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Social Media: è nuova comunicazione o patologia sociale?

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F. B.

05-12-2017

"I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima venivano subito messi a tacere, ora hanno lo stesso diritto di parola di un Nobel" (Umberto Eco)

Questo il ruvido commento di Umberto Eco nel corpo della sua lectio magistralis tenuta nel 2016, in occasione del conferimento dell'ennesima laurea honoris causa.
Il dibattito sui social media infuria veemente da anni al crescere dei dati sulla diffusione del fenomeno. Qualche cifra: su Facebook si pubblicano 4,75 miliardi di post al giorno; su Twitter l'uccellino cinguetta 500 milioni di volte al giorno (6.000 tweet al secondo); YouTube mette in rete 400 ore di video ogni minuto. Tutto ciò ha rivoluzionato la comunicazione, divenuta oggetto di studi sociali e comportamentali proprio in relazione all'uso dei social media.
La dimensione e la rapidità dello sviluppo del fenomeno sono da mettere in relazione con la caratteristica stessa della comunicazione "social": rapida, interattiva, permanente. La potenza del fenomeno si valuta attraverso la modifica del comportamento individuale. Gli scienziati hanno notato un sensibile aumento dell'aggressività proprio in quei soggetti che utilizzano largamente il web; tutto ciò dipenderebbe dalla tipologia stessa della comunicazione: incorporea, virtuale, diretta. In sintesi, relazionarsi attraverso uno schermo e una tastiera in modo impersonale comporterebbe una "svalutazione della responsabilità", tale da indurre ad un rapporto/confronto virtuale in cui la mancanza di conseguenze alle proprie azioni consente un più agevole rilascio dell'aggressività.
Ulteriori studi hanno dimostrato che un campione di individui a cui vengono sottoposti test psicologici dopo una permanenza prolungata sul web, risponde in uno stato di stress emotivo che accresce l'impulsività della risposta. Diminuendo progressivamente la permanenza sul web, le risposte appaiono più meditate e mostrano un evidente processo di analisi che le precede.
Le relazioni finali dei ricercatori hanno classificato i comportamenti "a rischio" in base all'analisi delle abitudini/attitudini degli individui sottoposti ai test.
In ambito relazionale, si considera a rischio un soggetto che ha pochi amici reali e molti followers digitali, è a rischio chi dedica tutto il suo tempo libero a navigare e relazionarsi esclusivamente sul web, è a rischio chi non riesce a separarsi fisicamente da cellulare e tablet continuando a comunicare compulsivamente sul web. E' stato notato inoltre un aumento dell'intolleranza e dell'aggressività di questi soggetti qualora vengano disturbati durante la navigazione o messe in discussione le loro relazioni digitali da parte dei loro familiari o dei loro amici.
Come prevenire dunque il consolidarsi di abitudini e comportamenti patologici? Gli scienziati suggeriscono che sia la scuola secondaria inferiore ad iniziare un percorso educativo attraverso un programma di "uso dei social" che incoraggi la Responsabilità e la Consapevolezza delle proprie azioni sul web, apprendimento che consentirebbe una migliore capacità di analisi e di selezione del materiale e delle persone incontrate sulla rete.


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