presidenziale. L'analisi imparziale del Congressional Budget Office ci ha informato che 23 milioni di americani perderebbero la copertura sanitaria se il Senato dovesse confermare la proposta della Camera. I più colpiti sarebbero i poveri considerando i duemila miliardi di tagli al Medicaid, la sanità per i meno abbienti.
L'annuncio del bilancio della Casa Bianca rinsalda questi attacchi ai poveri attraverso tagli molto profondi. Il presidente del Senato Mitch McConnell ha promesso di ignorare in gran parte la proposta di Trump. Certo tutto questo è alquanto ironico, se si pensa che tali misure andranno a colpire soprattutto la classe operaia, che in gran parte ha votato per Trump.
I fedelissimi di Trump non lo abbandoneranno, ma i più recenti sondaggi indicano che meno del 40 percento degli americani ne approva l'operato. Nel frattempo l'ombra del Russiagate continua a divenire più buia. Trump ha affidato la difesa della sua persona al suo avvocato di fiducia Marc Kasowitz mentre Jared Kushner, genero del 45esimo presidente e uno dei suoi consiglieri più fidati, è la persona su cui l'Fbi sta concentrando maggiormrnte le sue indagini.

*Docente di lingue presso l'Allan Hancock College, Santa Maria, California (dmaceri@gmail.com)


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