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Quel che resta di Davos nella nostra campagna elettorale

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Filippo Piccione

05-02-2018

Negli interventi dei politici italiani, i temi affrontati nell'incontro del Forum Economico Mondiale a Davos hanno avuto poca visibilità. Anche se per la verità i grandi della terra hanno dedicato poca attenzione "a un futuro condiviso in un mondo fratturato". Un compito urgente, sottolineato dalla contemporanea presentazione del Rapporto Oxfam sulle disparità: l'1 per cento della popolazione mondiale controlla oltre la metà della ricchezza del'intero pianeta una percentuale che, oltretutto, ha incamerato l'82% della ricchezza accumulata nello scorso anno. Nello stesso Rapporto si evidenzia anche il fatto che a coloro che cuciono i nostri vestiti, producono il nostro cibo quotidiano e assemblano i nostri telefoni, è andata una parte trascurabile della ricchezza da loro stessi prodotta. Questi dati sono contenuti nelle pubblicazioni ufficiali da Credit Suisse che è lo sponsor di Davos.
Nonostante tali premesse, nessuno dei leader politici presente al Summit ha però avanzato proposte concrete e praticabili, in questo senso. Non tanto per eliminare le diseguaglianze esistenti, quanto per evitare almeno che esse continuino a crescere ulteriormente. Sarebbe stato opportuno mettere in cima all'agenda un progetto per affrontare questo tipo di problemi, soprattutto perché siamo di fronte a una fase di crescita dell'economia mondiale, superiore alle attese. Ma pochi se la sono sentita di intervenire con la determinazione necessaria, rendendo ancora più difficile la soluzione del problema, in quanto il futuro che vediamo all'orizzonte non pare venirci in aiuto.
Le nuove tecnologie, che si stanno concentrando in poche mani, accrescono a dismisura un potere di mercato e una forza finanziaria che non ha precedenti nemmeno se si prende in considerazione il periodo in cui si affermarono i grandi potentati del petrolio e delle ferrovie. La capitalizzazione in borsa della sola Apple ha superato la mostruosa cifra di 900 miliardi di dollari e i suoi manager mirano a raggiungere quota 1.000 miliardi in poco tempo. Ma ci sono altri grandi protagonisti della nuova economia con cui occorre fare i conti. Google e Facebook, con la loro capacità di offrire a miliardi di persone una crescente mole di messaggi ed intelligenza artificiale, cui si aggiungono altri come Amazon e Alibaba, grazie alla rete stanno creando una progressiva rivoluzione del commercio e delle abitudini dei consumatori di tutto il mondo. Certo qualcuno può dire che per tanti aspetti siamo in presenza di evoluzioni positive, cambia in meglio la nostra esistenza ma effettivamente, allo stato delle cose, sono le preoccupazioni e le incertezze a prevalere. Primo, perché questi grandi gestori di informazioni tendono a sfuggire ad ogni controllo statuale soprattutto sotto il profilo fiscale. Secondo, perché mentre questi colossi assorbono un numero relativamente limitato di nuovi specialisti, eliminano una quantità enorme di posti di lavoro di livello meno qualificato. Poiché si tratta di un numero imponente delle forze del lavoro, ciò comporta da un lato una diminuzione radicale di occupati e dall'altro un aumento delle disparità del trattamento salariale, aumentando così le diseguaglianze.
E' vero che al summit si è parlato dei temi fiscali e delle politiche del commercio internazionale, sapendo che le scelte in questi campi incideranno profondamente sul nostro futuro. Ma siamo consapevoli, così come lo dovrebbero essere le forze politiche del nostro paese, che l'influenza maggiore l'avrà l'aumento delle diseguaglianze e l'ulteriore peggioramento del mercato del lavoro. Di tutto questo a Davos si è detto poco o nulla. Si potrebbe concludere con una nota pessimistica: continuando a procedere di questo passo, il mondo è destinato a rimanere "fratturato" come prima e la prospettiva di vedere un futuro "condiviso" si allontana sempre di più.
E' un sollievo apprendere che l'andamento temporaneo dell'economia mondiale dà segni di ripresa ma non c'è all'orizzonte una bussola politica in grado di dare una direzione al suo futuro. I temi di questa campagna elettorale dovrebbero essere il lavoro e la qualità del lavoro. Un'Europa più forte che faccia intravedere un futuro condiviso e migliore rispetto a quello incerto che stiamo vivendo nel presente. Su questo punto a Davos fra i leader di Germania, Francia e Italia c'è stata piena sintonia.


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