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Il viaggio del Papa in Sudamerica, a "caminar" tra le sue genti

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Andrea Lijoi

05-02-2018

Nel recente viaggio apostolico in Cile e Perù, papa Francesco ha proseguito l'opera prefissatasi al suo insediamento di andare incontro agli ultimi nelle periferie del mondo, in linea con il suo essere un "soldato di Cristo".
Ovviamente, il viaggio corrisponde agli interessi di politica estera del Vaticano per la salvaguardia, il mantenimento e lo sviluppo della cristianità, soprattutto dove la chiesa cattolica è in difficoltà e il sostegno alla fede comporta maggiore presenza e aiuto.
Oltre al rilancio della politica di evangelizzazione, nel viaggio in America Latina Francesco ha messo in conto di affrontare il problema interno alla chiesa sui "teologi della liberazione", discriminati e perseguitati nell'ambito dello stesso apparato ecclesiale locale. E' una storicizzata questione riguardante il difficile rapporto tra i vescovi e la Congregazione per la dottrina della fede estesa in tutti i Paesi di quell'area, compresa l'Argentina dove ancora il papa non è andato, pur essendo il suo Paese in cui da gesuita ha vissuto ai suoi tempi le stesse discriminazioni. E' una questione difficile da risolvere per il battagliero pontefice, poiché soprattutto nelle sedi universitarie e formative della chiesa il cambiamento-modernizzazione è fermamente ostacolato e la conservazione persistente è in grado di resistere alla volontà di chi si succede alla cattedra di Pietro.
In Cile e in Perù il papa ha affrontato, davanti alle masse di fedeli intervenuti con lo slogan "con Francisco a caminar", i problemi che devastano quei territori e affliggono quei popoli, come la distruzione speculativa dell'Amazzonia che distrugge anche l'ecosistema degli insediamenti umani solo allo scopo di un "consumismo alienante", o come la piaga del "femminicidio" quale tragico fenomeno della violenza e dell'arretratezza ancora prevalenti sul rispetto dell'essere umano. "Vi invito a lottare perché si promuova una legislazione e una cultura di ripudio di ogni forma di violenza", ha detto Francesco alla gente accorsa a sentirlo.
Un momento di esaltante ma difficile incontro è stato quello tra Francesco e l'affollata rappresentanza degli indigeni Mapuche, unico popolo di nativi del Sudamerica sopravvissuto alla colonizzazione europea, i quali non nascondono l'accusa alla chiesa di aver protetto gli spagnoli nel genocidio coloniale del loro popolo e nell'occupazione delle loro terre. Ancora oggi i Mapuche, che sono più di due milioni, proseguono la lotta armata a difesa delle loro terre e il papa ha fatto loro appello di rinunciare alle armi, dopo aver chiesto perdono per la responsabilità della chiesa nel passato coloniale e chiesto che le istituzioni locali salvaguardino i loro diritti e bisogni.
Ma il momento più difficile per Francesco in questo viaggio è stato il confronto con le vittime degli abusi sessuali sui minori da parte del clero e in particolare di quelli commessi per anni dal prete pedofilo cileno padre Karadima, dei cui atti sarebbe stato a conoscenza il vescovo Juan Barros. Il papa purtroppo ha nel caso specifico preso le difese del vescovo Barros, sostenendo che non gli risultavano prove che ne fosse a conoscenza. A seguito delle proteste da parte delle associazioni pro-vittime e dell'intervento dello stesso responsabile della Commissione anti-abusi vaticana cardinale Sean O'Malley, Francesco ha poi ammesso di aver sbagliato ma, notizia ultima, ha voluto comunque mandare a Santiago un suo delegato per la verifica definitiva sul caso.
Come si sa, il fenomeno della pedofilia all'interno della chiesa cattolica è una grossa spina nel fianco del Vaticano e non sembra sia facile affrontare adeguatamente il fenomeno e trovare soluzioni efficaci, se si pensa che il cardinale australiano George Pell ha dovuto lasciare vacante provvisoriamente la poltrona di presidente dello IOR (Istituto per le Opere di Religione) per andare a difendersi nei tribunali del suo Paese proprio dalle accuse di pedofilia.
Non è certo facile il "camino" di Francesco, anche se Lui ce la mette tutta, come convengono tutti gli osservatori e gli ultimi e le periferie, reali o "spirituali", come l'aumento delle povertà e il dilagare dello straniamento delle menti, con l'accelerazione selvaggia dell'uso delle tecnologie "alienanti" in uno con l'abbandono dei tradizionali valori e pratiche religiosi, fra cui si può menzionare il caso ultimo dell'Irlanda, che da presidio e vanto dei cattolici sembra ora procedere verso una veloce laicizzazione, con l'introduzione anche della legge sull'aborto.


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