:: POLITICA ::
Rimini, una kermesse sottotono per l'investitura del delfino

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A.L.

29-09-2017

Il governatore De Luca si rassegni: il suo amato "Giggetto" Di Maio è dal 23 settembre scorso il capo politico e candidato premier del primo partito italiano.
Senza patemi da preparazione agli esami né bisogno di contesa interna e limiti di quorum elettorali, Di Maio ha ricevuto la scontata investitura alla manifestazione grillina di Rimini, preparata ad hoc, essendo assurdo pensare che si poteva verificare la sorpresa dell'elezione del candidato Domenico Ispirato ovvero di un altro dei restanti sei altrettanto sconosciuti candidati-civetta.
La vera "incazzatura" del duo abdicante (?) Grillo&Casaleggio c'è stata sullo striminzito risultato di "Giggino" che ha raccolto meno di 31 mila voti sui 140 mila elettori iscritti nella piattaforma Rousseau. Perché e come mai ad un appuntamento così importante hanno risposto quasi un terzo degli elettori che hanno partecipato con il loro voto un anno fa sulla proposta del "non Statuto"? E' l'avviso ai naviganti di uno sfaldamento prossimo venturo?
Certo è che gli elementi di una possibile inversione di tendenza ci sono tutti. La mitizzata piattaforma web Rousseau non ha funzionato. L'alternativa mediatica alla tradizionale rappresentanza politica mediante cui si prometteva la più democratica partecipazione assembleare del popolo alle decisioni elettorali e di governo si è rivelata fallimentare e pochissimo democratica. La partecipazione è stata astralmente lontana dal raggiungimento dei millesimi condominiali necessari. La "lista" dei candidati è stata proposta-imposta come nelle realtà a regime totalitario e come in tali regimi è stato attuato il passaggio dei poteri.
Se in Italia vigesse la normativa sulla regolamentazione dei soggetti politici, legge mai voluta attuare da alcuno e soprattutto dal M5S, nel caso specifico il presidente dell'Anticorruzione Cantone avrebbe sicuramente tutti gli elementi per bloccare la nomina di Di Maio e sanzionare il M5S alla stregua delle gare truccate con l'espediente del massimo ribasso.
La reazione interna al M5S c'è comunque stata (al di là del forte segnale della bassa affluenza elettorale) a partire dal defenestrato mancato concorrente Roberto Fico. In particolare, secondo alcuni Fico si appresterebbe a capeggiare una scissione, cosa che per altri non si pone poiché la sua stessa sopravvivenza politica è legata strettamente al movimento, al di là del quale non avrebbe chances. Le maggiori critiche della base grillina riguardano soprattutto la gestione organizzativa ma anche l'approssimazione e in molti casi la non adeguatezza nella realizzazione delle scelte politiche.
Il popolo grillino non è soddisfatto di come vanno le cose. La ditta Casaleggio è sempre più percepita come affare di famiglia e non quale mezzo per portare avanti la loro volontà e realizzare il cambiamento intravisto con l'adesione al nuovo movimento politico. Non si vede sbocco positivo ai motivi di delusione derivanti dalle esperienze amministrative quali Roma e Sicilia. Si coglie il diffuso sospetto della concreta trasformazione del movimento in uno dei partiti contro i quali dice di lottare. Si comincia a pensare che lo stesso "nonStatuto" sia una presa in giro inventata per stare in mezzo tra l'adeguamento e il vaffa come si continua a fare con l'identità politica barcamenandosi tra destra sinistra e ultras.
Con tutte le valenze negative assunte, sia in ordine organizzativo che politico, la festa di investitura del nuovo capo politico del M5S rischia di rappresentare una svolta per i molti aderenti delusi.
La rappresentanza diretta dei cittadini con i nuovi strumenti digitali ha mostrato il suo lato debole facendo capire che la telematica si evolve in continuazione e non la si può bloccare in un dato segmento di tempo e di spazio per sfruttarla secondo i propri fini di profitto/potere.
Nell'ipotetico incontro in un'ipotetica hall di albergo cinque stelle tra il comico e l'informatico, dal quale nasce l'idea che poi avrà la fortuna che ha avuto nel momento storico dato, non c'era con le sue speranze e sofferenze il popolo, che come da allora è venuto, può andar via.


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