:: ECONOMIA ::
Le impietose analisi di Bankitalia, il varo della legge di Stabilità e l'avvio di una nuova legislatura

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Filippo Piccione

12-06-2017

Il 31 maggio di ogni anno le Considerazioni Finali del Governatore della Banca d'Italia sono un appuntamento importante per farsi un'idea dell'andamento della nostra economia e delle implicazioni che questa può avere sulla situazione politica del Paese. Anche quest'anno c'era grande attesa per le parole del Governatore, Ignazio Visco, nonostante il suo mandato si concluderà il prossimo autunno. Da quando, nell'ambito dell'Unione europea, c'è la Bce, le prerogative della nostra Banca centrale sono ridotte, soprattutto sul versante della politica monetaria, sebbene restino importanti e decisive le funzioni creditizie, di sorveglianza e di controllo sul sistema bancario italiano.
Nella presenza di Mario Draghi in prima fila all'Assemblea generale dei soci, molti hanno visto una sorta di endorsement, nel solco della stabilità e continuità, per l'affidamento di un secondo mandato dell'attuale Governatore. Ma se si guarda a come il presidente della Bce si è comportato durante la recessione, in larga parte creata dall'austerità, imposta principalmente dalla Germania, è facile capire che in lui continua ad esserci il desiderio di mostrare un sostegno concreto all'Italia in un momento particolarmente delicato come quello presente. I dati sul Pil e l'occupazione, sebbene non esaltanti ci dicono che la fase più acuta e drammatica attraversata dal nostro Paese sia stata superata. Ciò non vuol dire che all'appuntamento con l'Europa l'Italia si possa presentare con una contabilità ancora aperta, con le sue debolezze bancarie irrisolte e con una situazione politica tutta da decifrare. Tutto questo non è consentito proprio perché la Banca centrale europea si appresta ad allentare la politica monetaria fin qui attuata attraverso il Qe. Né basta a risolvere tutti i problemi che sono sul tappeto, contando, sul fronte politico, sull'abbozzo d'accordo finora raggiunto fra i maggiori partiti sulla legge elettorale che mostra già i primi scricchiolii. L'Italia, a causa di un debito pubblico che non accenna a ridursi, è considerata ancora l'anello debole di un'Europa che tenta in qualche modo di ricompattarsi con la vittoria europeista di Macron, dopo lo strappo innescato dalla Brexit e le posizioni protezionistiche di Trump.
L'attenzione e la preoccupazione di Draghi rivolte all'ampia disamina di Visco, non poteva che partire da qui. Una disamina in parte caratterizzata da cauto ottimismo. Un apprezzamento delle riforme avviate in Italia, una ripresa che, ancorché debole, da due anni si sta consolidando, ma che richiede uno sforzo eccezionale verso il recupero di competitività del Paese che finora ha risposto con fatica ai cambiamenti commerciali, finanziari, tecnologici, demografi. In parte rivelatrice di quanto ancora precaria sia la situazione in cui versa il Paese: in primis, come segnalato, il debito pubblico, le sofferenze bancarie e il lavoro per chi non ce l'ha. In parte, infine, perché in questi anni di crisi l'azione della Banca d'Italia sia stata corretta, contrariamente alle "critiche anche aspre ricevute, spesso sostenute da imprecisioni gravi".
Ma non sono soltanto le giustificazioni sull'operato di Via Nazionale accusata di insufficiente vigilanza sugli istituti di credito ad attirare l'attenzione dei presenti, quanto il modo e il linguaggio insolitamente duri adoperati da Visco nei confronti dell'Unione europea alle prese con la crisi finanziaria: "Più forte nel proibire che nel fare". Un giudizio che pare evocare quello espresso da Renzi quando criticava le istituzioni europee, le quali si mostravano più sensibili alle rigidità burocratiche piuttosto che ad aprirsi, senza trasgredire le regole, a una maggiore flessibilità per consentire sostegno a un'impellente ripresa economica. Un giudizio e una critica che non vogliono per questo dire rinunciare a un'Europa come un'ancora sempre più salda e capace di gestire le crisi bancarie e la tutela della stabilità finanziaria. "Perché dove c'è la frammentazione dei poteri tra un numero elevato di autorità si finisce talvolta col rendere difficile l'individuazione delle misure da prendere, rallenta azioni che, per essere efficaci, richiederebbero invece estrema rapidità".



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