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Elezioni in Sicilia, primo assaggio dello scontro politico del 2018

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Filippo Piccione

29-09-2017

Quello del prossimo 5 novembre in Sicilia sarà un test importante anche per la politica italiana, dopo lo strappo che si è creato con la bocciatura del referendum sulle riforme costituzionali dello scorso 4 dicembre e le conseguenti dimissioni di Matteo Renzi da presidente del Consiglio e poi da segretario dei Pd. Carica, quest'ultima, che ricopre nuovamente, con la vittoria delle primarie.
Il fatto che esista una forte connessione fra elezioni regionali in Sicilia e il quadro politico nazionale è dimostrato dalla coincidenza, persino temporale, che si è verificata con la designazione delle candidature degli esponenti del M5S alla guida rispettivamente della Sicilia (Cancelleri) e del governo del Paese (Di Maio). Poiché, secondo i sondaggi, si tratta di una forza politica che può ambire al raggiungimento di questo duplice obiettivo, anche il modo in cui è avvenuta la designazione e l'esito della consultazione possono avere la loro influenza sugli elettori.
Dell'esito della vicenda del primo sappiamo che il tribunale di Palermo ha sospeso, a seguito del ricorso dell'attivista Mauro Giulivi (escluso dal Movimento per non aver sottoscritto in tempo il codice etico), le "regionarie" che avevano portato lo stesso Cancelleri a essere indicato a candidato presidente per il prossimo 5 novembre in Sicilia.
Mentre Di Maio si è trovato ad affrontare praticamente da solo le primarie come possibile prossimo premier e ad assumere, secondo quanto stabilito da Grillo, anche la leadership del movimento. Dato che i suoi possibili naturali antagonisti, Di Battista e Fico, hanno rinunciato a scendere in campo, suscitando un certo imbarazzo per la situazione anomala che si è venuta a determinare, il duo Grillo e Casaleggio jr ha pensato bene di affiancarlo, nella "competizione", con altri sette candidati, sconosciuti e a loro insaputa, allo scopo di dare un simulacro di democrazia, finendo così per creare ulteriore disagio e perplessità anche fra gli stessi dirigenti ed elettori del movimento per la decisione abborracciata disinvoltamente adottata.
Per quanto riguarda i partiti di centro sinistra, la situazione, dopo il tentativo fallito di trovare nell'immediato un accordo e proporsi come possibile futura alleanza per una riconferma a governare le due realtà rappresentate dall'Isola e dalla Penisola, non è fra le più rassicuranti. Avendo raggiunto uno stadio in cui ciascun partito ricorre ai sondaggi per dimostrare di essere più forte, per quanto Pisapia ce la metta tutta per ricucire la sinistra, i tempi della trattativa sembra siano ormai superati. Ciò finendo per avere inevitabilmente riflessi negativi sul piano nazionale in vista della tornata elettorale del 2018.
L'ultimo sondaggio, riportato da Repubblica, ci dà le seguenti cifre: Musumeci, il candidato del centro destra, è al 42 per cento; al secondo posto, a sorpresa, appaiato a Giancarlo Cancelleri del M5S, al 25 per cento, troviamo Claudio Fava, oggi rappresentante di Mdp, SI, Verdi e Rifondazione.
La risposta a Fava, che afferma di essere sceso in campo per vincere, agitando come trofeo i numeri del sondaggio, arriva sarcastica dal segretario regionale del Pd, Raciti.
Pur concordando tutti sul fatto che l'astensione dal voto oltrepasserà il 50 per cento, la guerra dei numeri sull'altro restante scarso 50 per cento è appena iniziata. Lo stesso Pd senza rivelare la fonte è in possesso di un sondaggio riservato che conferma che il suo candidato Micari, il rettore di Palermo, sarebbe in grado, nonostante fosse ancora poco conosciuto, di raggiungere fra Pd, centristi di Alfano e D'Alia, il 34 per cento, contro il 30 per cento di Cancelleri e il 27, 5 per cento di Musumeci. Mentre Fava, se proprio ha intenzione d'insistere nel presentarsi come governatore alle elezioni di novembre si dovrebbe accontentare del solo 4,5 per cento, collocandosi addirittura quinto, dopo Vittorio Sgarbi, dato al 6 per cento.
Il fatto che Crocetta, l'estroso governatore siciliano uscente, dopo il colloquio con Renzi abbia ritirato la sua candidatura, rinunciando a ricevere un secondo mandato, dovrebbe favorire il candidato del centro sinistra, Micari.
Sebbene siano pochi coloro che parlano di programmi futuri per il governo della Regione e ancora meno quelli che si soffermano sull'attività della passata legislatura, non è cosa da poco che la Corte dei Conti di Roma a sezioni riunite di controllo in sede giurisdizionale abbia "parificato" il rendiconto 2016 della giunta Crocetta per la Regione Sicilia, giudicandolo in sostanza conforme alle leggi di contabilità generale dello Stato, dopo aver rigettato la richiesta del procuratore generale d'appello di Palermo, il quale aveva ravvisato delle irregolarità inesistenti.


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