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Mafia Capitale, per l'avvocato di Carminati solo una fiction. Ma "la mafia non esiste" è un po' vecchia

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A.L.

30-06-2017

Mafia Capitale non esiste. E' un gadget turistico? Un nuovo manicaretto gastronomico romano? No, è solo una fiction confezionata e prodotta dagli sceneggiatori della Procura. Questo è quanto è stato sostenuto dalla difesa di Carminati, detto "er Cecato", nell'udienza di una settimana fa al maxiprocesso che lo vede principale imputato.
Fin dall'inizio del processo, la linea difensiva è stata quella di contestare in ogni modo l'accusa di mafia, sostenuta dai pubblici ministeri, all'organizzazione criminale diretta dal Cecato. Il tentativo della difesa non era e non è tra i più semplici a causa delle circostanziate imputazioni della Procura e dell'estrema visibilità che Mafia Capitale ha avuto ed ha nel Paese e all'estero.
Roma non è il capoluogo di una sperduta provincia e probabilmente non è sufficiente ricorrere al trito concetto dell'inesistenza del fenomeno, applicato al caso locale, per togliere di mezzo la pesante accusa, per di più in una realtà, quella italiana, dove il re mafia è nudo da tempo ormai, anche se vivo e vegeto.
Dai resoconti del processo sulla stampa non sono riportate altre più convincenti contestazioni da parte della difesa, se non quella appunto di paragonare ad un film la "sceneggiatura" dell'accusa, con coloriti tocchi (con effetto?) all'"amatriciana", quando il difensore del Cecato si sofferma con enfasi sulla frase allo stesso attribuita: "Se Mancini non paga lo faccio strillà come un'aquila sgozzata", per smentirne il "carattere mafioso" sostenendo che a Roma è nel gergo comune e che "la usa anche un pm".
Tutto ciò mentre nella Capitale non passa giorno senza notizie di sequestri di locali, alberghi, ristoranti e altre attività economiche alle organizzazioni mafiose che qui sembra abbiano trovato terreno fertile in cui riciclare i capitali illeciti. Terreno fertile cui secondo gli inquirenti non è certo estranea l'organizzazione di Mafia Capitale sotto processo e cui si aggiunge come comprimaria, come dimostrato dalle inchieste, la corruzione dei colletti bianchi e la collusione mafia-politica.
L'assalto alla città e ai litorali della sua provincia da parte delle organizzazioni mafiose, si pensa collegate in "rete", pone particolarmente in risalto quella sorta di "protezione" oggettiva, quando non diretta, da parte della politica, che nella Capitale ha il suo centro per antonomasia, la quale non adotta i necessari interventi di contrasto, che siano essi di tipo normativo e regolamentare ovvero culturale e di educazione civica, capaci di incidere anche sulle cause profonde del fenomeno.
A fronte dell'esigenza inderogabile di tali interventi si assiste, purtroppo, alla vacanza di un anno, passato invano per Amministrazione capitolina e dell'Area metropolitana. Le vicissitudini della giunta Raggi e la sua mancanza di risposta ai problemi sociali ed economici cittadini hanno sicuramente aggravato la situazione. Dire che non è così, come assicura pubblicamente la sindaca, necessiterebbe della stessa linea difensiva del Cecato per sostenere che le critiche alla sua Amministrazione non sono che una fiction.


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