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Le fiamme, gli eroi e i colpevoli

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Giorgio Frasca Polara

05-11-2017

Questo articolo è comparso anche sul sito Articolo 1

A fuoco, a fuoco! Da un capo all'altro del Paese non c'è area dove non scatti l'allarme, non ci siano immense distruzioni (di boschi soprattutto, ma non solo), non si registrino vittime. Non solo in estate, ma persino in quest'autunno devastatore di intere zone del Piemonte, e ora della Val di Susa. E chi li spegne, questi spaventosi incendi? Tre gli organismi deputati alla bisogna: il Corpo forestale dello Stato, ora in via di estinzione e di trasferimento nell'Arma dei carabinieri; i Vigili del fuoco; i Canadair. Vogliamo vedere lo stato dell'arte, cioè in quale situazione vivono e, quando possono, come operano questi tre apparati? Ecco in breve la situazione:
CORPO FORESTALE. Con la sciagurata decisione, un anno fa, di una graduale integrazione del personale dell'ex Corpo nell'Arma sono esplosi una miriade di problemi. Intanto gli uomini. Prima dell'assorbimento, il Corpo aveva una dotazione organica di poco più di 8.300 unità. Ad oggi il Cutfaa (Comando unità per la tutela forestale, ambientale e agroalimentare, neo-struttura dell'Arma) dispone di appena 6.500 militari. Neppure sommando le forze di questo comando a quelle dei Nuclei dei carabinieri per la tutela dell'ambiente si arriva a ripristinare l'organico preesistente del Corpo.
E a parte l'assurdo del doppione Cutfaa-Nuclei, di tutto si può parlare tranne che di una nuova e unica forza, dal momento che ad oggi risultano ancora attivi i Corpi forestali delle regioni a statuto speciale (e guai a colpire le prerogative statutarie di quelle cinque regioni...) e delle province autonome, idem come sopra. E, dopo gli uomini, la natura dell'assorbimento. Intanto, con varie ordinanze, il Tar di Pescara prima, e poi quelli di Piacenza e di Trieste, hanno sollevato dubbi di costituzionalità sull'intero impianto dell'assorbimento del Corpo nell'Arma: dovrà decidere la Corte costituzionale, e se i ricorsi fossero accolti? Non basta, il Comitato europeo dei diritti sociali ha ritenuto fondato un ricorso di alcuni sindacati del personale dell'ex Corpo ed ha chiesto al governo italiano di presentare entro metà novembre le proprie contro-deduzioni: con una semplice circolare il governo vorrebbe liquidare alcuni aspetti del trattamento economico e sociale dei dipendenti dell'ex Corpo. (Intanto l'entrata in vigore della circolare è stata rimandata sine die...)
VIGILI DEL FUOCO. E' notorio che il numero dei pompieri al lavoro – un lavoro bestiale, pericolosissimo – sia terribilmente scarso. Meno note le ragioni. Vediamone due, e bastino a dire del casino in cui il ministero dell'Interno ha lasciato questo corpo essenziale non solo per fronteggiare gli incendi. Nel 2008 – dieci anni addietro! – fu indetto un concorso per l'assunzione di (appena) 814 vigili del fuoco. Bene, anzi male: quanti sanno che, a oggi, non è stata ancora completata l'assunzione dei vincitori del concorso? E quanti sanno che esiste una separazione corporativa tra la figura del "vigile del fuoco discontinuo" e quella del "vigile del fuoco volontario"? Una vergognosa prescrizione di legge stabilisce che "i richiami in servizio del personale volontario del Corpo nazionale dei vigili del fuoco", ai sensi dell'articolo tale, comma talaltro, del decreto n.139 del 2006, "non costituiscono rapporti di impiego con l'amministrazione". Risultato, i volontari vengono retribuiti con una misera mancia oraria.
E quanti immaginano che, in attesa dell'esaurimento della graduatoria di dieci anni fa, è stato indetto quest'estate un mini concorso per l'assunzione di 250 vigili sulla cui regolarità sono stati molti degli stessi candidati (milleduecento) a nutrire dubbi segnalando anomalie di ogni genere, per cui un sindacato ha chiesto l'annullamento delle prove?
CANADAIR. Qui lo scandalo è tale da aver costretto l'Antitrust (l'autorità garante del mercato) a promuovere una inchiesta. Perché mai? Perché il soccorso dal cielo di Canadair ed elicotteri è nelle mani (e soprattutto nei profitti) dei privati: sei aziende italiane e la settima è la Babcock, una multinazionale britannica con capitale spagnolo. L'inchiesta è partita nel marzo scorso ed ha già fatto emergere anomalie plateali e "alterazioni dei costi pubblici", vale a dire aumenti ingiustificati delle pretese economiche dei gestori. Già, perché la flotta aerea è dello Stato, una delle più grandi al mondo in proporzione all'estensione del Paese (19 Canadair, di cui però 3 bloccati a terra, più 12 elicotteri), ma poi sono i privati ad essersene assicurati la gerenza. I mezzi sono dislocati in quattordici basi, da Genova a Comiso. Il costo dell'uso dei soli Canadair pesa all'erario per 55 milioni all'anno, anche se molto spesso non solo i tre guasti sono immobilizzati, per manutenzione e altro, sicché, solo per citare il caso della Val di Susa, la Serbia è venuta in soccorso dell'Italia con un paio di aerei antincendio. Solo tra il 25 giugno e il 13 luglio di quest'anno i Canadair hanno fatto interventi per più di duemila ore: costo per lo Stato di altri quattro milioni e mezzo di euro.
Ebbene, gli uffici dell'Antitrust hanno verificato che, almeno dal Duemila, i sette gruppi privati si sono mossi in modo da far vincere sempre un'azienda scelta all'interno del loro cartello, vincendo le gare con ribassi risibili (massimo l'un per cento). Insomma, "una spartizione collusiva" su tutto il territorio nazionale "con ipotesi di turbativa d'asta". L'inchiesta dell'Antitrust ha preso le mosse dalla segnalazione di pilota-dirigente di un'azienda torinese estromessa dal business. Le gare segnalate erano 32 (16 per emergenza incendi, altrettante per il soccorso): sinora l'Autority ne ha esaminate 18 in 10 regioni, tutte indette tra il 2009 e il 2016. Ed ha trovato conferme alla denuncia. Bis per gli elicotteri di pronto intervento: anche qui concorsi su misura degli interessi di "sette sorelle" con l'ipotesi dell'Antitrust che queste abbiano condizionati "in senso anti-competitivo le procedure pubbliche di affidamento".
Mentre scrivo in fretta queste note [31/10/2017] trovo in rete questo appello cui ci associamo: "La Valsusa BRUCIA e le montagne sopra Cumiana sono un ROGO IMMANE. Così come a Bussoleno! Il problema è sottovalutato e i mass-media dicono ben poco o addirittura niente. La gente va perdendo le case. Da questa notte ripartirà il vento e sarà peggio di prima. I Vigili del fuoco, gli AIB e la Protezione civile hanno uomini esausti che da domenica hanno lavorato 20 ore al giorno. I mass-media sanno solo parlare di gossip, credo si abbia necessità invece di altri AIUTI, di AIUTO di tutti. Rendiamo virale la protesta per far sentire la nostra voce e il nostro argomento. Grazie per chi copia e incolla. E' un piccolissimo aiuto ma tutto può servire. #salviamolavaldisusa".


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