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Il voto di Ostia (dopo la Sicilia), campanello d'allarme per tutta la sinistra

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Filippo Piccione

05-12-2017

L'esito delle urne per il rinnovo dell'Assemblea e del mandato del governatore in Sicilia, dopo la scadenza naturale della legislatura e il contestuale rinnovo del mini sindaco e del consiglio del municipio X di Roma (Ostia), dopo il commissariamento per infiltrazione mafiosa, ci dice che non si può più parlare di "tripolarismo imperfetto", come impropriamente lo aveva definito l'Istituto Cattaneo. Questo perché il Pd, che è la forza principale del centro sinistra, raggiunge a malapena in entrambi i casi il 12-13 per cento dei votanti. A meno che il suddetto istituto non intendesse considerare come terzo polo, come maggioranza assoluta degli aventi diritto, quel 53 per cento in Sicilia e 63 per cento a Ostia che ha costituito l'enorme massa di elettori che non si è recata a votare.
Basta partire da questo dato per capire che non siamo più di fronte a un tripolarismo, sia pure imperfetto, costituito dal Centro destra, M5S e Centro sinistra, ma a un vero e proprio bipolarismo: il centro destra, che si è insediato al Palazzo dei Normanni a Palermo e il M5S, che ha conquistato il municipio X, in uno dei più popolosi e complessi quartieri di Roma Capitale, dove come dimostrano gli ultimi episodi, opera una debordante e pericolosa presenza di famiglie mafiose e una forza di destra come Casa Pound, che si richiama apertamente al fascismo. Ciò detto occorre subito sottolineare, per amor del vero, che gli ultimi sondaggi effettuati da SWG confermano, anche dopo la consultazione del 5 novembre, l'esistenza di un panorama politico ancora tripolare. Con un Pd che viaggia al 26,3 per cento, il M5S al 25,4, Lega al 14,5, Forza Italia al 14,3, Fratelli d'Italia al 4,6, Mdp al 2,9, SI al 2,1, Campo progressista 1,6.
Chiusa per un momento la pagina Sicilia, con la vittoria di Musumeci, espressione della destra di Meloni, con le vicende degli impresentabili e degli indagati che hanno preceduto e accompagnata la campagna elettorale, si è passati il 19 novembre scorso al ballottaggio di Ostia, in cui è stata scelta una giunta guidata da Giuliana Pillo del Movimento Cinque Stelle battendo Monica Picca, la candidata di Centro destra. (E' bene subito precisare che, per quanto simbolicamente importante, il Municipio X – così come gli altri 14 municipi di Roma Capitale – ha poteri e competenze assai limitati, una residuale autonomia di bilancio e un ambito amministrativo marginale, rispetto a una Regione come la Sicilia che peraltro è dotata di statuto speciale che le consente di legiferare su materie rilevanti).
Sapendo che gli elettori siciliani, come del resto tutti quelli delle altre regioni d'Italia, fra qualche mese dovranno recarsi ai seggi per eleggere il prossimo parlamento – questa volta con una nuova legge elettorale, diversa dalla precedente, promulgata alcune settimane fa dal Capo dello Stato – la vicenda di Ostia dovrebbe essere un monito per i partiti del Centro sinistra che sono stati costretti a scegliere il male minore: o M5S o il centro destra, con dentro Casa Pound e i voti delle famiglie mafiose degli Spada e dei Fasciani.
Quando uno schieramento politico, il centro sinistra, ha come unica prospettiva quella di presentarsi divisi alle prossime elezioni politiche sapendo già in partenza che la sola alternativa è decidere il "male minore" o "il meno peggio", vuol dire che vuole abdicare al suo ruolo politico principale che consiste anche nel governo del Paese. Sapendo che in ogni caso, chiunque vinca, si finisce sempre con lo scegliere il "male" e il "peggio". Quelli della Sicilia e di Ostia rappresentano una lezione e un monito che dovrebbero spingere la sinistra e il centro sinistra a porre fine o quanto meno sospendere le polemiche sterili e controproducenti e pensare di adoperarsi per un voto utile per i prossimi appuntamenti elettorali.
Purtroppo i segnali in questo senso non sembra siano finora stati raccolti. Lo dimostra il fatto che anche nel corso della campagna per il ballottaggio del X Municipio di Roma, al suo interno, l'unica risposta che è venuta fuori, sia dal Pd che dalla sinistra cosiddetta radicale, compreso Mdp, è stata quella di trovare ogni pretesto e ogni motivo per manifestare che le loro idee sono contrastanti su ogni punto.
Non avvertendo nemmeno la necessità e l'urgenza di compiere uno sforzo comune per capire per esempio la gravità dell'atteggiamento di solidarietà assunto da una parte ampia della popolazione di Ostia nei confronti dell'aggressore mafioso, Roberto Spada che, alle domande del giornalista di Rai 2, aveva risposto con una testata spaccandogli il naso e, come se non bastasse, somministrato una gragnola di manganellate prima ancora di spedirlo al pronto soccorso.
Se a tutto questo si unisce il deprimente flusso di elettori alle urne, dovuto principalmente alla disaffezione dei cittadini rispetto all'ordinamento civile, economico e sociale, non è difficile trovare le cause che hanno determinato una situazione così grave che non solo riguarda il litorale di Roma ma anche larghe aree del Paese. Per quanto concerne Ostia la delusione e il disagio dei suoi abitanti è da collegare a una amministrazione incapace e compromessa. Ma in larghissima parte è da addebitare all'opera criminale che le famiglie mafiose mettono in campo attraverso l'occupazione e il dominio del territorio e un'infinita serie di intimidazioni, ricatti, minacce, pestaggi, violenze, come dimostrano i fatti degli ultimi giorni, il tutto senza far venir mai meno i rapporti di connivenza con alcuni esponenti del mondo politico, amministrativo e imprenditoriale, come ha attestato l'orrenda vicenda di Mafia Capitale.
Certo, spetta allo Stato saper dispiegare la sua efficienza e la sua capacità per riprendersi il controllo democratico del territorio. Rispetto all'episodio in cui l'aggressore ha voluto ostentare la sua supremazia e gli atti criminali che ne sono seguiti, la risposta delle forze dell'ordine è stata efficace e tempestiva. Ma quella della politica deve essere altrettanto incisiva. Compito della politica, e in particolare delle forze democratiche, è di istaurare un rapporto di fiducia con i cittadini, attraverso un'azione di trasparenza, di serietà e di competenza, accompagnata da un insieme di interventi volti a migliorare, come si diceva una volta, la qualità della vita di tutti i membri della comunità di cui si vuole avere l'ambizione di governare e amministrare.


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