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Italia e Francia mai così vicine su Europa e migranti

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Fabio Bartoli

21-01-2018

In Europa non esiste solo l'asse franco-tedesco. La visita ufficiale di Macron a Roma ha rilanciato il ruolo centrale della Francia alla guida delle forze politiche europeiste in un momento di grave incertezza dato dalla mancanza di un governo in Germania a tre mesi dalle elezioni, dalla logorante campagna elettorale italiana che anticipa un più che probabile lungo periodo di ingovernabilità, dalla scomparsa del Regno Unito dallo scenario europeo di primo piano. Il premier Gentiloni non avrebbe potuto sperare di più del sostegno ricevuto, che premia il suo sforzo di trasmettere all'estero il volto di una politica italiana responsabile e competente.
Due sono stati i temi principali dei colloqui: Migranti ed Europa.
Sulla prima questione è stato concluso un accordo per la stabilizzazione della Libia, senza la quale nessuno sforzo economico, militare e diplomatico potrà ottenere risultati significativi. Dopo la confusione seguita alle iniziative unilaterali di USA, Europa, Francia e Italia all'indomani della caduta di Gheddafi, dopo la guerra civile (ancora latente) tra le diverse fazioni politiche e tribali, giungono ora le dichiarazioni del Ministro dell'Interno Minniti che annuncia segnali di collaborazione dei "governi" libici in tema di soccorso, contrasto ai trafficanti, risposta alle richieste di rogatoria e di apertura di indagini collegate a quelle intraprese dalla magistratura italiana.
D'altronde qualcosa doveva cambiare dopo le tensioni della scorsa estate tra il governo e le Ong che operavano nel canale di Sicilia. A seguito delle dichiarazioni della Procura di Catania sulle indagini relative a presunte collusioni tra le stesse Ong e i trafficanti, il governo italiano aveva emesso nuove regole d'ingaggio per il salvataggio in mare dei migranti. Queste regole erano state ritenute dalle Ong contrarie ai valori delle organizzazioni, tanto che la maggior parte di loro abbandonò la zona di operazioni. Il risultato fu il peggioramento delle condizioni di vita dei migranti nei lager/campi profughi libici e un aumento delle vittime dei naufragi. Per inciso, le inchieste non hanno concretizzato ancora nulla se non aver danneggiato pesantemente i bilanci di queste organizzazioni umanitarie che lamentano un calo delle donazioni fra il 10% e il 20% nel 2017. L'azione combinata di politici irresponsabili ed opportunisti (Di Maio e Salvini), che con le loro dichiarazioni avventate hanno minato la credibilità – che è il loro patrimonio principale – delle Ong che soccorrevano i migranti in pericolo, di una stampa becera e sensazionalista, le azioni squadriste di fascisti e razzisti che hanno organizzato spedizioni punitive, occupazioni, intimidazioni e violenze, hanno ottenuto l'unico scopo di ingrossare la massa dei migranti detenuti nei lager africani e di alzare il prezzo dei viaggi clandestini.
La politica italiana (vedremo se comune con la Francia e con l'Europa) chiede ora alle autorità libiche maggiore presidio delle rotte di trasferimento sahariane, l'invio di una forza d'interdizione al confine con il Niger e la concentrazione dei progetti di cooperazione su un numero inferiore di Paesi a partire proprio dal Niger – uno dei Paesi più poveri del Mondo – che ha accolto oltre 300.000 migranti all'interno dei suoi confini ed è praticamente al collasso. Finalmente si incomincia a comprendere che il problema è complesso, non ha una soluzione unica, richiede uno sforzo finanziario e umano straordinari e che alzare muri e che semplicemente respingere, oltre a non risolvere il problema, offre carburante ai serbatoi del terrorismo internazionale. Tutto ciò senza ulteriori valutazioni sul piano sociologico, che aiuterebbero a capire quale risorsa potrebbero costituire i migranti, ad esempio, per ridurre l'età media della nostra popolazione (tasso di natalità negativo, nonostante il contributo proprio dei cittadini di origine straniera). I due governi infine hanno convenuto sul sostegno da offrire al Piano Onu contro i trafficanti, partito nel settembre 2017, che prevede 40.000 rifugiati (dunque non migranti economici) da trasferire in Europa da Corno d'Africa-Sahel-Libia entro la fine del 2018. L'Unhcr – agenzia Onu per i rifugiati – utilizza corridoi umanitari di immigrazione regolare per trasferire i migranti in uno Stato europeo che aderisca al programma su base volontaria. Ad oggi, solo Francia e Italia hanno sottoscritto il piano articolato su voli che collegano Tripoli al Niger, dove i migranti vengono inviati per ricevere le prime cure e per il disbrigo delle pratiche prima della partenza diretta verso la destinazione finale in Europa. Tutto ciò dovrebbe contribuire a diminuire la pressione sulla Libia, a svuotare i serbatoi da cui attingono i trafficanti e al trasferimento in sicurezza dei migranti. Vedremo alla fine del 2018 il bilancio di una iniziativa di solidarietà che appare in questo momento meglio bilanciata e più responsabile.
Sull'Europa Macron ha rilanciato la proposta di una Comunità a due o più velocità, chiamando all'azione i Paesi pronti a sostenere i temi ed i valori dell'europeismo. Il presidente francese ha affermato che l'Europa per arginare le destre nazionaliste ed i populismi deve rilanciare e consolidare l'unità e l'integrazione. La diffidenza di molti cittadini europei verso le istituzioni unitarie nasce proprio "dall'incapacità europea di difendere i popoli". La Francia – ha affermato Macron – è pronta a sottoscrivere un "Trattato del Quirinale" per permettere ai due Governi di avere gli strumenti per lavorare insieme in maniera strutturata al rafforzamento dell'Unione Europea.


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