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Basta con il mal di treno

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21-01-2018

Questo articolo è comparso anche sul sito Radio Articolo 1

Sono dieci le peggiori linee ferroviarie per chi ogni giorno prende il treno per andare a lavorare, o a scuola, o all'università. Ce lo ha ricordato anche a fine anno la classifica realizzata da "Pendolaria 2017", il rapporto annuale sullo stato di salute delle ferrovie italiane. Le tratte sono, nell'ordine, la Roma-Lido, la Circumvesuviana, la Reggio Calabria-Taranto, la Verona-Rovigo, la Brescia-Casalmaggiore-Parma, la Agrigento-Palermo, la Settimo Torinese-Pont Canavese, la Campobasso-Roma, la Genova-Savona-Ventimiglia, la Bari-Corato-Barletta.
Nel presentare la sua ricerca, Legambiente ha sottolineato che la denuncia si traduce in "una mobilitazione a fianco di chi ogni giorno prende il treno per andare a lavorare o a studiare, circa tre milioni di passeggeri al giorno, con l'obiettivo di far capire quanto sia importante e urgente migliorare il trasporto pubblico su ferro". Ma, a fronte dell'esigenza di aumentare sensibilmente il numero di passeggeri che viaggiano in treno, in metro e in tram se si vuole anche migliorare la qualità dell'aria, l'entrata in vigore dell'orario invernale vede ancora una volta aumentare l'offerta di treni ad alta velocità e invece poche novità sul resto della rete.
La riprova? Il rapporto denunciava che sette anni fa, prima dei tagli, circolava il 6,5% di treni regionali in più di oggi, e il 20% di treni Intercity. Il nuovo orario fotografa al contrario un boom di collegamenti veloci, come ad esempio le 50 corse al giorno di Frecciarossa e le 25 di Italo tra Roma e Milano, con un aumento dell'offerta del 78,5% dei treni in circolazione, un treno ogni dieci minuti negli orari di punta. Eppure i viaggiatori che beneficiano dei servizi ad alta velocità sono 170mila contro i tre milioni di pendolari che si spostano ogni giorno sulle linee ordinarie dove la situazione non vede miglioramenti.
"Il problema del trasporto ferroviario in Italia - ha sottolineato Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente - è che manca una strategia di potenziamento complessivo, al di fuori dell'Alta Velocità, che permetta di migliorare l'offerta a partire dalle grandi città e dalle situazioni più difficili sulle linee secondarie, in particolare del Sud". E invece non è stata accolta la richiesta, rivolta al governo, di individuare subito risorse nella legge di Stabilità per rilanciare la cura del ferro che serve al Paese nelle città. Almeno, ora, "si deve intervenire con urgenza nelle situazioni più gravi e insopportabili, come quella che vivono ogni giorno centinaia di migliaia di pendolari, in particolare a Roma e a Napoli, dove il numero dei passeggeri su treno è diminuito del 30% in questi anni".
Legambiente ha puntato l'indice in particolare sull'inadeguatezza delle risorse a disposizione per il servizio ferroviario regionale, diminuite del 29,5% rispetto al 2009. "Malgrado il cambiamento positivo realizzato dal ministro Delrio, con risultati che si vedono negli stanziamenti per l'acquisto di nuovi treni per i pendolari e nella legge di bilancio con la detrazione introdotta per gli abbonamenti, abbiamo bisogno - aggiunge Zanchini - che il tema dei pendolari diventi una priorità di governo, e che lo sia per molti anni, se vogliamo cambiare questa situazione".
La classifica delle dieci tratte peggiori accomuna linee all'interno delle grandi città e linee ferroviarie "secondarie" che nel tempo hanno visto un progressivo e costante peggioramento e sono oggi il triste emblema della scarsa qualità del servizio. L'elenco è stato realizzato mettendo insieme le proteste degli utenti per i ritardi e i tagli e le situazioni oggettive come la tipologia dei treni sia per capienza sia per età, la carenza di orari adatti per l'utenza pendolare, la frequenza dei convogli, la condizione delle stazioni.


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