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Sanità per tutti: il piano della California per rimediare all'abrogazione di Obamacare

Lettere dall'America

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Domenico Maceri*

30-06-2017

Dopo non poche difficoltà, la Camera ha approvato il primo passo per l'abrogazione dell'Obamacare, la riforma sulla sanità approvata dall'ex presidente Barack Obama. Il Senato adesso sta esaminando il disegno di legge considerando emendamenti per l'approvazione alla Camera alta. L'esito è incerto ma l'analisi del Congressional Budget Office, organo imparziale della Camera bassa, ha concluso che 23 milioni di americani perderebbero assicurazione medica se il disegno di legge fosse approvato. Questa eventualità ha causato costernazione. Alcuni Stati hanno già cominciato a esplorare soluzioni per offrire copertura sanitaria ai loro cittadini. In questa luce una di queste esplorazioni ci viene offerta dalla California. Il Senato del Golden State ha recentemente approvato un disegno di legge che creerebbe un sistema di sanità "single payer", in cui il governo statale si incaricherebbe della copertura sanitaria, creando in effetti un monopolio governativo simile a quello esistente in Canada e molti altri Paesi europei.
Il voto del Senato californiano (23 sì, 14 no) offrirebbe assicurazione medica a tutti i residenti del Golden State, incluso individui senza autorizzazione legale di essere negli Stati Uniti. In effetti, eliminerebbe tutte le assicurazioni private, eccetto che per procedure non essenziali come la chirurgia plastica.
Il disegno di legge approvato non include il meccanismo di stanziamento dei fondi per coprire le spese della sanità. Questo importante aspetto della nuova legge verrebbe considerato una volta avvenuta l'approvazione della Camera statale. Ciononostante, alcune analisi ci offrono delle prospettive. Il Senate Appropriations Committee della California (Commissione stanziamenti del Senato) ci dice che i costi si aggirerebbero sui 400 milioni di dollari annui. La metà di questa cifra verrebbe da fondi già spesi dal governo federale e statale per la sanità e l'altra metà verrebbe fornita da una tassa del 15 percento sul reddito dei californiani.
Un'analisi più accurata richiesta dalla California Nurses Association, l'associazione degli infermieri della California, portata a termine dal professor Gerald Friedman dell'Università del Massachusetts, raggiunge conclusioni diverse. Le spese totali per la copertura sanitaria del disegno di legge californiano consistono in 330 miliardi di dollari. I soldi "nuovi" necessari per la copertura universale si aggirerebbero sui 106 miliardi che potrebbero essere forniti da una tassa del 2,3 percento ai datori di lavoro con fatturato di più di due milioni di dollari e un aumento del 2,3 percento sugli acquisti.
Secondo un'altra analisi, la California spende 367 miliardi attualmente per spese mediche e i nuovi fondi per coprire tutti oscillerebbero fra 50 e 100 miliardi di dollari.
In mancanza di cifre definitive gli avversari non si sono pronunciati in massa in maniera aggressiva. Ciononostante le compagnie di assicurazione hanno già espresso la loro opposizione, come pure gli interessi commerciali della California Taxpayers Association e la Camera di Commercio della California, i quali appena sentono parlare di tasse si schierano immediatamente contro. Dall'altra parte, invece, oltre alla California Nurses Association, la California Teachers Association (associazione dei maestri californiani), i sindacati ed i comuni liberal di San Francisco, Oakland e Berkeley hanno già espresso il loro supporto.
L'idea di copertura sanitaria per tutti i cittadini è già stata considerata dal Vermont e dal Colorado dove è stata abbandonata per la preoccupazione delle tasse. Nello Stato di New York però una proposta simile a quella californiana è stata approvata dal Senato ed adesso andrà alla Camera. Punto importante ovviamente è la posizione del governatore. A New York, Andrew Cuomo con ogni probabilità si candiderà alle elezioni presidenziali nel 2020 e probabilmente non prenderebbe una posizione che oltrepassa visioni di centrismo, includendo il concetto di sanità universale solo in teoria. Nel caso della California il governatore Jerry Brown non ha espresso grande entusiasmo fino al momento. Il suo secondo ed ultimo mandato scade l'anno prossimo e i due candidati democratici con buone possibilità di sostituirlo, il vicegovernatore Gavin Newsome e l'ex sindaco di Los Angeles Antonio Villarraigosa, sono ambedue favorevoli. Newsome, infatti, da sindaco di San Francisco ha già messo in atto un sistema di sanità universale per tutti i residenti della città della baia.
Il disegno di legge californiano di sanità universale dovrebbe anche essere approvato dal governo federale prima di essere messo in pratica. Al momento ciò sembrerebbe improbabile dato il controllo repubblicano a Washington nonostante la promessa di sanità per tutti fatta da Donald Trump durante la campagna elettorale. La prospettiva di un esito favorevole di sanità per tutti però potrebbe essere promettente in California. Con 39 milioni di abitanti e un Pil che piazzerebbe il Golden State fra i primi sette Paesi al mondo la California, con governatore democratico ed una super maggioranza democratica in ambedue le camere legislative, potrebbe creare un modello di sanità utile per tutto il Paese.

*Docente di lingue presso l'Allan Hancock College, Santa Maria, California (dmaceri@gmail.com)


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