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Fuori il razzismo dalla Lazio! Ma non dite che "i laziali sono razzisti"

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Marco Stirparo

05-11-2017

La brutta storia degli adesivi con il volto di Anna Frank e la maglietta della Roma è stata una vicenda che mi ha turbato doppiamente, perché alla disgustosa idea si è aggiunta una settimana di informazione sciatta che si è "seduta" lasciandosi andare alla più banale retorica che non si potuta esimere dall'ormai usuale luogo comune del laziale razzista e fascista.
Mi sono arrabbiato molto con gli autori di questo gesto, perché è barbaro, aberrante quello che è stato fatto. Si è scelta l'immagine di una bambina che si era nascosta per anni dagli aguzzini da cui alla fine era stata trovata, rinchiusa in un campo di concentramento ed assassinata, per far riferimento al concetto di "ebreo", in un antisemitismo fatto passare per banale sfottò tra tifosi. Ma "ebreo" non è e non può essere un'offesa ed il volto di una ragazza assassinata non può essere usato in questo modo spregevole e privo di umanità.
Ed io, cresciuto in una famiglia laziale, so che esserlo significa appartenere ad un popolo con una lunga, altalenante storia, capace di radunare allo stadio 60mila persone solo per ricordare, quaranta anni dopo, la vittoria del primo scudetto del '74, ma che ricorda allo stesso modo il "pellegrinaggio" di 25mila a Napoli per lo spareggio dell'87 in cui si rischiò di finire in serie C e tratta quasi come eroi romantici tutta quella squadra. Un legame emotivo con una squadra di calcio, nato nell'infanzia – il tifo –, che non può essere confuso con l'odio.
Per questo non posso tollerare che si parli di Lazio come una squadra di fascisti, di laziali come razzisti. E per questo non posso perdonare quegli ultrà che inducono verso la Lazio ed i suoi tifosi il giusto sdegno per la diffusione di quegli adesivi, ma anche per i famosi "ululati" (si tratta purtroppo del verso della scimmia, e non di un banale e normalissimo "buu") rivolti a giocatori di colore. Molti ultrà della Lazio fanno queste cose con leggerezza, senza cura, sostenendo e forse addirittura credendo che non si tratti di razzismo. Sono di estrema destra, e si è visto. Come lo sono, purtroppo, gli ultrà della maggior parte delle squadre in Italia. Le curve sono state trattate come terreno di coltura di un precisa fazione politica, facendo gesti beceri e razzisti per poi banalizzarli, sminuirli a goliardata e forma di sfottò.
E proprio perché sono laziale non posso accettare che queste cose continuino ad accadere, non posso sminuire questi fatti per "proteggere" la squadra che sta facendo un grande inizio di campionato, non posso porre attenzione solo alla cattiva informazione senza ricordare quale grave fatto l'ha provocata o consentita.
Di cattiva informazione peraltro ne abbiamo vista molta. Si è detto che "i" tifosi della Lazio avevano compiuto quel gesto. Basta l'articolo determinativo "i" in luogo di un pronome, come "alcuni", per fare disinformazione. Un Tg nazionale ha anche affermato che a Bologna i tifosi laziali avessero disturbato durante le letture dedicate ad Anna Frank, cosa non vera; ma concretizzatasi invece a Roma da parte di ultrà romanisti, evento che invece i media hanno ignorato. Lo schema ormai è che i laziali sono razzisti, e l'informazione non esce volentieri dagli schemi precostituiti
I tifosi della Lazio sono qualche milione, sono di tutte le idee politiche e non sono "fascisti", come tanti benpensanti hanno detto. Forse, se non fossi stato laziale l'avrei detto – sbagliando – anch'io. Ma grazie a mio padre, alla sua stessa famiglia (comunista, peraltro) in cui – era scritto su un coccetto appesa al muro a casa di nonna – "è laziale pure il cane", so che avere a cuore questa squadra significa essere parte di un sentimento di comunanza, di una lazialità che non può diventare razzismo.
Razzisti, smettete o andatevene.


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